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All’Accademia Universitaria si presenta il saggio di Alfio Grasso

“Antichi versi contadini. L’agricoltura nella poesia dialettale di Placido Cavallaro (1784-1866)”. Il saggio di Alfio Grasso, stampato per “Nero su Bianco Edizioni”, sarà presentato martedì 5 febbraio, alle ore 16, a Villa delle Favare, per le socie e i soci dell’Accademia Universitaria Biancavillese.

Oltre all’autore e a Vittorio Fiorenza, giornalista e coordinatore di “Nero su Bianco”, interverranno la prof. Fatima Brex, che ha scritto la prefazione del volume, il prof. Alfio Lanaia, esperto di linguistica e dialettologia, ed Elsa Sangiorgio per la lettura di alcuni brani.

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Sono versi dialettali ispirati dal duro lavoro nei campi con l’aratro o col tridenti, quelli di Placido Cavallaro, poeta-contadino vissuto a Biancavilla, alle falde dell’Etna, tra il Settecento e l’Ottocento. Componimenti che ci tramandano una esaltazione dell’agricoltura come “arte pulita e duci”, di cui Cavallaro si considerava un maestro. E per questo, nonostante l’analfabetismo, consapevole e responsabile del ruolo di tramandare usi e tradizioni, seppur aperto al progresso della tecnica e della scienza in un settore economico che aveva raggiunto una certa rilevanza nello Stato borbonico.

Dalla mietitura del grano alla coltivazione degli ulivi e della vigna: è il mondo rurale di Cavallaro, analizzato da Alfio Grasso con puntigliosi riferimenti storici, socio-economici e letterari.

Col suo dialetto verseggiato, con quella libertà di espressioni, figure e atteggiamenti, con quegli impeti di abbandono, di follie e di pittoresco, Cavallaro ci seduce e ci immerge in un mondo surreale. La sua poesia, in un passato non lontano, correva sulla bocca di tutti. Era ed è poesia degli umili. Un lascito prezioso per la cultura siciliana.

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