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Cronaca

Due in azione con arma giocattolo: rapina vicino la stazione di servizio

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di ORAZIO CARUSO

Rapinato il titolare della stazione di servizio di via dei Pini, traversa secondaria di viale dei Fiori, a Biancavilla. È successo in pieno pomeriggio.

L’uomo è stato bloccato nel momento in cui si trovava a bordo di un SUV Mitsubishi, vicino ad un incrocio. Due soggetti con il volto coperto da casco integrale, in sella ad uno scooter, sono entrati in azione:  uno di loro era armato di pistola e con quella ha minacciato la vittima, obbligandola a bloccare il Suv in strada e a consegnare l’incasso della giornata.

L’uomo avrebbe consegnato i soldi nelle mani di uno dei rapinatori e sarebbe stato costretto anche a dare le chiavi dell’auto.

I due malviventi, nella fuga, si sono disfatti della pistola. O forse l’hanno persa, durante le fasi concitate della fuga. Pistola che è stata poi recuperata dai carabinieri del comando stazione di Biancavilla e del nucleo radiomobile della compagnia di Paternò, allertati proprio dalla vittima. Si tratta comunque di un’arma giocattolo.

Immediatamente sono state avviate le ricerche dei due malviventi, ma di loro si sono perse le tracce. Per gli investigatori si tratta di soggetti che conoscevano le abitudini della vittima. Ancora da quantificare il bottino.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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