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Cronaca

Ladri di rame beccati a Mandarano: c’è pure un 30enne biancavillese

cavi-rameIn tre sono finiti in manette, dopo essere stati sorpresi in flagranza di reato dai carabinieri di Nicosia. Avevano già caricato quasi un quintale di cavi prelevati da una cabina elettrica di un consorzio.

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I carabinieri della compagnia di Nicosia hanno arrestato in flagrante tre persone originarie del Catanese, accusate di furto di rame aggravato in concorso.

In manette sono finiti Giuseppe Bellissimo e Domenico Bonsignore, entrambi 26enni di Santa Maria di Licodia, e Filippo Cancellieri, 30enne di Biancavilla.

I tre avevano caricato su un furgone quasi un quintale di rame appena rubato da una centrale di distribuzione di energia elettrica del Consorzio “Mandarano alto”, al confine tra Biancavilla e Centuripe.

Un colpo (fallito) che avviene sulla stessa direttrice con la zona di Piano Rinazze di Biancavilla, interessata negli ultimi giorni da furti e razzie sia nelle case rurali sia nei magazzini delle aziende biancavillesi per la lavorazione delle arance.

L’episodio si inserisce nel quadro dei furti di “oro rosso”: ogni giorno in Sicilia si verificano in media 6,3 furti con danni per milioni di euro per l’Enel, Telecom Italia ed aziende agricole.


►LEGGI L’AGGIORNAMENTO E GUARDA LE FOTO


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Cronaca

Stranieri sfruttati sul lavoro: nei guai biancavillese a capo di una cooperativa

L’uomo, presidente del Consiglio di amministrazione, denunciato assieme ad altre due persone

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Un 32enne di Biancavilla, con precedenti penali, è fra i tre denunciati dal Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania nell’ambito di controlli contro lavoro irregolare e caporalato. L’uomo, presidente del consiglio di amministrazione di una cooperativa agricola, è ritenuto responsabile di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

I controlli hanno portato alla luce un sistema illecito di reclutamento e impiego della manodopera. Le vittime sono due lavoratori stranieri in condizioni di forte vulnerabilità.

Oltre al biancavillese, sono sotto indagine un 38enne marocchino residente ad Adrano, incensurato, che agiva come caporale e intermediario per conto della stessa cooperativa, e un altro 38enne di Scordia, con precedenti, che di fatto collaborava con l’azienda.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i lavoratori extracomunitari venivano impiegati in condizioni lavorative ritenute altamente degradanti. Evidenziati retribuzioni ben al di sotto di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale, turni di lavoro eccessivi e ambienti privi delle minime misure di sicurezza.

L’indagato di origini marocchine è inoltre accusato di estorsione. Avrebbe minacciato uno dei due lavoratori di licenziamento se non gli avesse restituito parte della già esigua paga percepita.

A conclusione delle attività, i due lavoratori sono stati affidati a una struttura protetta, gestita da un’organizzazione internazionale per le migrazioni. Adesso potranno ricevere assistenza e protezione.

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Cronaca

Evade dai domiciliari per le sigarette alla moglie: «È un inferno se non fuma»

Singolare “giustificazione” di un 52enne residente a Biancavilla in giro con la bicicletta a Catania

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I carabinieri della stazione di Catania Playa hanno arrestato un pregiudicato 52enne, residente a Biancavilla ma domiciliato a Catania, nella zona di Ippocampo di Mare. L’uomo doveva trovarsi ai domiciliari per reati contro il patrimonio. Però, i militari lo hanno sorpreso mentre, in bici, percorreva via San Francesco La Rena. Ha tentato di passare inosservato con il volto coperto da cappuccio e sciarpa, ma è stato fermato e identificato.

Di fronte alla constatazione della violazione, il 52enne ha cercato di giustificare la sua presenza fuori casa con una spiegazione singolare. Ha sostenuto di essere uscito per acquistare le sigarette alla moglie, una “accanita fumatrice” che, in mancanza di nicotina, si sarebbe irritata al punto da trasformare la giornata in un “inferno domestico”.

Una giustificazione che non ha però evitato l’arresto, eseguito sulla base degli elementi raccolti e ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, che ha convalidato il provvedimento e disposto il ripristino della misura degli arresti domiciliari.

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