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Cultura

Ricordi di un trentennio biancavillese raccolti nel libro di Giuseppe Petralia

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Una foto d’epoca della basilica di Biancavilla

“Ci fu un tempo in cui… frammenti di ricordi su fatti e personaggi” è l’ultimo libro del giornalista biancavillese. La presentazione è avvenuta a Villa delle Favare.

 

di Vittorio Fiorenza

La vita e i rapporti tra ragazzi, gli svaghi, la quotidianità vissuta nel quartiere e i personaggi della Biancavilla che fu. È lo spaccato di un passato che va dagli anni Cinquanta ai Settanta, raccontato dal giornalista Giuseppe Petralia nel suo ultimo libro “Ci fu un tempo in cui… frammenti di ricordi su fatti e personaggi”, pubblicato da “Algra Editore” e presentato a Villa delle Favare, in un incontro promosso dall’Accademia Universitaria Biancavillese.

È stata la presidente dell’associazione, Rosa Lanza, a tracciare il profilo biografico-professionale di Petralia.

A Salvuccio Furnari, appassionato cultore di storia locale, è toccato l’intervento di presentazione del volume, commentando gli avvenimenti, i personaggi e le storielle che Petralia ha saputo descrivere con uno stile semplice e accattivante. Furnari ha sottolineato la straordinaria bellezza dei personaggi e delle storie raccontate, che evidenziano l’esperienza del cronista, carica di 45 anni di collaborazione con il quotidiano “La Sicilia”.

Chi ha vissuto il periodo preso in considerazione da Petralia, potrà trovare nella lettura la piacevole rievocazione di una Biancavilla che non c’è più. I giovani lettori potranno scoprire, invece, il mondo dei loro nonni, al tempo in cui la socializzazione avveniva senza smartphone e tablet.

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Cultura

Un avvincente viaggio con Alfio Lanaia ne “La Sicilia dei cento dialetti”

Dopo il grande successo di “Di cu ti dìciunu?”, un nuovo straordinario volume dello studioso biancavillese

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Il suo precedente volume, “Di cu ti dìciunu?“, una puntigliosa ricerca che raccoglie 1200 soprannomi personali e familiari di Biancavilla, ha registrato un travolgente successo. E la casa editrice “Nero su Bianco” ha dovuto provvedere alla ristampa. In tanti – anche all’estero, persino in America, tra i figli e i nipoti di biancavillesi emigrati – hanno apprezzato il lavoro del prof. Alfio Lanaia.

Così, l’autore, sempre per la nostra casa editrice, firma un nuovo, straordinario studio, questa volta con un raggio d’indagine allargato a tutta l’Isola. Si intitola “La Sicilia dei cento dialetti” il volume dedicato alle parole che attraversano i secoli per raccontarci storie e curiosità dell’evoluzione linguistica regionale.

Si comincia con la pasta alla norma e si chiamano in causa un soprano di nome Giuditta e una cuoca di nome Saridda. Poi si passa alla gazzosa e il racconto ci catapulta agli albori della storia, della letteratura e della filosofia. Diciamolo: la gente di Sicilia è strurusa, ma siamo anche un po’ tutti streusi. E non mancano strafallàri e lafannàri. Vi siete mai chiesti perché i birichini sono cunnuteddi? E perché in Sicilia la seccatura è una gran camurrìa? Per questa còppula di subbicenzu. Ecco: abbissati semu.

In un compromesso tra divulgazione e rigore scientifico, Alfio Lanaia (con la prefazione di Iride Valenti dell’Università di Catania) ci accompagna in un appassionante viaggio linguistico, con piglio ironico ed arguto, riservandoci punti di osservazione privilegiati ed originali.

Ci fa scoprire, così, quella dialettalità antica e nuova che nell’Isola resiste e si rigenera, nell’uso orale quotidiano, nelle opere letterarie, sul web, nelle app di messaggistica e nei social network. Pagina dopo pagina, la scoperta suscita una meraviglia crescente per quello che le parole sanno raccontare e per la storia che veicolano. Un volume da leggere con sorriso ed intelligente divertimento.

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