Cronaca
Pasquetta blindata, grigliata a casa: Biancavilla monitorata da terra e dall’alto
Le arterie comunali “scrutate” con il drone, il sindaco: «Strade deserte, dimostrato senso di responsabilità»
Carabinieri, polizia municipale, personale di protezione civile e anche il supporto di un drone per monitorare le strade dall’altro. È una Pasquetta blindata, a Biancavilla, in linea con il piano predisposto dalla Prefettura di Catania. L’imposizione di non uscire, nell’ambito delle misure restrittive per il contenimento della diffusione del coronavirus, ha costretto le famiglie alle grigliate in casa e non, come da tradizione, in zona Vigne o in campagna.
«Abbiamo intensificato ulteriormente i controlli su tutto il territorio. Non possiamo rischiare di vanificare i sacrifici di queste settimane a causa di qualche irresponsabile. Questa è una battaglia di civiltà e sopravvivenza: ma anche di nervi, perché ognuno di noi è provato da questa lunga quarantena. E lo comprendo benissimo. Ma sappiamo che la libertà della quale ci siamo privati, è necessaria a farci uscire dal tunnel», ha detto il sindaco Antonio Bonanno.
«Devo dire che i nostri concittadini hanno dimostrato alto senso di responsabilità. Le nostre strade in questa mattinata di Pasquetta, erano deserte. Un’immagine forte e insolita ma necessaria. La città ha dato una risposta importante», ha specificato Bonanno.
Il sindaco ha partecipato al presidio del territorio, assieme a carabinieri, polizia municipale, protezione civile: «Il mio ringraziamento al Comandante Fabrizio Gatta, al Comandante Vincenzo Lanaia, al Responsabile Paolo Pinnale, all’ingegnere Antonio Zerbo pilota Enac che ci ha aiutato a monitorare il perimetro del territorio con un drone».
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Cronaca
Sotto indagine 4 rumeni: sfruttavano marocchini per un lavoro da fame
In campagna 70 ore a settimana, 1 euro ogni cassetta d’arance, alloggio senza luce né acqua
Sono quattro uomini di origine rumena, ma residenti a Biancavilla, gli indagati della Procura di Enna per avere reclutato, organizzato ed impiegato presso terzi in condizioni di sfruttamento, lavoratori stranieri irregolari, approfittando del loro stato di bisogno. Una nuova storia di caporalato. I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, supportati dalla Compagnia di Paternò, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale nei confronti di quattro rumeni, emessa dal Gip di Enna.
Secondo l’inchiesta, i lavoratori irregolari (tra gennaio e maggio 2024) sarebbero stati impiegati nella raccolta delle arance, in terreni agricoli di Enna e Regalbuto, pagati a cottimo con 1 euro a cassetta. Una retribuzione palesemente difforme e sproporzionata rispetto ai minimi contrattuali. Un impegno di circa 70 ore settimanali, senza giornate di riposo, in condizioni alloggiative degradanti, in violazione della normativa antinfortunistica. Tutti costretti a lavorare e ad accettare le condizioni imposte dietro violenza e minacce.
L’indagine è scaturita dalla denuncia di quattro cittadini marocchini dipendenti da uno pseudo imprenditore rumeno, sostenuti dall’associazione Penelope, sulle cui dichiarazioni hanno avuto origine gli accertamenti a riscontro da parte dei militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania.
In particolare, uno dei soggetti indagati, ora ai domiciliari con braccialetto elettronico, ricopriva il ruolo di datore di lavoro “di fatto”. Gli altri tre (destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) eseguivano gli ordini e svolgevano funzioni di controllo sul campo, vigilando sull’attività dei lavoratori, imponendo ritmi e carichi sproporzionati con “modalità intimidatorie”. Erano loro a gestire anche l’alloggio fatiscente (privo di luce e acqua) imposto ai lavoratori, trattenendone le somme relative all’affitto dal salario e minacciando gli stessi di allontanarli se non avessero accettato tali condizioni, contribuendo così a mantenere le condizioni di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.
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Cronaca
Dimentica l’auto accesa, anziana morta in casa a causa dei gas di scarico
Tragedia in un’abitazione di via Inessa, a dare l’allarme sono state alcune vicine: inutile l’intervento del 118
Era entrata in garage con la propria auto, ma aveva dimenticato il motore acceso. Una distrazione che è risultata fatale per una donna di 87 anni di Biancavilla, trovata morta in casa, in via Inessa, dove viveva da sola. La morte sarebbe stata a causata dall’inalazione dei gas di scarico dell’auto che si sarebbero propagati fino ai piani superiori dell’abitazione, dove si trovava la donna.
A dare l’allarme sono state alcune vicine. Sul posto, sono intervenuti un’ambulanza del 118 e i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. Una volta avuto accesso nell’edificio, gli operatori sanitari hanno soltanto constatato il decesso dell’anziana.
Inevitabile l’intervento dei carabinieri, che hanno avviato i necessari accertamenti. La ricostruzione dei fatti, al momento, suggerisce l’ipotesi della disgrazia: il motore dell’auto dimenticato acceso, le esalazioni dei fumi dalla marmitta, la diffusione dei gas in tutta la casa e l’intossicazione mortale per la donna. La salma è a disposizione ora dell’autorità giudiziaria, in attesa di eventuali ed ulteriori accertamenti medico-legali.
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Dario
21 Aprile 2020 at 15:25
Facile fare posto di blocco a pasquetta, mentre vedo in giro venditori ambulanti abusivi, macchine ovunque con nullafacenti alla guida, e dove sono i controlli, ma non mi fate ridere, assemblamenti di persone che non rispettano il metro di distanza, e il comandante invece di fumare il sigaro in piazza faccia rispettare le regole