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Giochi e sport per disabili: assenze che non favoriscono l’integrazione

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Blog Carmelo Mazzaglia

Uno dei fattori integrativi di rilevante importanza è rappresentato dal gioco e dallo sport con e per le persone aventi disabilità. Giochi e sport mancanti a Biancavilla. Eppure, se qualcosa fosse realizzata, oltre ad integrare le persone con disabilità, si integra anche ulteriormente il pensiero di normalità assoluta.

Sono molto importanti gioco e sport: non sono da ignorare né vanno considerati progetti irrealizzabili. Giochi fattibili nelle scuole, oratori e, volendo, anche nella giornata della disabilità, ogni 3 dicembre. Giochi che riducono l’handicap e che sono alla portata di tutti e modificabili in base alle esigenze.

Oltre ai giochi sarebbe molto bello realizzare attività sportive come il baskin (o altro) per persone con disabilità in mix con i normodotati, fortificando gli uni e gli altri. Sport in cui le due persone, il disabile e il non disabile, usano le stesse risorse, cioè le proprie abilità, facendo leva sulla determinazione personale e condividendo anche lo stesso obiettivo: raggiungere il confine dei propri limiti attraverso il superamento di ostacoli.

Il maggior vantaggio dello sport rispetto ad altre attività rivolte alle persone con disabilità è quello di favorire l’integrazione sociale. Nell’attività sportiva viene stimolata la crescita attraverso il gruppo, nonché la valenza formativa e le occasioni di apprendimento che si verificano al suo interno. Appartenere ad una squadra, confrontarsi con gli altri e condividere le emozioni suscitate dall’attività, sono tutte esperienze fondamentali per la crescita personale nella sua dimensione relazionale.

Approfitto di questo spazio datomi da Vittorio Fiorenza per dire che sono a disposizione di quanti vorrebbe realizzare qualcosa in tal senso.

@ RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

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