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«A Ballarò ho conosciuto il Mondo»: l’esperienza di un biancavillese

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Blog Biancavilla siamo noi

di GIUSEPPE SANT’ELENA

Palermo, quartiere Ballarò, Casa salesiana “Santa Chiara”. Raccontare l’esperienza che ho vissuto a distanza di un mese dalla sua conclusione, beh, fa uno strano effetto: credi di fare un tuffo nel passato, ma subito ti rendi conto che questo passato è più presente che mai dentro di te e sta incominciando ad amalgamarsi e ad avere senso nel tuo quotidiano, nella tua vita.

Cosa ho fatto in questa meravigliosa esperienza è più semplice di quanto si possa pensare: la mattina scuola di prima alfabetizzazione per gli immigrati (che aumentavano giorno dopo giorno), il pomeriggio si preparava il “Grest Giovani” per i ragazzi dell’oratorio (dagli 11 ai 20 anni). Le attività non sono l’esperienza; sono il modo in cui ci siamo messi a servizio.

Nel quartiere di Ballarò io ho conosciuto il ”Mondo”; sì, perché vi è una multietnicità molto elevata; però un Mondo strano, diverso da quello reale di cui sentiamo ogni giorno parlare: la convivenza tra uomini e donne di cultura, religione, nazionalità diverse risulta assai pacifica, serena e bella. Il grande cortile di quell’oratorio è un mix di colori, di accenti diversi, preghiere diverse. Testimonianza di ciò è, per esempio, il rispetto per la celebrazione eucaristica anche da parte dei bambini musulmani che frequentano l’oratorio.

Ricordo con emozione e simpatia la visita del quartiere, il dover correre dietro questi ragazzi difficili verso i luoghi nei quali sono cresciuti, come se fossero le nostre guide turistiche. Passare per quei luoghi, anche se per pochi minuti, è stato il modo più bello e autentico per partecipare e condividere la loro vita, una vita difficile alimentata dalla violenza, dalla droga, dalla mafia, da tutti quegli aspetti negativi che quel quartiere gli offre quotidianamente.

Che bello pensare che tutto l’anno ci sono delle persone, come i salesiani e i loro collaboratori, che aiutano le famiglie più povere, aiutano gli immigrati che continuamente arrivano in massa, ma soprattutto che offrono una prospettiva diversa della vita a questi ragazzi, affinché possano in futuro possano avere un attimo per fermarsi, pensare e dire “cosa devo fare della mia vita? Seguire il bene o il male? Andare in contro ad una vita lacerante e inutile o essere felici?”.

Il Portone di questa casa salesiana è sempre aperto, la familiarità e l’affetto sono di prim’ordine, continuamente si vedono persone che entrano ed escono, voci che si alternano, il direttore della casa, Don Enzo Volpe, che dice: «Benvenuti, siete a casa Santa Chiara, fate ciò che vi sentite».

Sotto il cielo di Palermo nei primi giorni di agosto è successo un qualcosa di straordinario: ognuno stava regalando a chi ha bisogno la parte più intima di se stesso, condividendo le proprie paure, i propri sogni, le proprie aspettative… tutto; quello che esce dal cuore, i pensieri che spontaneamente escono fuori. Una ricchezza inestimabile che custodirò per sempre, perché mi è cambiata la vita.

L’11 Agosto è terminata questa esperienza, e tra molte lacrime e tra gli abbracci dei ragazzi dell’oratorio, dei salesiani, del biancavillese Don Francesco Furnari e dei migranti, come se appartenessero alla mia famiglia, e ho lasciato Palermo.

Adesso, tornato alla vita comune di tutti i giorni e tra i vari insegnamenti che mi sono portato, una cosa è certa: i problemi di “Santa Chiara” non sono solo a Ballarò, Santa Chiara è nella mia comunità parrocchiale, nell’istituto delle FMA che frequento, ovunque, alle volte anche dentro di me!

Dappertutto c’è bisogno del nostro aiuto, della nostra testimonianza, del nostro contributo, anche se il più piccolo che possiamo dare. C’è un detto che dice “Chi vuole fare qualcosa trova una strada, gli altri trovano una scusa”; io a casa Santa Chiara penso di aver trovato, o meglio ho confermato di aver trovato una strada che si chiama Gesù Cristo, e con l’aiuto di Don Bosco che mi insegna molto giorno dopo giorno e che mi aiuta a camminare per questa strada, cerco sempre di dare una mano a chi ne ha bisogno, a chi sta peggio di me, cerco di aiutare un mio simile senza guardare il colore della sua pelle o la sua identità religiosa.

Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto… e il Mondo cambierà, ma tocca a ciascuno di noi fare ciò.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Centinaia di test anti-Covid al Centro Operativo Misto: disagi per il quartiere

«Per almeno un’ora le uscite di casa “bloccate” dalle macchine dei concittadini in attesa dell’esito»

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Nel momento in cui scrivo la prima giornata di screening a tappeto riservato ad alcuni concittadini, che si tiene al Com (Centro Operativo Misto) di Biancavilla, volge al termine. Sgombro subito il campo da ogni possibile equivoco o fraintendimento: sono favorevolissimo ad una campagna di prevenzione di massa volta a ridurre il più possibile la circolazione del virus. E ovviamente non ho nulla da ridire sul fatto che questa campagna si tenga al Com.

I controlli sono già iniziati da una settimana e sino ad oggi, a parte qualche criticità diciamo così “isolata”, tutto era andato per il meglio. Ma era andato per il meglio perché i numeri del controllo erano rimasti tutto sommato contenuti. Coi numeri di oggi, invece, i nodi sono venuti al pettine.

Per questa ragione vorrei quindi sottoporre all’attenzione della pubblica opinione quanto è oggi accaduto: a causa dei numeri assai più rilevanti dei giorni scorsi, il Com non è riuscito a contenere al suo interno tutti i concittadini che una volta effettuato il test rapido ne attendevano l’esito.

Ciò ha comportato quindi che alcuni di essi si siano riversati sulla parte di Via Delle Margherite – sulla quale insistono abitazioni private e relativi cancelli di ingresso – adiacente all’area di sosta e all’uscita del Com, trasformandola addirittura, per un po’ di tempo, non solo in un’area di attesa nonostante l’area del Com a ciò dedicata fosse vuota – con alcuni concittadini che in attesa dell’esito, e quindi potenzialmente positivi al virus, scendevano dalle macchine e “passeggiavano” o addirittura abbassavano la mascherina per fumare.

Il tutto sempre “attaccati” ai cancelli di casa e con altri cittadini o coi volontari nelle adiacenze – ma addirittura in un’area di test: in almeno un caso, debitamente documentato, il tampone è stato effettuato praticamente sotto casa del sottoscritto.

Per almeno un’ora, poi, le uscite di casa sono state praticamente “bloccate” dalle macchine e dai concittadini in attesa dell’esito. La situazione è via via migliorata nel corso della mattinata, pur con parziali e ricorrenti “blocchi” delle uscite di casa, per poi “peggiorare” nuovamente nel momento clou di affluenza pomeridiana dei “candidati” al test. Stavolta niente test sotto casa ma qualche concittadino e qualche bambino in attesa dell’esito che sono scesi dalla macchina l’uno per parlare al telefono – sempre davanti al cancello di entrata della mia abitazione – e l’altro per “giocare”.

So già che simili scene potranno ripetersi e sono in un certo senso “rassegnato” a restare “murato vivo” in casa per l’intera giornata. Pur tuttavia chiedo a gran voce che la scelta del Com come sede per eventuali e futuri tamponi di massa sia riconsiderata e siano preferiti luoghi che, per “capienza” e collocazione urbanistica e per le evidenti ragioni logistico-organizzative, possano, come nel caso dello stadio di Adrano o dello spazio antistante la piscina comunale di Paternò, permettere di testare i cittadini in tutta sicurezza e nel rispetto di tutti i protocolli, senza ulteriori rischi per i cittadini stessi e per gli addetti al servizio d’ordine. E senza “costringere” chi ha solo la “colpa” di abitare a ridosso del Com a dover asserragliarsi in casa col timore di avere qualche potenziale positivo che “passeggia”, fuma o parla al telefono davanti all’uscio di casa.

ROSARIO DI GRAZIA

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