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Editoriali

Noi e il post domenicale di Anthony Barbagallo (in attesa di quello di Letta)

Abbiamo scomodato persino il segretario regionale del Partito Democratico: quale onore…

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Quando pensi alla storia della Sinistra siciliana ti vengono in mente giganti come Pio La Torre ed Emanuele Macaluso e la loro determinazione coraggiosa contro i vili attacchi della mafia e dei poteri oscuri. Poi, in una fredda domenica di dicembre del 2021, vedi rimbalzare su Facebook un post del segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, in posa con il suo fedelissimo biancavillese Giuseppe Pappalardo (noto per avere mosso i suoi passi politici giovanili con l’azzurro Ottavio Garofalo e cresciuto poi alla corte di Raffaele Lombardo).

Un post in cui il coraggiosissimo Barbagallo –presa una pausa dagli immani problemi isolani– bolla come “vile attacco” un nostro editoriale, che persino scolaretti elementari riconoscerebbero essere un democraticissimo esercizio di libera stampa e libera critica svolto da una testata di provincia. La stessa, Biancavilla Oggi, che ha osato ospitare ed intervistare due pericolosissimi pensatori della portata di Alfio Distefano (presidente del Pd) e Carmelo Mignemi (già candidato sindaco del Centrosinistra).

Il succo di tutta la questione -signore e signori- sta tutto qui. Mignemi, sfacciatissimo, ha svelato ed affermato, in particolare, che i “barbagalliani”, alle ultime Amministrative, abbiano sostenuto quoti quoti Antonio Bonanno (uno di destra, compare di Salvo Pogliese), lasciando inabissare la lista del Pd al 2% (il risultato più misero mai ottenuto da una forza di sinistra in oltre un secolo di storia politica a Biancavilla). Che scoop!

Una roba da super eroi, che umilia la vera comunità delle democratiche e dei democratici di Biancavilla, con cui noi ci sentiamo di condividere memoria, valori e sensibilità. Ma veniamo al dunque, sperando ansiosamente che pure Enrico Letta diventi un lettore e un commentatore di Biancavilla Oggi.

Quando un capo partito sostituisce i militanti con madre, zia, sorella, fratello, cugini, parenti fino al settimo grado, dipendenti e fornitori… Quando frulla la comunicazione politica a quella aziendale (c’è chi crede che il Pd di Biancavilla si sia messo a vendere caldaie)… Quando alla dialettica democratica preferisce alimentare la rissa becera sui social… Quando usa un intero patrimonio politico, piegandolo alla spasmodica e smaniosa rivalsa di sedersi sulla poltrona di primo cittadino… Quando denuncia tutti quelli che lo contestano, chiedendo soldi per risarcimento danni… Quando tenta di soffocare le voci non compiacenti e si scaglia contro un giornale, questo giornale… Allora sì che è tutto chiaro e cristallino.

Siamo di fronte ad uno stile, ad un linguaggio, ad azioni, a tic ed ossessioni che appartengono alla più classica cultura politica di stampo berlusconiano delle origini. Puoi cambiare insegne, etichette, maglie e bandiere, ma l’imprintig non si cancella mai: è proprio vero.

In definitiva, è quando vedi il post domenicale di Barbagallo che realizzi come la modificazione genetica ed antropologica della Sinistra non rappresenti un gravissimo rischio. È semplicemente un fatto già avvenuto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Editoriali

Ci scrive il segretario del Pd, noi gli diamo una notizia… dirompente

Ci scusiamo con i nostri lettori: apriamo una piccola parentesi e la richiudiamo subito

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Dal Partito Democratico di Biancavilla riceviamo una email con la definizione di “comunicato stampa”, senza però riportare il nominativo di nessun giornalista, che è un requisito minimo. Dettagli, sorvoliamo per il momento. La sostanza di questa nota, non firmata ma logicamente attribuibile al suo segretario Giuseppe Pappalardo, è un invito a Biancavilla Oggi. Una richiesta «ad avere un atteggiamento di pari dignità a garanzia di una informazione completa e plurale». Viene fatto presente nella nota che «non consentiamo a nessun organo di informazione di fare insinuazione o peggio ancora di delegittimarci ingiustamente e incautamente sul piano dell’azione politica».

Non comprendiamo a quali insinuazioni o delegittimazioni ci si riferisca. Nella comunicazione non viene riportata alcuna spiegazione. È però singolare che tali esternazioni arrivino a poche ore dalla pubblicazione su Biancavilla Oggi, con ampio risalto e notevole riscontro di letture, delle interviste al presidente del Pd, Alfio Distefano, e all’ex candidato sindaco Carmelo Mignemi. Spazi nei quali sia l’uno che l’altro, in totale libertà, hanno espresso pensieri, opinioni, giudizi, valutazioni. Sulle nostre pagine, hanno avuto carta bianca. E da entrambi -interlocutori qualificati e rispettosi- abbiamo ricevuto ringraziamenti e gratitudine per il lavoro giornalistico svolto con professionalità e serietà.

Qualche settimana fa -aggiungiamo- abbiamo avuto contatti con il vice segretario provinciale dei Democratici su questioni relative al nostro ospedale: con Angelo Petralia il dialogo -come sempre- è stato lineare, corretto, di massima apertura.

Ecco perché il cosiddetto “comunicato stampa” sembra scritto da un Pd parallelo, un partito dalla doppia “personalità”. Incomprensibile il riferimento all’accusa di faziosità (parola abusata per esprimere il nulla) che viene mossa nei nostri confronti dal segretario Pd. Ma di quale fazione parla?

Non vogliamo dilungarci in risposte eccessivamente argomentate: sarebbe una perdita di tempo. Ci limitiamo a dare al segretario del Pd una clamorosa e dirompente notizia. Si prepari, si sieda e faccia un bel respiro. Lo informiamo che nelle democrazie, in Italia e (pensi un po’) persino a Biancavilla, sono garantite la libertà di stampa e la libertà di critica. Sconvolgente, vero? Ma è così. Funziona così.

La bussola della coerenza

Rassicuriamo lui e tutti, dunque, che la linea editoriale di Biancavilla Oggi resterà immutata, la stessa tracciata fin dall’agosto 2014, quando ci siamo affacciati nel panorama giornalistico locale. La lancetta della nostra bussola segna sempre la stessa direzione: quella della coerenza. Non ci siamo mai smarriti. Decidiamo noi chi intervistare, quali argomenti affrontare, quali domande porre. Non certo gli “inviti” di un partito, qualsiasi partito.

Siamo un giornale, cioè altra cosa rispetto ai bollettini o alle noiose tribune di Mamma Rai anni ’60. L’informazione è un bene prezioso, non un programma di “dediche e richieste”, secondo i gusti musicali di un capo partito, a maggior ragione se si autodefinisce “democratico”. Continueremo –superfluo ribadirlo– nel nostro esercizio di libera informazione e critica, secondo i nostri valori e la nostra identità. Ce lo concede la Costituzione, non il segretario del Pd di Biancavilla.

Lui, piuttosto, sia consequenziale ai suoi propositi natalizi di «intrattenere buoni rapporti con tutti gli organi di informazione». C’è un solo modo: stia al suo posto, non si intrometta nelle scelte editoriali e giornalistiche di una testata, che ha la prerogativa di dare notizie, proporre analisi, avanzare critiche, esprimere giudizi, prendere posizione. Nelle democrazie, è la politica ad essere l’oggetto del controllo della libera stampa. Non il contrario, che invece è tipico delle dittature.

Il segretario “democratico” si convinca da solo: non spetta a lui dare lezioni né patenti di pluralismo. Se vuole animare la solita sceneggiata del perseguitato, faccia pure: noi non saremo il suo palcoscenico. E se proprio sente la fame di visibilità fine a se stessa, si rivolga ai “giornalisti” di partito di sua conoscenza. Loro sì, faziosi per definizione.

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