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Omaggio del Vescovo a San Placido «Il sisma? Una prova da superare»

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Celebrazione solenne in onore di San Placido, patrono di Biancavilla, con la presenza dell’arcivescovo di Catania. Per l’ultimo giorno di festività, mons. Salvatore Gristina non ha fatto mancare il proprio omaggio al martire benedettino. Nella sua omelia, il vescovo ha voluto fare riferimento alle difficoltà che ha creato il terremoto di un anno fa, proprio in coincidenza delle manifestazioni patronali, al punto che la processione serale è stata cancellata.

«State facendo questa esperienza che ci mette alla prova –ha detto Gristina, rivolgendosi ai fedeli– il terremoto che affligge la comunità civile ed ecclesiale è una prova. Noi vogliamo ringraziare il Signore perché, nonostante il terremoto, non ci sono state vittime. Lo ringraziamo per i momenti di fraternità che ci permettono di crescere, di accogliere, di includere e di superare le difficoltà. Con la grazia che ci dona San Placido e i suoi compagni martiri ci riusciamo».

Parole simili a quelle pronunciate dal prevosto, padre Pino Salerno, nella messa notturna, nella chiesa del Rosario, nel preciso orario del sisma dello scorso anno.

A conclusione della celebrazione, l’uscita della vara con il fercolo e l’avvio della processione per le vie del centro storico, accompagnata da applausi, scampanii e fuochi d’artificio. È la festa dei biancavillesi.

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Chiesa

I “Misteri”, perché ci emoziona così tanto la più antica delle processioni

Il Covid interrompe una tradizione secolare: era successo soltanto durante le rivolte del 1860

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© Foto di Antonio Bruno

E così neanche quest’anno celebreremo il Venerdì santo come a Biancavilla abbiamo imparato a fare fin da piccoli: per le strade della nostra storia, dietro ai nostri “santi”, nell’aria profumata della sera primaverile, con le note funebri che accompagnano i nostri passi.

La pandemia, ormai ce ne siamo accorti, non ha reso pericolosi solo gli abbracci, ma anche i riti della tradizione, perfino quei momenti liturgici popolari che neanche i secoli sono ancora riusciti a svuotare, quanto piuttosto ad esaltare, nobilitare, solennizzare.

Durante gli ultimi tre secoli, a quanto ne sappiamo, solo una volta la città aveva perso l’appuntamento con “a sira de’ tri misteri” a causa del respiro violento della storia: era il 1860, nel pieno delle rivolte contadine contro la borghesia e la piccola nobiltà per l’occupazione delle terre comunali. In quel caso, la scelta fu dettata dalla necessità di evitare che il corteo religioso diventasse il teatro di un eccidio.

La processione dei “Misteri” è probabilmente la più antica delle manifestazioni religiose esterne biancavillesi, di certo è la più grandiosa, e poi, senza alcun dubbio, la più emozionante. Ecco, chiediamoci, perché ci emoziona così tanto?

Sarà forse per la bellezza struggente dei simulacri? O forse per la partecipazione maestosa di tutte le confraternite cittadine con i loro abiti tradizionali, con le loro rispettive insegne, con i loro affascinanti colori? Oppure perché i primi tepori della giovane primavera ci fanno dimenticare i rigori dell’inverno ormai alle spalle?

O non sarà forse perché accompagnando le statue del Cristo piagato e sconfitto per le vie del centro storico tutti noi accompagniamo idealmente ancora una volta al sepolcro i nostri morti, riflettendo sulla vanità della nostra vita?

Ecco, forse ci emoziona tanto perché, più che in ogni altra processione, la fede, la storia, la tradizione, il mistero della vita, la tenerezza della speranza continuano a tessere un affascinante e drammatico dialogo.

Per tutto questo e per tanto altro la notte del Venerdì santo è carica di suggestioni profonde. Per tutto questo e per tanto altro ci mancherà anche quest’anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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