Cronaca
Le tossiscono in faccia e la sputano: denunciati due “bulli” e due poliziotti
È accaduto a Catania ad una donna di Biancavilla, che si rivolge ora alla Procura e alla Questura
Un gesto assurdo e irresponsabile. Un gesto che configura un vero e proprio reato. Due ragazzi, con fare e atteggiamento da bulli, si sono avvicinati ad una biancavillese, l’hanno “puntata” e uno di loro le ha tossito in faccia. È accaduto a Catania, nel viale Africa, mentre la donna era appena uscita da un negozio. Segnalati subito ad una pattuglia di poliziotti perché potessero essere identificati, gli agenti avrebbero promesso di intervenire ma in realtà sono andati via, senza fare nulla.
Come apprende Biancavilla Oggi, la malcapitata, domiciliata a Catania, quindi si è decisa a presentare una denunciata-querela sia contro i giovani sia contro i poliziotti.
Così, la biancavillese racconta i fatti: «Non appena i due ragazzi sono arrivati vicino a me, quello più basso si avvicinava di proposito e, ghignando, mi tossiva sul volto, sputando. Il gesto è stato fatto di proposito. Io indossavo la mascherina. I due ragazzi, no. Io non ho reagito ma, non appena i due mi hanno superata, mi sono incamminata dietro di loro con la speranza di incontrare una pattuglia delle Forze dell’Ordine».
In effetti, due poliziotti erano sostati in piazza Europa con una jeep Renegade di servizio. A loro sono stati raccontati i fatti appena accaduti. Uno degli agenti «mi ha interrotta e, frettolosamente, mi ha detto che lui e il collega si sarebbero recati dai due ragazzi», specifica la donna. Cosa che però non sarebbe successa.
«A quel punto, mi sono resa conto che il poliziotto mi aveva presa letteralmente in giro ma, soprattutto, costatavo che, unitamente al suo collega, aveva omesso di identificare i due soggetti che avevano violato, e verosimilmente avrebbero continuato a farlo, la normativa in vigore a tutela della salute pubblica, mettendo a rischio l’incolumità delle persone che andavano incontrando».
Da qui, la denuncia, indirizzata alla Procura della Repubblica di Catania e al questore Mario Della Cioppa, contro i due giovani per violenza privata e violazione delle disposizioni anti-Covid, ma anche contro i due poliziotti per eventuali reati che dovessero essere accertati.
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Cronaca
Controlli della polizia su 264 persone e 121 veicoli, dal centro urbano alle Vigne
Servizio ad ampio raggio degli agenti nei territori di Biancavilla, Adrano, Santa Maria di Licodia e Bronte
I poliziotti del Commissariato di Adrano hanno eseguito, nel fine settimana di Ferragosto, controlli ad ampio raggio a Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia. Sorpresi tre conducenti alla guida di veicoli sottoposti a fermo amministrativo con conseguenti sanzioni per 5.952 euro. Complessivamente, identificate 264 persone e controllati 121 veicoli, tra auto e moto.
In particolare, gli agenti sono stati impegnati sulle strade di collegamento e nei principali punti di snodo del traffico veicolare. Posti di controllo, fissi e dinamici, predisposti inoltre nelle zone di villeggiature delle “Vigne”, nei territori di Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia.
In questi casi, i cittadini che trascorrono il periodo estivo nelle zone rurali dell’Etna hanno espresso la loro gratitudine ai poliziotti. Non sono mancate occasioni di dialogo con i poliziotti che hanno fornito consigli e suggerimenti per tenersi alla larga da truffatori e malintenzionati.
Una parte significativa degli accertamenti espletati in strada dai poliziotti del Commissariato di Adrano sono stati dedicati al monitoraggio delle condotte tenute da automobilisti e motociclisti. Sono state rilevate alcune infrazioni al Codice della Strada legate all’assenza di copertura assicurativa, alla mancanza della revisione periodica del mezzo e alla guida senza patente e ciò ha determinato rispettivamente il sequestro del mezzo, la sospensione dalla circolazione e il ritiro della patente.
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Cronaca
«Scommesse illegali all’internet point», gestore condannato dalla Cassazione
Chiuso un procedimento lungo sette anni: confermati i pronunciamenti di primo e secondo grado
È diventata definitiva la condanna per il titolare di un internet point di Biancavilla coinvolto in un’attività di raccolta abusiva di scommesse attraverso un operatore estero privo di concessione in Italia. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
La vicenda giudiziaria – come ricostruisce Agipro, l’agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse – era iniziata davanti al Tribunale di Catania, che a fine 2019 aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato. La Corte d’Appello, sei anni dopo, aveva confermato la condanna, concedendo i doppi benefici di legge e subordinando la sospensione condizionale della pena allo svolgimento di un’attività non retribuita a favore della collettività.
A portare i giudici a escludere che si trattasse di un normale servizio di accesso a internet sono stati diversi elementi emersi durante gli accertamenti. All’interno del locale erano presenti una postazione utilizzata per l’attività e un computer collegato a un sito di scommesse. In appena una settimana erano state registrate 2.131 schedine per una somma complessiva di 5.227 euro.
Gli investigatori avevano inoltre individuato un conto di gioco ritenuto riconducibile al gestore dell’esercizio, oltre a numerose ricevute trovate nel cestino del front office e a una cassetta contenente denaro contante. Per i giudici, il complesso di questi elementi ha consentito di ricostruire un’attività che andava oltre la semplice disponibilità di computer e connessione internet ai clienti.
Respinta la ricostruzione della difesa
La difesa aveva sostenuto invece che l’internet point offrisse esclusivamente apparecchiature per la navigazione online e che non vi fosse una vera attività di raccolta delle giocate. La Cassazione non ha accolto questa ricostruzione, ritenendo che l’attività svolta configurasse una forma di intermediazione e raccolta di scommesse.
Il procedimento riguardava quindi un’attività esercitata senza i titoli richiesti dalla normativa italiana, tra cui la concessione necessaria per la raccolta delle scommesse e la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
La difesa aveva sottoposto alla Suprema Corte dieci motivi di ricorso, contestando diversi aspetti della decisione d’appello. Le censure riguardavano, tra l’altro, la ricostruzione dei fatti, la configurabilità del reato e il trattamento sanzionatorio. La Cassazione le ha dichiarate tutte inammissibili, chiudendo così definitivamente il procedimento.
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