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Addio a “Zio Saro” Musumarra, tra i protagonisti del Carnevale a Biancavilla

Prematura scomparsa a 48 anni: Rosario era stato anche due volte campione nazionale in gare “audio car”

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È stato uno dei protagonisti più attivi del Carnevale di Biancavilla, partecipando alle varie edizioni con un proprio team, distinguendosi per la realizzazione dei carri allegorici. Una persona ben voluta da tutti. I colleghi di avventura lo ricordano «sempre con quel sorriso e lo spirito di allegria e collaborazione che aveva per gli altri».

Rosario Musumarra, conosciuto con affetto come “Zio Saro”, se ne è andato in maniera prematura. Aveva 48 anni, era sposato e padre di tre figli. Attorno a loro, parenti, amici e quanto lo hanno stimato parteciperanno ai funerali, fissati oggi, venerdì 21 agosto, alle ore 16.30, in chiesa madre.

Tutti i gruppi del Carnevale si stringono al dolore della famiglia: «Il tuo entusiasmo e lo spirito vitale che hai spigionato -hanno scritto su Facebook- continuerà a sostenerci, nel tuo ricordo, rallegrando le nostre giornate. Non c’è niente di più doloroso che pensare ai tuoi occhi e al tuo sorriso ora che sei andato via per sempre».

Ma Rosario Musumarra, oltre al Carnevale, aveva pur un’altra passione, quella per gli impianti hifi delle auto. Una passione che lo aveva spinto a partecipare a competizioni nazionali, riuscendo a conquistare posizioni di rilievo. Per due volte, nel 2002 e nel 2004, con il team “Max audio”, aveva raggiunto il titolo di campione italiano “Db drag” (gara che premia l’abilità per produrre il suono e la maggiore pressione sonora all’interno dell’auto).

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Storie

Quando il nome non fa… devozione: Maria Elemosina verso l’estinzione

Non si registra dal ’94, a Biancavilla, una nascita col nome della Madonna raffigurata nella sacra icona

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Curiosità “anagrafica”: quante donne di Biancavilla portano sulla propria carta di identità il nome Maria Elemosina? In quante rispondono al nome della Madonna? Quella Madonna rappresentata nella sacra icona che, secondo tradizione, sarebbe stata portata dal gruppo di profughi albanesi fondatori del paese alla fine del 1400.

Una curiosità che Biancavilla Oggi ha posto agli uffici comunali, interrogando i file dell’Anagrafe. La risposta: allo stato attuale, a Biancavilla ci sono appena 87 donne con il nome “Maria Elemosina”. Un numero ridottissimo, a dispetto della devozione che manifesta la comunità cattolica locale verso quell’immagine sacra di Madre dal volto tenero ed affettuoso, con in braccio il Bambino. Ma soprattutto, è un numero che, inevitabilmente, è orientato a diminuire velocemente nel giro dei prossimi anni.

Nessuno usa più Maria Elemosina come nome da mettere alle nuove nate. L’ultimo volta che due genitori abbiano deciso e scelto il nome della Madonna venerata a Biancavilla risale al 1994. Poi, nel corso degli ultimi 26 anni, il vuoto: è quanto “certificano” i registri di nascita del Comune di Biancavilla. Un nome femminile, quindi, quello di Maria Elemosina, caduto ormai in disuso perché, forse, considerato “non più alla moda”. Ad ogni modo, sembra essere destinato all’estinzione.   

Un po’ come è già successo con Zenone: gli elenchi dell’Anagrafe di Biancavilla riportano soltanto un cittadino con il nome del “proto patrono”.

Discorso diverso per Placido, il nome del martire benedettino, patrono da tre secoli di Biancavilla. È un nome che nel centro etneo resta orgogliosamente “vivo” e viene ancora tramandato dai nonni ai nipoti. I biancavillesi con il nome del patrono della città sono 521. Ma se sommiamo anche le varianti di Placidino e di Dino si arriva complessivamente a 697 biancavillesi (senza considerare la presenza di tre donne che rispondono al nome di Dina).

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Chiesa

Fu “pioniere anti-droga” nella Biancavilla degli anni bui: addio a “Ciccio” Furnari

Chiamato da mons. Giosuè Calaciura, a lui si deve il lungimirante impegno per la comunità “Sentiero speranza”

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di VITTORIO FIORENZA

L’ultimo contatto che abbiamo avuto con lui è dello scorso aprile: bisognava concordare una intervista a Biancavilla Oggi sui trent’anni di attività della comunità “Sentiero speranza”, una delle articolazioni dell’Opera Cenacolo Cristo Re. L’avremmo fatta appena possibile per rievocare gli anni torbidi della Biancavilla degli anni ’80 e l’intelligente lungimiranza di un progetto terapeutico con la realizzazione di un’oasi che ha accolto e accoglie chi cade nel vortice delle tossicodipendenze. Resta il rammarico di un colloquio mancato.

Padre Francesco Furnari – che di quella struttura ne è stato il responsabile, quando era ancora un laico, chiamato da mons. Giosuè Calaciura – è morto all’età di 72 anni ad Alcamo, dove era alla guida della parrocchia “Anime Sante” con annesso oratorio salesiano. I funerali saranno celebrati dal vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli, mentre giovedì la salma sarà a Biancavilla per l’ultimo saluto, in chiesa madre alle ore 16, da parte della sua città.

Biancavillese di grande cultura filosofica, teologica e psicologica, che fu a capo del Centro Studi “Jacques Maritain” (aggregazione delle migliori intelligenze di formazione cattolica), Furnari è stato missionario nel Salvador, poi a Catania, cinque anni all’Albergheria di Palermo, quindi ad Alcamo, seguendo la sua vocazione salesiana. Darsi e aiutare gli ultimi, con un altruismo concreto, tutt’altro che astratto o retorico: sono i segni distintivi del suo percorso di vita e della sua attività sacerdotale.

La comunità “Sentiero speranza”

A Biancavilla, la sua esperienza nella comunità “Sentiero speranza” è da considerare pionieristica. Erano gli anni del “Triangolo della morte”, della mafia col fucile a canne mozze e del crimine violento, dei morti ammazzati e della droga a fiumi. I “tossici” emarginati, quando ancora si sperimentavano al buio protocolli e vaghi programmi di recupero, lui li andava a cercare per convincerli ad entrare in comunità. Tanti giovani che si erano persi, oggi sono padri di famiglia che gli devono la salvezza.

Appresa della sua scomparsa, così lo ricordano “gli operatori passati e presenti” della comunità: «Negli anni in cui in questa terra si cercavano risposte alle pistolettate ed ai primi morti per droghe, non ti sei fermato, non ti sei fatto irrigidire dalla paura e dal disprezzo. Hai costruito un’opera di prossimità, di vicinanza, di accompagnamento alla vita. Avevi già intuito che il cambiamento non è solo una questione di comportamenti, perché intanto bisogna mettere al centro l’uomo, la persona, i suoi bisogni, le sue abilità, le sue capacità, la sua innata volontà a fare del bene ed a vivere nel bene».

La lungimiranza di Ciccio Furnari

Già, mettere al centro la persona. Una ventina di anni fa, Furnari aveva partecipato al progetto “Migrantes” con l’Arcidiocesi di Catania e l’Università: uno studio scientifico accurato sugli aspetti psicologici, sociali e umani del fenomeno migratorio a Catania, quando era ancora lontanissimo dal dibattito pubblico. Lungimirante: era così “Ciccio”, come veniva affettuosamente chiamato dagli amici. Al centro del suo interesse c’era sempre la persona per quello che era: un bambino, un ragazzo o un anziano, nella “sua” Biancavilla, in America Latina o nella trincea palermitana.

L’Arcidiocesi di Palermo, lo aveva salutato così quando era stato trasferito ad Alcamo: «Don Ciccio, a Ballarò, nel cuore del centro storico, ha condiviso le potenzialità, lottando contro l’illegalità e le ingiustizie e sostenendo tutte le forze sane che negli ultimi anni hanno risvegliato il mercato, da “Sos Ballarò” alle attività di animazione tra le bancarelle, dal teatro per i bambini agli artigiani in strada, con lo spirito gioioso che avvolge i salesiani».

È quella gioia che aveva trovato nell’esercizio sacerdotale (dopo gli anni dedicati alla professione e ai convegni internazionali), mantenendo lo sguardo su orizzonti lontani, pur occupandosi delle “periferie” sociali e dell’anima: «Ho cercato, nel mio limite, di immaginare la parrocchia come una finestra aperta sul mondo, il centro da cui partire per la missione».

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