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L’opposizione: «Biblioteca chiusa da oltre un mese», il sindaco chiarisce

La denuncia arriva dai gruppi consiliari di minoranza, immediata la replica del primo cittadino

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© Foto Biancavilla Oggi

I consiglieri dei gruppi consiliari di opposizione di Biancavilla hanno presentato un’interrogazione al sindaco Antonio Bonanno. Gli esponenti politici denunciano la chiusura al pubblico della biblioteca comunale “Gerardo Sangiorgio”. Una situazione –viene sostenuto– che perdura da oltre 30 giorni.

I consiglieri pongono al sindaco una serie di quesiti: «Come mai la biblioteca comunale si trova chiusa al pubblico da oltre 30 giorni? E quando tornerà accessibile al pubblico?».

Non solo: «Come mai non si è pensato di riorganizzare il personale per rendere fruibili i locali?».

E ancora: «Come mai il personale coinvolto nei Progetti utili alla collettività, che inizialmente prestava servizio alla biblioteca, sono stati spostati al palazzo comunale lasciando non fruibili i locali dove non è più possibile consultare il patrimonio librario del Comune?».

Biancavilla Oggi ha sollecitato il sindaco Bonanno a chiarire la questione. Così, ha risposto il primo cittadino: «La biblioteca è rimasta chiusa perché il dipendente è stato in malattia. Si pensava che dovesse rientrare in tempi brevi, purtroppo la malattia si è protratta. Abbiamo, comunque, già individuato una nuova risorsa del personale da dislocare nei locali della biblioteca. Di fatto, oggi, la struttura era aperta in quanto vi è stata una visita di alunni. Un funzionario è stato lì proprio per accogliere i ragazzi».

«Per quanto riguarda il personale dei “Progetti utili alla collettività”, i consiglieri -specifica ancora Bonanno- sono mal informati. I Puc non sono stati mai utilizzati nella biblioteca in quanto, tra le persone coinvolte, non c’era nessuno adeguatamente formato per prestare questa tipologia di servizio. E in ogni caso, i percettori di reddito di cittadinanza non possono sostituire i dipendenti comunali».

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Politica

Biancavilla va a destra, 5 Stelle primi, imbarazzante il Pd, boom di “SCateno”

Elezioni storiche con l’exploit di Fratelli d’Italia, per il centrosinistra è il peggior risultato dal 1948

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Giorgia Meloni nel 2013 a Biancavilla a sostegno di Antonio Bonanno

Il quadro uscito dalle urne a Biancavilla, per le Politiche 2022, ha tutti i connotati della svolta storica. Numeri inimmaginabili fino a qualche anno fa per una destra (la forza che affonda le radici in An e nell’Msi) che, nel nostro paese, è stata sempre relegata ai margini. E che ora risulta essere all’apice del consenso.

Sì, il risultato di Fratelli d’Italia è quello che più abbaglia. A Biancavilla, il partito di Giorgia Meloni si attesta intorno al 24% sia alla Camera dei deputati (2343 voti) che al Senato (2251 voti). Una percentuale di consensi (mai registrata a Biancavilla da una forza di destra nella storia repubblicana) che fa balzare l’intera coalizione ad oltre 4000 preferenze. Coalizione che vede Forza Italia attorno al 9% (oltre 800 voti) e la Lega (oltre 700) appena sotto di un punto percentuale.

Dati imbarazzanti, invece, nella coalizione di Centrosinistra con un Partito democratico che si attesta al di sotto del 9%, cioè poco più di 800 consensi (mai registrati a Biancavilla da una forza di sinistra nella storia repubblicana). Il resto dello schieramento (+Europa, Verdi, Impegno Civico) raccoglie numeri da prefisso telefonico. Nel complesso, la coalizione guidata da Enrico Letta si ferma intorno all’11,50%, ovvero 1100 preferenze. Un tonfo politico umiliante che si ripete (le Amministrative 2018 sono ancora una ferita sanguinante) e, anzi, raggiunge livelli drammatici.

E poco sarebbe cambiato, sommando pure i voti di Azione-Italia Viva. A Biancavilla l’accoppiata Calenda-Renzi ha convinto il 5-6% dei votanti (592 alla Camera e 441 al Senato).

Ma dov’è finito, dunque, il popolo della sinistra a Biancavilla? A guardare i numeri, l’emorragia di votanti ha favorito il Movimento 5 Stelle, che con il 26,08% si colloca –per queste Politiche 2022– come la prima forza nel nostro paese. A segnare una X sul suo simbolo sono stati 2628 biancavillesi per Montecitorio e 2486 per Palazzo Madama. Numeri che –va notato da una prima analisi– ricalcano quelli dei percettori del reddito di cittadinanza a Biancavilla. Un consenso “politico” motivato, dunque, da chi vede la misura sociale (invenzione e vanto del movimento guidato da Giuseppe Conte) come l’unica àncora di salvataggio per il proprio sostentamento.

C’è poi la fetta del voto di protesta e di pancia, quello degli arrabbiati e degli urlatori trascinatori di piazza. Quello che un tempo era appannaggio dei “grillini” con il “Vaffa” come intercalare. Adesso la platea che si infiamma è quella di (S)Cateno De Luca, il principe del populismo in salsa siciliana. A Biancavilla, la lista “Sud chiama Nord” ha ottenuto il 9,59% (918 voti) alla Camera ed il 14% (cioè 1334 preferenze) al Senato. Numeri che fanno ombra ai più strutturati Pd, Forza Italia e Lega.

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