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Cronaca

Il ritorno dei ladri, furto in tabaccheria: rubati “Gratta e vinci” e sigarette

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L’edicola-tabaccheria di via Vittorio Emanuele derubata

di Vittorio Fiorenza

Stavolta il colpo è stato messo a segno. Alcune settimane fa non c’erano riusciti, ma adesso hanno infranto la porta di ingresso e, entrati nell’esercizio, hanno portato via stecche di sigarette, “Gratta e vinci” e soldi in contante. Ancora da definire con esattezza il danno provocato.

A subire l’ennesimo furto a Biancavilla è stata, poco prima delle 3 di notte, l’edicola-tabaccheria Atanasio di via Vittorio Emanuele, in pieno centro storico.

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Vetrina in frantumi lo scorso settembre, in occasione nel furto fallito

Sull’accaduto hanno già avviato le indagini i carabinieri. Come ricostruito dai militari dell’Arma, sulla base delle immagini delle telecamere a circuito chiuso del sistema di videosorveglianza di altri esercizi commerciali del tratto di strada (la tabaccheria ne è sprovvista), pare che ad agire siano state più di due persone. Forse una grossa pietra è stata utilizzata per mandare in frantumi la vetrata.

Una volta entrati dentro, i malviventi hanno agito in pochi minuti, rubando sigarette e schede del “Gratta e vinci”, oltre ai soldi rimasti nella cassa dalla sera precedente. I ladri si sono poi dati alla fuga a bordo di una Fiat Punto.

La stessa edicola-tabaccheria era stata presa di mira lo scorso 16 settembre con le stesse modalità. In quell’occasione, la vetrata della porta di ingresso fu danneggiata, ma i malviventi non riuscirono ad entrare ed il colpo sfumò.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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