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Gerardo Sangiorgio e la memoria dei lager: l’omaggio di Segre, Cacciari e Canfora

Nero su Bianco Edizioni In un libro, lettere e riflessioni inedite del biancavillese antifascista deportato in Germania

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di Vittorio Fiorenza

«Mamma, ti dico poco se ti dico che il tuo nome è come un talismano per me. Cosa ti dovrei dire, cosa ti dovrei augurare? È tale la piena di sentimenti che mi traboccano, che lascio volentieri esprimerli da una lacrima, che purifica e consola. Mamma, animo ci vuole: al mio ritorno, cominceremo una vita più bella di prima, più bella ancora perché frutto della prova. Baci cari, Gerardo».

È la viva “voce” di un sopravvissuto siciliano ai lager nazisti, quella che ci offre il libro “Una vita ancora più bella”, curato da Salvatore Borzì per “Nero su Bianco Edizioni” con prefazione firmata dallo storico Francesco Benigno. Lettere e memorie inedite di Gerardo Sangiorgio, l’antifascista cattolico originario di Biancavilla, deportato in Germania per avere detto “no” alla Repubblica di Salò. 

Sono scritti intensi di un giovane soldato che segue il destino degli “internati militari italiani”. Rinchiuso nei campi di sterminio (Neubrandenburg, Bonn, Duisdorf), vive indicibili sofferenze, arrivando a ridursi «l’ombra di se stesso» e scampando ai forni crematori per avere superato di poche centinaia di grammi il limite minimo del peso per essere dichiarati abili al lavoro. Si aggrappa tenacemente alla sua fede cristiana: un’àncora a cui rimane sempre aggrappato.

«La Fede –scrive ai familiari nell’agosto del 1944– mi dà questa fiducia ed è il mio solo conforto il santo timor di Dio, che voi mi avete insegnato e che esso mi insegna a sua volta, adesso più che mai, più che un rispetto per Voi una venerazione. Salute e morale stanno benissimo: il Signore mi aiuta, non per mio merito, ma per i meriti Vostri, forse un po’ più che tanti altri. Coraggio! Ritornerò e potrò dire che questa vita mi ha reso uomo, vero uomo».

Il rapporto epistolare che riesce ad avere con i familiari (soprattutto con la madre) copre il periodo 1941-1945: lettere che vengono pubblicate adesso per la prima volta. Bagliori di umanità nel buio della grande Storia, che travolge l’Italia, l’Europa, il mondo.

Dopo “Internato n. 102883/IIA. La cattedra di dolore di Gerardo Sangiorgio” (Nero su Bianco Edizioni, 2019), Salvatore Borzì ci restituisce, ancora una volta, la voce di un autentico testimone di libertà, sopravvissuto agli orrori del Novecento e scomparso a Biancavilla nel 1993, dopo avere dedicato la sua vita, da insegnante e fine poeta, alla promozione dei valori cristiani e a quelli contenuti nella nostra Costituzione.

Un uomo giusto, capace di “parlarci” ancora oggi, grazie alla sua eredità civile, intellettuale, educativa e letteraria: antidoto ai rigurgiti di intolleranza e allo smarrimento della memoria di un atroce passato.

Segre: «Gerardo, la “meglio gioventù”»

Non è un caso che il libro contenga anche una serie di contributi, in primis quello della senatrice a vita Liliana Segre, che nella vicenda di Sangiorgio rivede pure quella vissuta dal marito.

Scrive la Segre: «Quella storia, la storia degli IMI (Internati Militari Italiani), la conosco bene e mi è particolarmente cara. Mio marito, Alfredo Belli Paci, sottotenente dell’esercito, venne catturato in Grecia dopo l’8 settembre 1943 e fu uno dei 600.000 “NO”. Aveva solo 23 anni, eppure trovò la forza per resistere nei lager nazisti, per 19 mesi e due inverni, alle lusinghe, alle minacce, ai maltrattamenti, alla fame, al freddo. La resistenza disarmata ma indomita di quei nostri ragazzi, come Gerardo Sangiorgio, così sorprendente in una generazione che si era formata negli anni del fascismo, è stata a lungo dimenticata. Eppure anche loro, come i partigiani sul territorio italiano, fanno parte di quella “meglio gioventù” che riscattò l’onore perduto della Patria».

Cacciari: «Lezione da non dimenticare»

«La storia di Gerardo Sangiorgio testimonia di un destino comune a un’intera generazione, di una tragedia in cui i fratelli si sono sbranati poiché erano giunti a ignorare ogni comune radice. Quelli che la ricordavano, come Sangiorgio, sono state le prime vittime. La disintegrazione di ogni prossimità, l’invenzione mitologica di identità assolute e incomunicabili, fu la madre di quella tragedia e sarà la madre delle future, se la lezione, che anche da queste pagine ci viene, verrà di nuovo dimenticata».

Canfora: «L’energia del riscatto»

«La conoscenza di documenti come questi di Gerardo Sangiorgio dimostra che l’Italia seppe trovare in se stessa, nel momento più buio della sua storia recente, l’energia morale che le consentì di riscattarsi».

Altri contributi illustri

Oltre a questi qui pubblicati, altri contributi di illustri nomi della cultura italiana rendono omaggio a Gerardo Sangiorgio: sono di Giulio Ferroni, Giuseppe Galasso, Claudio Magris, Franco Marcoaldi, Enrico Nistri, Massimo Recalcati, Luca Serianni e Salvatore Settis.

Il libro sarà presentato in una serie di incontri con il curatore Salvatore Borzì, lunedì 27 gennaio al Liceo di Scienze umane “Mario Rapisardi” di Biancavilla (dove interverrà pure Placido Sangiorgio, figlio di Gerardo), martedì 28 al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale e, a seguire, al Liceo scientifico “Leonardo” di Giarre, e mercoledì 29 al Liceo classico “Capizzi” di Bronte. 

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Cultura

Anche il Comune di Biancavilla aderisce all’Ecomuseo della Valle del Simeto

Approvata delibera della Giunta Bonanno per sottoscrivere e sostenere l’ambizioso progetto

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Il Comune di Biancavilla ha formalmente aderito al progetto “Ecomuseo del Simeto”, nell’ambito della legge regionale del 2014 che istituisce gli ecomusei della Sicilia. Lo ha fatto attraverso una delibera della Giunta del sindaco Antonio Bonanno, la cui riunione ha visto la presenza di tutti gli assessori.

L’Ecomuseo del Simeto va inteso come strumento di pianificazione comunitaria. Con l’intento di valorizzare – il dinamismo sociale, per reinterpretare gli assetti strategici del territorio, verso l’auto-sostenibilità dei sistemi produttivi locali.

Compito Comune di Biancavilla (come di tutti gli enti pubblici che vi aderiscono) è promuovere le attività. E sostenerle dal punto di vista logistico ed economico.

Tra gli obiettivi del progetto: ripercorrere le tappe della storia sociale e ambientale del territorio; ristabilire legalità, equità sociale, inclusione ed equilibrio ecologico; riposizionare gli elementi materiali e immateriali del paesaggio in relazione con il valore d’uso a essi attribuiti dalla comunità; ricucire il rapporto sussidiario tra città e campagna; recuperare i manufatti e le pratiche di produzione locali per alimentare i circuiti dell’economia civile, circolare e generativa; riorganizzare la fruizione e la cura del territorio, anche mediante forme di ospitalità diffusa, riutilizzando, laddove possibile, immobili in disuso; riassaporare i gusti della campagna, attraverso una riscoperta delle ricette contadine, coinvolgendo nonne, esperti ed istituti alberghieri della Valle del Simeto.

Per dar seguito a queste finalità, sono stati individuati, quattro progetti pilota di comunità. Progetti integrati tra loro, da avviare nella fase di rodaggio dell’Ecomuseo del Simeto.

Esiste un Fiume

Questo progetto è funzionale a far riscoprire agli abitanti (e visitatori) il Simeto e i suoi affluenti, le bellezze naturali, storiche, artistiche e architettoniche. Ma anche le fragilità degli ecosistemi e le criticità determinate dalle attività antropiche, coinvolgendo attivamente naturalisti, agricoltori, artigiani, gli artisti della Valle. Il fiume diventa filo conduttore tra arte, cultura e relazioni socio-ecosistemiche.

Paesaggi Inclusivi

Questo progetto è funzionale a ricostruire le storie di marginalità e affrontare le questioni di esclusione sociale. In che modo? Attraverso pratiche di rivitalizzazione del patrimonio culturale e nuove narrazioni. Bisogna aprire le porte dell’Ecomuseo a tutta la comunità. E portare nel processo di riconoscimento e valorizzazione del patrimonio locale materiale e immateriale, le persone normalmente escluse dalla vita civica e dalle occasioni di partecipazione democratica.

Il Museo va in campagna

Questo progetto è funzionale a porre rimedio alla scarsa affluenza di visitatori nei musei locali e alla scarsa cura dei beni sparsi nel territorio. Il progetto intende: ricostruire le reti di fiume; praticare forme di archeologia partecipata; legare i musei e i siti archeologici del territorio; stimolare gli abitanti a ricostruire la propria storia e riflettere sul passato per ragionare criticamente sul presente e sul futuro, producendo contenuti che possano arricchire la memoria collettiva attraverso pratiche di museologia di comunità.

Il progetto è funzionale, inoltre, a rinsaldare il patto città/campagna attraverso una rilettura non solo del patrimonio custodito nei musei, ma anche di quello espresso dai centri storici in relazione con il più ampio contesto rurale, con i beni disseminati sul territorio ampio e con la dimensione dell’eredità immateriale, proponendo la nascita di corridoi culturali che si prestino anche all’attraversamento mediante modalità di mobilità dolce.

Nuove catene del valore

Questo progetto è funzionale ad attivare e sostenere la microeconomia locale volta a riscoprire la cultura del cibo e dell’artigianato, valorizzando sia le tradizioni sia le innovazioni, con uno sguardo rivolto ai giovani.

Il progetto intende generare nuove catene del valore legate all’attualizzazione delle produzioni e dei mestieri che hanno caratterizzato la Valle del Simeto nella storia e ai talenti che possono consentire oggi nuovi cicli dell’economia locale, partendo da un censimento puntuale e dalla ricucitura delle relazioni di fiducia e cooperazione tra operatori economici e abitanti.

Un percorso lungo vent’anni

L’idea di un ecomuseo nella Valle del Simeto è parte di un lungo processo avviato nei primi anni 2000 dalla società civile organizzata. Negli anni è stata costruita una sinergia con l’Università di Catania (in particolare con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura).

Con essa, pure i Comuni di Adrano, Belpasso, Biancavilla, Centuripe, Motta Sant’Anastasia, Paternò, Ragalna, Regalbuto, Santa Maria di Licodia, Troina e, più recentemente, Catenanuova.

Altre collaborazioni, poi, con diversi enti istituzionali. Tra questi, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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