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Cronaca

Lei lo lascia, lui la perseguita: 35enne biancavillese finisce in carcere

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I carabinieri della stazione di Biancavilla hanno arrestato un 35enne, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania per atti persecutori nei confronti della sua ex fidanzata.

La donna, sua coetanea, nel 2013 ha intrattenuto per alcuni mesi una relazione sentimentale con l’uomo, decidendo poi di lasciarlo. Lui, rifiutando la scelta, ha iniziato a perseguitarla non disdegnando alcun luogo, tanto da meritarsi, su segnalazione dei carabinieri, l’affidamento in prova e il divieto assoluto di avvicinamento alla donna.

Per niente intimorito dalle misure impostegli ha perseverato nel suo comportamento, estendendolo anche ad alcuni familiari della vittima, giungendo addirittura alla violenza fisica.

I carabinieri, avendo seguito l’intera vicenda, hanno documentato puntualmente l’ennesimo gesto inconsulto, informando il magistrato inquirente che, recependo appieno i riscontri investigativi svolti, ha fornito al Gip le prove per l’emissione di un provvedimento restrittivo. L’arrestato è stato rinchiuso nel carcere catanese di piazza Lanza.

Nei giorni scorsi, un altro 35enne di Biancavilla è stato rinviato a giudizio per i reati di maltrattamenti e stalking nei confronti della sua ex convivente.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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