Storie
Ciclismo, Davide Rizzo approda al team Mg-Kvis: «Un sogno diventato realtà»
Traguardo professionale per il massaggiatore sportivo biancavillese, chiamato da Paolo Tiralongo
La passione per il ciclismo. Tanta passione. Ma anche dedizione e competenze acquisite come massaggiatore sportivo. Un mix di fattori che hanno consentito a Davide Rizzo di entrare nel team professionistico di ciclismo MG-Kvis Costruzioni e Ambiente Uci Continental. Un riconoscimento professionale e un traguardo personale per Davide Rizzo, biancavillese di 42 anni, che entra a pieno titolo dietro le quinte di uno sport che lo affascina da sempre.
«Nel team – dice Davide Rizzo – avrò l’onore e il piacere di lavorare al fianco del nostro Paolo Tiralongo, ex corridore siciliano e direttore sportivo, ex dirigente del Team Bike Sicilia, 17 anni nel professionismo, già gregario dei più noti Alberto Contador e Vincenzo Nibali».
L’impegno professionale di Rizzo, quest’anno, riguarderà in modo particolare la Settimana internazionale Coppi e Bartali, il Giro della Magna Grecia e il Giro d’Italia under 23 (Tour de l’avenir).
«Il ciclismo, oltre ad essere la mia passione e anche uno sport che pratico, da ex triatleta, l’ho sempre visto in tv e – racconta Rizzo – potere fare parte di un team professionistico era per me impensabile fino a qualche mese fa. Ma la fortuna passa solo una volta e la si deve saper prendere al volo, mettendo tutta la propria ambizione e competenza (certificata)».
Operatore sanitario in un’azienda pubblica e massaggiatore sportivo, Davide Rizzo si dice soddisfatto per avere coronato il sogno della sua vita: «Noi del Sud siamo penalizzati per certe opportunità, ma con la giusta determinazione, con grande passione e dimostrando le proprie competenze professionali, è stato possibile, anche con una certa dose di fortuna, raggiungere questo traguardo. Un incarico che onorerò con serietà e professionalità».

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Storie
«Quattro bombe vicine a noi»: l’incubo di una famiglia di Biancavilla a Dubai
«Noi, finiti dentro la guerra»: a “Biancavilla Oggi” il drammatico racconto di Vincenzo Tomasello
«Mentre camminavamo in una di quelle strade famose di Dubai che si vedono sempre in televisione, siamo stati improvvisamente storditi da quattro boati. Quattro bombe. Proprio vicino a noi. Dopo qualche secondo abbiamo visto il fumo bianco alzarsi dietro i palazzi».
La guerra vista da vicino. Anzi, intrappolati dentro il conflitto scoppiato in Medio oriente. Una coppia di Biancavilla è lì quando cominciano gli attacchi dell’Iran, in risposta all’aggressione degli Stati Uniti e di Israele. Vincenzo Tomasello e la moglie erano in visita alla figlia, al genero (sul posto, per ragioni di lavoro) e alla nipotina di sei anni.
Il momento più difficile è proprio quello vissuto dalla bambina. «La piccola – racconta Vincenzo a Biancavilla Oggi – ha cominciato a piangere terrorizzata. Le abbiamo detto che erano fuochi d’artificio per una festa. Ma dentro di noi la preoccupazione era già fortissima».
Doveva essere un viaggio di gioia, una semplice visita in famiglia per festeggiare un compleanno. Si è trasformato, invece, in una settimana di paura, con il rumore delle esplosioni nelle orecchie e l’ansia di non sapere quando e come tornare a Biancavilla.
«Eravamo a Dubai per fare visita a nostra figlia e alla sua famiglia – racconta –. Mio genero compiva gli anni a febbraio e volevamo festeggiare insieme. Alloggiavamo in un hotel al 34° piano di un grattacielo con pareti di vetro: uno spettacolo meraviglioso».
«Dubai, da città scintillante a svuotata»
I primi giorni scorrono tranquilli. Dubai appare come sempre: scintillante, elegante, quasi irreale: «Quei paesi sono davvero dei paradisi di bellezza, lusso ed eleganza. I giorni trascorrevano sereni».
Poi, le prime avvisaglie. Alla vigilia della partenza, il genero inizia a leggere sul telefono notizie di tensioni e possibili scenari di guerra. «All’inizio non ci abbiamo fatto troppo caso. Ci sembravano notizie lontane da noi, quasi impossibili».
Ma bastano pochi minuti per capire che la realtà è diversa. Dopo quella terribile esplosione, rientrati in hotel, i telefoni iniziano a squillare più volte al giorno con messaggi di allerta e avvisi di sicurezza. E poi, la comunicazione più temuta: il volo per il rientro viene annullato. «Ci siamo sentiti smarriti», dice Vincenzo.
«Le strade – prosegue il suo racconto a Biancavilla Oggi – erano quasi vuote, poche macchine in giro, la gente camminava in fretta. Molte attività erano chiuse. Sui telefoni arrivavano messaggi che consigliavano di non uscire di casa e di stare lontani dalle pareti di vetro».
«Volevamo solo tornare a Biancavilla»
Passano i giorni, l’ansia cresce. «Telegiornali e social davano notizie poco incoraggianti. Noi volevamo solo tornare in Italia».
Dopo vari tentativi riescono a contattare la Farnesina, che suggerisce di registrarsi sui siti di sicurezza per i viaggiatori e di attendere indicazioni. Nel frattempo viene proposta un’altra soluzione: raggiungere l’Oman via terra e partire da lì. «Ma né io né mio genero abbiamo ritenuto che fosse una buona idea. Avremmo dovuto affrontare diverse ore di viaggio nel deserto».
Alla fine la svolta arriva grazie all’iniziativa privata del genero, che attraverso l’azienda per cui lavora riesce a prenotare un volo per tutta la famiglia. Ma la tensione non è ancora finita. Convinti che la situazione sia più tranquilla, decidono di uscire a cena.
«Mentre eravamo seduti in un ristorante all’aperto, abbiamo sentito un’altra terribile esplosione. In quel momento abbiamo capito che dovevamo andare via il prima possibile».
Così corrono in aeroporto. «Il consolato italiano ci chiamava per sapere dove fossimo, ma per noi ormai contava solo una cosa: tornare a casa». Finalmente il viaggio di ritorno.
«Lunedì sera, 9 marzo, eravamo a Roma. Da lì nostra figlia e suo marito sono partiti per Parigi, dove vivono i parenti di mio genero. Io e mia moglie siamo tornati a Catania. Siamo arrivati sani e salvi dopo giorni che per noi sono stati un vero incubo».
«La pace non ha prezzo»
Rientrati a Biancavilla, a mente più serena, qualche amara riflessione: «A volte quello che sentiamo in televisione o leggiamo sui social non corrisponde del tutto alla realtà. Si diceva che il Governo italiano stesse assistendo tutti gli italiani presenti negli Emirati. In realtà molti di noi sono rimasti lì senza indicazioni concrete. Siamo riusciti a tornare solo grazie all’iniziativa di mio genero. Una cosa l’ho capita più di tutte: la pace è un bene prezioso. Quando senti le esplosioni vicino a te, capisci davvero cosa significhi la guerra. Uno stato di conflitto è qualcosa di intollerabile. La pace non ha prezzo e deve essere difesa in ogni modo».
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L’arte e l’altruismo di un figlio di Biancavilla: addio a Giuseppe Zappalà
L’infanzia nel quartiere dell’Annunziata, poi il trasferimento al Nord: è scomparso a 73 anni a Sarnico
L’arte della ceramica, l’impegno a scuola, il tempo dedicato al volontariato. E poi, una qualità umana che lo ha contraddistinto per il suo altruismo. Si è spento all’età di 73 anni, dopo una breve malattia, il prof. Giuseppe Zappalà. Trapiantato a Sarnico (in provincia di Bergamo), era originario di Biancavilla, dove ha vissuto fino all’istruzione elementare, mantenendo sempre un forte legame. Cresciuto in via Viaggio, nel quartiere dell’Annunziata, era anche membro dell’Arciconfraternita dei Bianchi. Un modo per tenere vive le sue radici.
Zappalà è morto all’ospedale di Iseo. Per oltre 25 anni è stato insegnante d’arte nella scuola media di Sarnico, ma è stato docente anche a Credaro, Grumello del Monte, Villongo e Predore. Generazioni di alunni conservano di lui un profondo ricordo. La ceramica è stata, in particolare, la sua specializzazione. Non soltanto a scuola, ma anche in parrocchia e in oratorio, dove teneva corsi per bambini e ragazzi con sindrome di down.
Zappalà era noto e voluto bene per questo suo altruismo, per il suo volontariato, per la generosità di mettersi a disposizione. L’arte intesa non come semplice competenza manuale o creatività, ma come mezzo per aggregare, stare insieme, aiutare nella socializzazione. Colleghi ed ex alunni lo ricordano per la grande umanità, empatia e disponibilità, per la sua sensibilità estetica e artistica, per la sua intelligente ironia. Il sindaco di Credaro, Adriana Bellini, ha espresso la stima e la gratitudine della sua comunità.
Zappalà lascia la moglie Antonella, i figli Jacopo, Nicola e Francesca, le sorelle Cettina e Marianna, il fratello Antonio. A loro, il cordoglio e l’abbraccio di Biancavilla Oggi.
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