Storie
Largo al Figaro… di Biancavilla: è morto Pasqualino Scandura

Era il barbiere per eccellenza: è scomparso ad 82 anni. Apprezzato per la sua ironia, la dedizione al lavoro ed il senso civico. Nel suo salone, per ben sessant’anni, ha ascoltato confidenze e confessioni dei biancavillesi.
di Alessandro Scaccianoce
Ci sono persone che per una comunità di paese rappresentano dei punti di riferimento imprescindibili: il sindaco, il farmacista, il parroco, il maresciallo dei Carabinieri… e il barbiere!
Sono figure istituzionali, perché tutti, in un modo e nell’altro vi hanno a che fare, conoscono i segreti di tutti, le storie più nascoste, essendo depositari – spesso loro malgrado – di confessioni e confidenze personalissime.
Pasqualino Scandura a Biancavilla è stato il barbiere per eccellenza. Anche quando è diventato impiegato statale, “bidello”, è rimasto per tutti “Pasqualinu u vavveri”. Perché se è vero che un uomo non è definito dal proprio lavoro, è anche vero che alcuni lavori calzano più di altri e sono per così dire il compimento di una vocazione personale. Per indole, storia e capacità Pasqualino è stato “il” barbiere. Sulla poltrona del suo piccolo “salone” di piazza Collegiata si sono sedute intere generazioni di biancavillesi, sin da quando “coi calzoni corti” ha iniziato a maneggiare pettine e forbici. Sotto il suo rasoio sono passati il ricco e il povero, il latifondista e il bracciante, l’operaio e il professionista, il politico e il religioso… Ed è stato maestro del mestiere per tanti nuovi professionisti.
Tutto questo in tempi in cui la gente non andava dal barbiere col telefonino in mano, aspettando il suo turno smanettando sul touchscreen… ma stava a chiacchierare, a parlare, a riferire, e nei momenti di “intimità” col barbiere, quasi temendo la minaccia del rasoio, confidava verità inenarrabili…! Moltiplicando tutti i suoi clienti per gli oltre sessant’anni di carriera, possiamo comprendere che pochi altri potevano conoscere le pieghe del nostro paese, le storie e le vicende umane, meglio di lui.
Che cosa ne faceva, Pasqualino, di tutte queste confidenze? Non è mai stato un osservatore distratto e disincarnato. Era appassionato, deciso, e aveva un giudizio lucido e chiaro su tutto. Cresciuto in una famiglia numerosa, aveva conosciuto la fatica del Dopoguerra, della ristrettezza economica, non amava i prepotenti e gli sbruffoni. Non aveva peli sulla lingua, Pasqualino. Era sincero, diretto, immediato, generoso con chi aveva bisogno, ma spietato con gli arroganti: come quella volta in cui mandò via dal salone un uomo con mezza barba fatta! Era impossibile mentirgli: di tutti conosceva la storia familiare, anche di quelli che avevano dimenticato di essere cresciuti in condizione di miseria e di ristrettezza, ma amavano darsi arie da “figli di baroni”.
Nel giorno in cui apprendiamo la notizia della sua dipartita, vogliamo ricordarlo come un grande esempio di umanità: la voglia di vivere, l’allegria e l’ironia sono state la cifra del suo modo di vivere. Sapeva ridere di tutti e di se stesso, scherzando anche sui suoi difetti fisici, e ironizzava su tutto, anche sulla morte: storico e fedelissimo confrate del Rosario, Pasqualino ad un certo punto aveva voluto avere la sua “casa” al cimitero: «Da me c’è posto, posso ospitare!», diceva con la sua solita simpatia.
Amava il canto, la musica lirica e la banda… è il simbolo di quella Biancavilla operosa e fattiva, che sa rimboccarsi le maniche, che ama il lavoro e sa fare dei sacrifici per la propria famiglia, ma che rispetta e ama anche la “cosa pubblica”, che odia l’ingiustizia e l’ipocrisia.
Con lui vanno via i segreti e le confessioni di molti biancavillesi. Ci mancheranno i suoi racconti, la sua sagacia e il suo umorismo. Con lui si archivia una lunga pagina della nostra storia locale.
È stato l’incarnazione di qual Figaro di rossiniana memoria: operoso, generoso, acuto. Parafrasando la celebre aria del Barbiere di Siviglia, possiamo dedicargli con lo stesso sorriso che lui ci ha regalato questi versi:
Ah che bel vivere, che bel piacere, ber un barbiere di qualità!
Ah bravo Pasqualino! Bravo, bravissimo! Bravo!
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Storie
Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia
Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza
Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.
Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.
Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.
Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.
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Storie
Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla
Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»
Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.
Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.
La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».
A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.
Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.
Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»
Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».
«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».
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enzo
14 Maggio 2015 at 21:35
Ciao Pasqualino, ti mando un saluto sei una persona stupenda, purtroppo non ci vedevamo da tanto tempo.. … Quante barzellette, quante risate ci hai fatto fare. ti abbraccio. ENZO