15122017GOODNEWS:

«Mio padre, Gerardo Sangiorgio, e la sua esperienza disumana nei lager»

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servizio di Vittorio Fiorenza

«Mio padre decise di non aderire alla Repubblica di Salò, di non essere un collaborazionista dei tedeschi e venne portato sui vagoni piombati, approdando in quell’esperienza disumanizzante dei lager nazisti. Rimase per due anni in campi KZ, cioè quelli che votavano l’eliminazione fisica dell’individuo. Lo etichettavano come badogliano, traditore».

A parlare è Placido Antonio Sangiorgio. Il ricordo, in questo servizio realizzato da Vittorio Fiorenza per il telegiornale dell’emittente siciliana Telecolor, è rivolto al padre Gerardo, classe 1921.

«Mio padre si trovò a vedere alcuni compagni di prigionia che pur di non sottoporsi ad un turno di lavoro preferivano mozzarsi un dito oppure desiderare che il commilitone vomitasse per poter bere quel vomito o ancora brancolare alla ricerca di qualche buccia di patate. O ancora vedere i commilitoni salire su quei treni che portavano nei forni crematori».

Un ricordo commovente, struggente, sulla follia e la barbarie dei lager nazisti, da cui Gerardo ne uscì vivo, ma segnato nell’animo. Si salvò per avere un peso appena superiore ai 40 kg, limite minimo per essere dichiarato abile al lavoro. Sangiorgio verrà liberato nel 1945 dagli americani. Poi, il ritorno a Biancavilla con un «carico di disumana esperienza», che lo accompagnò fino alla morte, avvenuta nel 1993. Un sacrificio, il suo, sempre presente nella sua attività di apprezzato insegnante di materie umanistiche.

«L’esperienza dell’insegnamento di mio padre è stata definita una “cattedra di dolore”: rendeva viva la sua testimonianza di fronte ai suoi alunni, cercando di inculcare loro i valori di libertà, di amore verso Dio e la propria Nazione».


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