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Cronaca

Arrestato dieci giorni fa a Biancavilla Finisce di nuovo in manette per furto

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carabinieri

Dieci giorni fa era stato arrestato a Biancavilla perché sorpreso a rubare melanzane da un appezzamento di terreno, a due passi dall’incrocio di Piano Rinazze. Assieme ad altri due –anche loro poi arrestati dai carabinieri – aveva già caricato 100 kg di merce.

Adesso, per Salvatore Messina, 35enne di Paternò, che era stato rimesso in libertà, sono scattate di nuovo le manette.

È stato bloccato dai carabinieri paternesi in corso Del Popolo a bordo della propria moto Ape Piaggio, caricata di un televisore 56’’, una fotocamera, una videocamera, due orologi e una collana in oro, rubati poco prima in un appartamento di via Garibaldi.

In sua compagnia c’era un 33enne, Daniel Pappalardo, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno.

La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario. Gli arresati sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza dei carabinieri in attesa di essere giudicati con rito direttissimo, come disposto dall’Autorità Giudiziaria. Dovranno rispondere di furto aggravato. A Pappalardo è contestata pure la violazione della misura restrittiva a cui era sottoposto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. vito

    26 Luglio 2016 at 15:35

    ecco cosa succede a rimettere in circolazione questa gentaglia, subito dopo averli arrestati…che legge schifosa che abbiamo

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Cronaca

Camion rubato a Biancavilla per l’assalto in banca del clan Santangelo

Dalle carte del blitz “Adrano libera”, emergono i retroscena del furto di un veicolo nel 2017

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di VITTORIO FIORENZA

Un camion rubato a Biancavilla. Un furto dietro al quale non c’erano ladruncoli di provincia. Ma –si scopre adesso– gli uomini del clan Santangelo-Taccuni di Adrano, in primis il boss Gianni Santangelo.

L’episodio criminale è accaduto in via Stati Uniti d’America e i retroscena emergono ora dall’inchiesta “Adrano libera”, che ha colpito i Santangelo-Taccuni. Sono 36 le persone indagate, di cui 33 arrestate o raggiunte da provvedimento cautelare in carcere, dove si trovavano già per altre cause. I reati contestati –su indagini del commissariato di polizia di Adrano e della Squadra mobile di Catania– sono di associazione mafiosa, traffico di droga e furti.

Dalla lettura delle 464 pagine dell’ordinanza applicativa delle misure cautelari, a firma del giudice Giovanni Cariolo, Biancavilla Oggi nota come a sei indagati venga attribuito anche –nella più complessa impalcatura accusatoria– il furto del camion. Il fatto è avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2017, a Biancavilla. Il giorno dopo, un secondo furto – questa volta nel deposito di una ditta di Santa Maria di Licodia – di un mini escavatore, caricato sull’autocarro.

Tutti preparativi –rivelano adesso gli inquirenti– per il colpo più importante messo a segno alcuni giorni. L’assalto al “Credem”, istituto bancario di via San Pietro ad Adrano. Il gruppo criminale, con l’ausilio del mini escavatore (trasportato sul camion “prelevato” a Biancavilla), aveva scardinato lo sportello Atm, portandolo via su un’auto furgonata e facendo perdere le tracce. Bottino: quasi 25mila euro.

Bottino destinato all’acquisto di droga

La Procura di Catania contesta questi specifici fatti al boss Gianni Santangelo e a Antonino Bulla, Vincenzo Bulla, Salvatore Foti, Roberto Leonardi e Toni Ugo Scarvaglieri.

Il denaro dell’Atm sarebbe stato destinato –svelano ancora gli inquirenti– all’acquisto di partite di droga. Il clan, infatti, gestiva importanti piazze di spaccio. Ma aveva contatti per l’approvvigionamento degli stupefacenti nelle province di Varese e Como e pure in Calabria e Albania.

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