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Detto tra blog

Ottima la granita del Café Scandura, ma l’immagine di Biancavilla è…

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di ELISA D’INNOCENZO

Assieme ad una mia amica abbiamo passato una settimana in giro tra i paesi dell’Etna. Catania, ovviamente, è stata la prima tappa. Ma l’obiettivo del nostro itinerario, pianificato nella nostra Fabriano (in provincia di Ancona), dove abitiamo, era quello di immergerci, seppure per pochi giorni, nella quotidianità dei paesi che attorniano il Vulcano.

Non è stato possibile toccare tutte le località. Ad ogni “fermata”, gente calorosa e panorami bellissimi. Monumenti di inestimabile bellezza, in ogni chiesa uno scrigno di opere d’arte. Magnifica la cucina. Non dimenticheremo la bontà delle cose che abbiamo mangiato in trattorie, ristoranti e bar.

Se c’è una nota stonata da assegnare sul nostro “diario di viaggio”, questa riguarda Biancavilla. Ci era stata suggerita come una località in cui potere gustare delle buone pizze. Per ragioni di tempo, purtroppo, non ci è stato possibile. In compenso abbiamo gustato una deliziosissima granita al Café Scandura.

La nota stonata riguarda la sporcizia che abbiamo potuto notare in paese: rifiuti in strada e sacchetti di immondizia appesi ai balconi. Un vero peccato. Il caos del traffico non è stato accogliente. Auto sui marciapiedi, venditori improvvisati ovunque. La magnifica piazza centrale con il santuario ci ha lasciate estasiate. Ma la presenza dei tanti anziani seduti davanti ai circoli ricreativi, se inizialmente ci è sembrata una curiosa caratteristica, poco dopo ci ha dato l’impressione di scaraventare due “sconosciute straniere” dentro al più classico dei cliché siciliani.

Il centro storico è bello, andrebbe valorizzato e andrebbe eliminato il disordine che sembra regnare a scapito della conformazione urbana e delle bellezze architettoniche. Un’immagine della città che, rispetto anche ad altri centri della zona, non si presenta bene e a tratti è pessima. Ma potrebbe facilmente essere migliorata perché in Sicilia avete il Cielo e la storia millenaria dalla vostra parte: un grande vantaggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Detto tra blog

Un maschilismo arcaico duro a morire: basta sfogliare l’albo degli scrutatori

Accade ancora nel 2022: i nominativi delle donne sposate, accostati al cognome dei mariti

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In attesa della consultazione referendaria del 12 giugno, scorrendo l’albo degli scrutatori del Comune di Biancavilla, mi sono accorta che le donne sono identificate mediante nome, cognome e… il cognome del marito. Anzi, peggio, sono esattamente identificate nella forma: Anna Rossi IN Verdi.

Ebbene sì, nell’epoca in cui in Italia finalmente è intervenuta la Corte costituzionale sul doppio cognome, a Biancavilla (certamente come altrove) si sente ancora la necessità di identificare l’appartenenza della donna a un uomo. Ciò, in barba a quanto già da oltre 60 anni ha statuito la Corte di Cassazione. La norma del Codice Civile prevede che il cognome del marito vada aggiunto a quello della moglie quale un diritto della donna, non per obbligo.

Pertanto, non essendo previsto alcun automatismo e volendo, per logica, escludere che tutte le donne di Biancavilla abbiano chiesto l’aggiunta del cognome del marito al proprio, devo concludere che siamo tristemente alle solite.

Infatti, a prescindere dal dato normativo e/o dall’eventuale impostazione tecnica del software utilizzato dal Comune di Biancavilla (e da altri Comuni, come presumo che sia), trovo tutto ciò arcaico, gretto, maschilista e sessista. E non posso che leggerlo come un rimando ad una subcultura sociale degli anni che furono, che fatica a cambiare.

Ipocrisie e subcultura patriarcale

L’importante, però, è che il 25 novembre e l’8 marzo si parli a sproposito di parità di genere, di uguaglianza di diritti. E si urli a gran voce “No alla violenza sulle donne”. Ed ancora più importante è che se ne parli durante le campagne elettorali. L’argomento “donne” è noiosamente utilizzato per acchiappare voti da parte di uomini e di donne che, di fatto, parliamoci chiaro, non sanno neanche quello che dicono.

La nostra ipocrita società non si rende conto che la mentalità e la subcultura maschilista e patriarcale imperanti nel nostro Paese abbiano origine in primis negli stereotipi di genere e familiari che noi stessi alimentiamo. Ne è un esempio l’identificazione della donna con l’aggiunta del cognome del marito. Oppure con l’utilizzo dell’odiosissima espressione “capo famiglia”. O ancora, con l’utilizzo in numerosi moduli di Istituzioni pubbliche (anche scuole!) dell’arcaica definizione di “patria potestà” in luogo della definizione corretta “responsabilità genitoriale”.

C’è da piangere. E c’è ancor più da piangere a pensare che, puntualmente, si debbano sollevare questi argomenti tramite Biancavilla Oggi, unica testata che abbia questa sensibilità. Possibile che nessuno dei politici (donne e uomini) di Biancavilla ed esponenti della cosiddetta società civile se ne siano accorti? Possibile che l’utilizzo di Anna Rossi IN Verdi non abbia disturbato nessuno? È mai possibile? A Biancavilla, sì. Possibilissimo.

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