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Cronaca

Insulti e maltrattamenti ad anziana, arrestata una donna di Biancavilla

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Lo scorso 14 agosto la locale Squadra Mobile ha dato esecuzione all’Ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Tribunale di Catania, nei confronti di una donna 67enne di Biancavilla, Vincenza Greco, gestrice di una casa di riposo per anziani di Catania, in quanto ritenuta responsabile del reato di maltrattamenti aggravati in pregiudizio di una persona anziana ed indifesa ospite della struttura.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Catania, sono state avviate dal giugno scorso a seguito di precisa segnalazione in cui sono state rappresentati episodi di violenza ai danni degli anziani presenti all’interno della casa di riposo.

Al fine di documentare quanto esposto ed accertare la veridicità della segnalazione sono stati installati alcuni dispositivi tecnici di captazione audio e video all’interno della casa di riposo, in particolar modo all’interno dell’area destinata alla convivenza degli anziani.

Nel corso dell’attività –secondo quanto si legge in un comunicato della polizia– «sono emersi gravi elementi di reato nei confronti dell’indagata, la quale, attraverso una condotta reiterata ed abituale nel tempo, in diverse occasioni ha maltrattato un’anziana donna, ospite della citata casa di riposo, con frequenti insulti, minacce e percosse».

In alcuni casi la Greco si rivolge all’anziana vittima invitandola a «non rompere i coglioni», apostrofandola come «maledetta porca». In particolare in un’occasione è emerso che l’anziana vittima, dopo essere scivolata a terra in modo accidentale, per semplice ritorsione, è stata abbandonata sul pavimento per circa 30 minuti nell’indifferenza dell’indagata e successivamente legata alla sedia per costringerla a mangiare.

Nel corso dell’esecuzione del provvedimento cautelare, i restanti ospiti della casa di riposo sono stati affidati ai rispettivi familiari. Proseguono le attività di indagine.

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Cronaca

“Ambulanza della morte”, in Appello pena concordata a 13 anni per Scalisi

La sentenza riformula così la condanna a 30 anni, che era stata inflitta in primo grado con rito abbreviato

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Pena ridotta in secondo grado per Agatino Scalisi, uno dei “barellieri” imputati nell’ambito dell’inchiesta “Ambulanza delle morte” a Biancavilla.

La Corte d’Assise d’Appello di Catania (presidente Stefania Scarlata) lo ha condannato a 13 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. È stata così riformata la sentenza di primo grado, che con rito abbreviato, aveva condannato l’imputato a 30 anni di carcere.

In Appello, con un concordato, esclusa l’aggravante del “mezzo insidioso” e riconosciute le attenuante generiche prevalenti sulle aggravanti.

Scalisi, assistito dall’avv. Antonino Tomaselli, era stato indagato dal pm Andrea Bonomo della Procura di Catania – dopo il clamore del servizio de Le Iene con le rivelazioni di Luca Arena – assieme a Davide Garofalo, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con rito ordinario. Per quest’ultimo procedimento, seguito dall’avv. Turi Liotta, si attende il pronunciamento della Cassazione.

Entrambi gli imputati avrebbero agito – secondo l’accusa – con un’iniezione di aria in vena, uccidendo pazienti terminali appena dimessi dagli ospedali di Biancavilla e Paternò, nel breve tragitto verso casa. Un’azione volta ad accaparrarsi 200-300 euro come “provvigione” sui funerali con il placet di esponenti mafiosi.

Scalisi è stato accusato della morte di una paziente, Maria Giardina. A Garofalo vengono attribuiti i decessi di tre persone: Salvatore Gagliano, Agatina Triscari e Salvatore Cadile. Le vittime sono tutte di Biancavilla.

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