Cronaca
Pusher inseguito e arrestato con tutto l’occorrente per lo spaccio

Il materiale sequestrato dai carabinieri e il 43enne Francesco Di Maggio
L’uomo è stato notato cedere delle dosi in via Martiri d’Ungheria cedeva delle dosi di sostanza stupefacente. Ha tentato una fuga, ma è stato poi bloccato in via Arti e mestieri. In casa aveva il kit del perfetto spacciatore.
Arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale: manette ai polsi del 43enne biancavillese Francesco Di Maggio da parte dei carabinieri della compagnia di Paternò.
I militari, durante un servizio antidroga, hanno notato l’uomo in via Martiri D’Ungheria, nei pressi dell’omonima piazzetta a Biancavilla, mentre cedeva delle bustine ad occasionali “clienti”. I carabinieri sono immediatamente intervenuti ma il pusher, accortosi del loro arrivo, ha tentato di sfuggire alla cattura scappando per le vie limitrofe.
Ne è scaturito un breve e concitato inseguimento alla fine del quale, nel parcheggio di un supermercato di via in Arti e Mestieri, l’uomo è stato rintracciato e, nonostante abbia opposto un’energica resistenza, bloccato.
È scattata poi una perquisizione domiciliare, che ha permesso di rinvenire e sequestrare, abilmente occultati in un’anta dell’armadio della stanza da letto, 80 grammi di marijuana, due stecche dello stesso stupefacente, della carta stagnola già suddivisa a pezzi per confezionare la droga in dosi, 3 bilancini elettronici di precisione, una radio scanner per sintonizzarsi sulle frequenze delle forze di polizia e la somma contante di 335 euro in banconote di piccolo taglio, ritenuta provento dell’attività di spaccio.
L’arrestato, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato trattenuto in un primo momento in una camera di sicurezza dell’Arma e poi è stato posto agli arresti domiciliari.
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Cronaca
Controlli della polizia su 264 persone e 121 veicoli, dal centro urbano alle Vigne
Servizio ad ampio raggio degli agenti nei territori di Biancavilla, Adrano, Santa Maria di Licodia e Bronte
I poliziotti del Commissariato di Adrano hanno eseguito, nel fine settimana di Ferragosto, controlli ad ampio raggio a Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia. Sorpresi tre conducenti alla guida di veicoli sottoposti a fermo amministrativo con conseguenti sanzioni per 5.952 euro. Complessivamente, identificate 264 persone e controllati 121 veicoli, tra auto e moto.
In particolare, gli agenti sono stati impegnati sulle strade di collegamento e nei principali punti di snodo del traffico veicolare. Posti di controllo, fissi e dinamici, predisposti inoltre nelle zone di villeggiature delle “Vigne”, nei territori di Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia.
In questi casi, i cittadini che trascorrono il periodo estivo nelle zone rurali dell’Etna hanno espresso la loro gratitudine ai poliziotti. Non sono mancate occasioni di dialogo con i poliziotti che hanno fornito consigli e suggerimenti per tenersi alla larga da truffatori e malintenzionati.
Una parte significativa degli accertamenti espletati in strada dai poliziotti del Commissariato di Adrano sono stati dedicati al monitoraggio delle condotte tenute da automobilisti e motociclisti. Sono state rilevate alcune infrazioni al Codice della Strada legate all’assenza di copertura assicurativa, alla mancanza della revisione periodica del mezzo e alla guida senza patente e ciò ha determinato rispettivamente il sequestro del mezzo, la sospensione dalla circolazione e il ritiro della patente.
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Cronaca
«Scommesse illegali all’internet point», gestore condannato dalla Cassazione
Chiuso un procedimento lungo sette anni: confermati i pronunciamenti di primo e secondo grado
È diventata definitiva la condanna per il titolare di un internet point di Biancavilla coinvolto in un’attività di raccolta abusiva di scommesse attraverso un operatore estero privo di concessione in Italia. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
La vicenda giudiziaria – come ricostruisce Agipro, l’agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse – era iniziata davanti al Tribunale di Catania, che a fine 2019 aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato. La Corte d’Appello, sei anni dopo, aveva confermato la condanna, concedendo i doppi benefici di legge e subordinando la sospensione condizionale della pena allo svolgimento di un’attività non retribuita a favore della collettività.
A portare i giudici a escludere che si trattasse di un normale servizio di accesso a internet sono stati diversi elementi emersi durante gli accertamenti. All’interno del locale erano presenti una postazione utilizzata per l’attività e un computer collegato a un sito di scommesse. In appena una settimana erano state registrate 2.131 schedine per una somma complessiva di 5.227 euro.
Gli investigatori avevano inoltre individuato un conto di gioco ritenuto riconducibile al gestore dell’esercizio, oltre a numerose ricevute trovate nel cestino del front office e a una cassetta contenente denaro contante. Per i giudici, il complesso di questi elementi ha consentito di ricostruire un’attività che andava oltre la semplice disponibilità di computer e connessione internet ai clienti.
Respinta la ricostruzione della difesa
La difesa aveva sostenuto invece che l’internet point offrisse esclusivamente apparecchiature per la navigazione online e che non vi fosse una vera attività di raccolta delle giocate. La Cassazione non ha accolto questa ricostruzione, ritenendo che l’attività svolta configurasse una forma di intermediazione e raccolta di scommesse.
Il procedimento riguardava quindi un’attività esercitata senza i titoli richiesti dalla normativa italiana, tra cui la concessione necessaria per la raccolta delle scommesse e la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
La difesa aveva sottoposto alla Suprema Corte dieci motivi di ricorso, contestando diversi aspetti della decisione d’appello. Le censure riguardavano, tra l’altro, la ricostruzione dei fatti, la configurabilità del reato e il trattamento sanzionatorio. La Cassazione le ha dichiarate tutte inammissibili, chiudendo così definitivamente il procedimento.
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Andrea
2 Settembre 2016 at 0:23
Adesso il paese è stato messo in sicurezza!