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Incidente in scooter: gravi in due Carabinieri avviano le indagini

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Il dato certo è che ci sono due giovani, uno classe 2001 e l’altro classe 2003, che si trovano ricoverati in prognosi riservata con “ferite importanti”, come le definiscono i medici. I ragazzi sono stati trasportati all’ospedale “Cannizzaro” e al “Garibaldi”.

Sono rimasti vittime di un incidente stradale, in scooter, lungo il viale Cristoforo Colombo, a Biancavilla, nel tratto vicino al cimitero.

Sul posto sono intervenute due ambulanze del 118, che hanno trasportato i feriti prima al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” e poi hanno provveduto al trasferimento nelle strutture sanitarie di Catania.

Sul luogo pure i carabinieri della stazione di Santa Maria di Licodia (che avevano il turno di servizio). Spetta ai militari chiarire l’esatta dinamica.

L’ipotesi più probabile è quella dell’incidente autonomo, dovuto ad una perdita di controllo dello scooter in cui i due viaggiavano.

Del mezzo a due ruote, all’arrivo dei carabinieri, non c’era traccia: qualcuno lo aveva rimosso dalla strada. I militari non escludono del tutto l’ipotesi che ad essere coinvolto ci sia stato un secondo mezzo.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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