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Un carro funebre con due cavalli bianchi per l’ultimo saluto ad Alfio

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di Vittorio Fiorenza

Un carro funebre trainato da due cavalli bianchi per l’ultimo “viaggio” di Alfio Scandura, noto “personaggio” biancavillese morto all’età di 73 anni. Il corteo funebre è partito dall’abitazione di via del Melograno per arrivare fino alla chiesa del Rosario, dove padre Pino Salerno ha celebrato i funerali. Una cerimonia semplice in cui è stato tracciato il profilo della personalità, vivace, colorita, stravagante, di Alfio, noto da tutti i biancavillesi. Noi lo avevamo ricordato con questo articolo: Affiu, “personaggio” biancavillese: addio a lui e al suo mondo fantastico.

«Ce lo ricorderemo come un gigante buono e un uomo libero», ha detto padre Pino. «Essere veramente liberi oggi non è facile perché la società ci impone delle maschere –ha specificato il parroco – Alfio è stato se stesso, senza alcuna maschera, con il suo vociare ed il suo modo di fare. Nonostante la sua stravaganza, era un uomo buono che sapeva chinarsi sugli altri. Sapeva gustare la vita nella libertà. Non era possidente, ma era padrone di tutto. Non l’ho mai visto con il viso triste, con il volto infelice, ma sempre sorridente. Ci mancherà questa figura a Biancavilla.

Un saluto “laico”, commosso e sincero, lo ha voluto dare Salvuccio Furnari, più volte amministratore e protagonista della vita pubblica locale. Ma lo ha voluto dare da semplice cittadino. «Alfio –ha detto Furnari– è stato veramente un personaggio, non è stato mai aggressivo con nessuno. Lo ricordiamo nel suo parlare forte, nel suo vociare, ma il cuore era di un grande uomo. Lo ringraziamo per tutti i suoi sorrisi, l’affetto, la simpatia che ha dato alla nostra città e allo stesso tempo gli chiediamo scusa se qualche volta non lo abbiamo compreso. Riposi in pace».

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Storie

Maurizio Costanzo e il suo “sosia” Giuseppe Petralia di Biancavilla

Il ricordo di un incontro al Parioli: «Mi somiglia veramente, forse ci hanno divisi alla nascita»

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Giuseppe Petralia è un giornalista di Biancavilla. La sua somiglianza con Maurizio Costanzo incuriosì lo stesso conduttore televisivo, al punto da volere salutare il collega dal palco del Parioli.

A ricordare quell’episodio è ora Petralia, da decenni collaboratore del quotidiano “La Sicilia” e corrispondente da Biancavilla negli anni ’70 e ‘80.

«La notizia della morte di Maurizio Costanzo – dice Petralia – mi è tanto dispiaciuta e reso triste. Ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente come invitato alla trasmissione “Maurizio Costanzo Show” perché ero stato segnalato come suo sosia».

«Lei è il mio sosia, mi somiglia veramente, forse ci hanno divisi alla nascita», disse Costanzo a Petralia ad inizio di una puntata del suo programma su Canale 5.

«Dopo la trasmissione –ricorda ancora il giornalista biancavillese – ci siamo incontrati dietro al palco, dove Maurizio è stato nei miei confronti molto affabile e gentile. Quando mi ha salutato, mi ha detto “Se vieni a Roma, vienimi a trovare”. Purtroppo non ho potuto avere questa opportunità. Grazie amico e giornalista, riposa in pace».

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