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Nozze disdette? «Meglio ripensarci il giorno prima che farlo il giorno dopo»

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Il giorno dopo la pubblicazione della notizia dei matrimoni annullati all’ultimo momento, in piazza e nei circoli non si parla d’altro. L’amarezza del parroco e del vicario foraneo.

di Vittorio Fiorenza

«Certo che ce ne vuole coraggio a presentarsi la mattina del matrimonio dal sacerdote e comunicargli che non ci si sposerà più». Davanti ai circoli ricreativi della piazza baroccheggiante di Biancavilla, ai piedi della basilica “Maria Santissima dell’Elemosina”, gli anziani affollano il marciapiedi, in cerca di un rettangolo d’ombra, e animano il consueto parlottare.

Ma in questa domenica, il  giornale, conteso da una mano all’altra, offre uno spunto di prima pagina che rende il dibattito mattutino partecipato.

In quella basilica dai lineamenti disegnati da Carlo Sada, due cerimonie nuziali sono state disdette a pochi giorni dalla data riporta nei biglietti di invito e una è stata annullata il giorno stesso. Tre amori in frantumi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e la decisione in extremis di fare “saltare” le nozze con invitati avvertiti uno ad uno, in fretta e furia.

Non tutti, tuttavia, sono stati raggiunti dalla “comunicazione di servizio”. Così, alcuni, con abiti eleganti, in una chiesa senza addobbi floreali né traccia di fotografi o coristi si sono presentati all’ora stabilita. E’ toccato al parroco avvertirli che non ci sarebbero stati né il fatidico “sì” né lo scambio delle fedi.

Padre Pino Salerno, parroco della chiesa madre di Biancavilla

Padre Pino Salerno (foto Giovanni Stissi)

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Padre Giovanbattista Zappalà (foto Giovanni Stissi)

«Meglio un matrimonio disdetto un giorno prima che una separazione il giorno dopo le nozze, almeno così non hanno fatto danni», sentenzia un socio del circolo “Unione Operai”, dall’altra parte della piazza rispetto alla basilica.

«Ma i danni ci sono: pensa agli abiti degli sposi e dei familiari, i mobili, la casa, la sala ricevimenti», puntualizza un vicino di sedia.

Discorsi di una domenica mattina che entrano fin dentro la vicina sagrestia della basilica.

Padre Pino Salerno, prevosto di Biancavilla e parroco della chiesa in questione, non è propenso a parlare delle tre vicende. Anzi, è amareggiato per l’eco che hanno creato. «Io sono un pastore –spiega– ho il compito di vigilare sulla verità e sulla liceità del sacramento. La coppia non deve avere costrizioni, è libera di ripensarci. Bisogna essere pienamente consapevoli, ecco perché facciamo colloqui, corsi di preparazione, incontri. Queste nozze non si sono svolte, vuol dire che c’erano delle cose che non andavano. Che ben vengano prima i dubbi e non quando il matrimonio si è celebrato e diventa indissolubile». Già, come diceva pure l’anziano di prima.

All’orecchio di padre Giovanbattista Zappalà, vicario foraneo del vicariato Biancavilla – Santa Maria di Licodia, non erano arrivate le voci di queste tre nozze sfumate all’ultimo momento. «Nella mia esperienza non mi sono capitati episodi simili –sottolinea– succede che diversi mesi prima si decida di disdire e rinviare la data delle nozze, ma annullarle all’ultimo momento no. Che dire? Dispiace parecchio. Il matrimonio è un sacramento serio, bisogna avvicinarsi con un percorso consapevole. E’ chiaro che la chiesa deve fare la sua parte, ma i genitori devono inculcare ai figli l’importanza di questo sacramento perché un matrimonio felice genera famiglie sane».

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A 29 anni dall’orrore mafioso di via D’Amelio, Biancavilla non dimentica

Il ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta, il sindaco Bonanno cita le parole del magistrato

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Ventinove anni fa la strage mafiosa di via D’Amelio. Biancavilla non dimentica le vittime di quell’orrore. Una cerimonia semplice di commemorazione si è tenuta in piazza Falcone-Borsellino, davanti ai monumenti dedicati ai due magistrati antimafia.

Presenti il sindaco Antonio Bonanno con gli assessori, il presidente del Consiglio Comunale, Martina Salvà. E ancora, rappresentanti dei carabinieri e della polizia municipale, oltre a volontari delle associazioni cittadine.

«Ho ricordato –ha detto il sindaco– le parole di speranza di Borsellino, secondo il quale la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni. Sono le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale».

«Nonostante il sacrificio di vite umane, la speranza –ha sottolineato Bonanno– non è mai venuta meno. Il ricordo commosso di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – serve a mantenere alto il nostro impegno».

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