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Chiesa

La Madonna Addolorata in processione con l’invocazione dei fedeli: «Pace!»

Biancavilla e l’esortazione alla fine delle guerre, padre Salvatore Verzì: «Uomo, dove sei?»

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A Biancavilla entrano nel vivo i riti pasquali, e con essi uno dei momenti più sentiti dalla comunità: la processione dell’Addolorata. Alle prime luci dell’alba, un cielo incerto – quasi sospeso tra pioggia e silenzio – ha accompagnato l’uscita della statua. Qualche goccia è caduta timidamente, confondendosi con le lacrime dei devoti, in un’atmosfera densa di raccoglimento e partecipazione.

Le note della banda cittadina hanno scandito il passo lento e solenne del corteo, intonando quelle marce che da sempre fanno da colonna sonora a questo lungo cammino. Un percorso che attraversa l’intera città, senza distinzione: le chiese, l’ospedale, il Cenacolo – dove vivono persone segnate da fragilità psico-sociali – i monasteri, ma anche i quartieri più lontani, le vie meno battute. È lì, spesso, che il passaggio dell’Addolorata assume un significato ancora più profondo. Ma quest’anno, più di ogni altro elemento, è stata una parola a emergere con forza, ripetuta, invocata, quasi gridata: pace.

«Uomo, dove sei?»

Una parola semplice, eppure oggi così urgente. Una parola che si è fatta preghiera corale lungo tutto il percorso. “Pace” è risuonata nella voce flebile ma intensa delle suore salesiane e delle ex allieve, raccolte in preghiera per le famiglie colpite dalla guerra, per i figli perduti o partiti verso un futuro incerto. “Pace” è stata invocata dagli ospiti del Cenacolo, attraverso le parole del prevosto, chiedendo un mondo più giusto, più umano, più solidale. “Pace” ha trovato eco potente nella chiesa, quando don Salvatore Verzi ha lanciato il suo interrogativo, forte e disarmante: «Uomo, dove sei?».

Un grido che non resta confinato tra le mura di un luogo sacro, ma che sembra attraversare i confini della nostra piccola comunità per raggiungere un mondo ferito da conflitti, divisioni, egoismi.

In un tempo in cui le notizie ci parlano quotidianamente di guerre e violenze, ciò che si è vissuto oggi a Biancavilla assume un valore che va oltre la tradizione. La processione dell’Addolorata diventa così non solo memoria del dolore, ma anche specchio del presente e invocazione collettiva. Da ogni angolo della città, nel silenzio dei passi e nel suono delle marce, si è levato un unico, grande appello: basta guerre, basta divisioni. Nel piccolo della nostra comunità, si è alzato un grido che è anche speranza. Un grido fragile, forse, ma ostinato che chiede, semplicemente, pace.

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Il vescovo Renna s’infuria con il sindaco Bonanno e nega la benedizione papale

Duro intervento del presule, che interrompe il primo cittadino nell’atto di affidamento alla Madonna

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Il volto tesissimo, l’espressione infastidita. Di più: visibilmente irritata. L’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, infuriato contro il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, mentre era davanti alla Sacra Icona e ad una piazza affollata per il consueto “atto di affidamento” alla Madonna dell’Elemosina. Non ha fatto nemmeno in tempo a pronunciare la formula di rito ché il vescovo lo ha interrotto, facendogli una lavata di capo per poi chiudere bruscamente la celebrazione e ritirarsi velocemente in basilica, negando persino di impartire la benedizione papale. Una scena che ha sbalordito e che neppure la prontezza del coro, intonando i canti finali, è riuscita ad offuscare.

Piazza Collegiata era gremita di fedeli per la festa estiva in onore di Maria Santissima dell’Elemosina alla presenza dell’eparca di Piana degli Albanesi, mons. Raffaele De Angelis. Una funzione lunga, carica, non senza distrazioni, celebrata all’esterno, sul sagrato della chiesa, dall’arcivescovo etneo. È lo stesso Renna a chiamare il primo cittadino sul sagrato per la consueta preghiera dedicata alla Madonna e l’omaggio floreale. Antonio Bonanno, in fascia tricolore, si posiziona a fianco all’Icona, rivolto verso la piazza. Ecco il primo richiamo di Renna: «Si rivolga alla Madonna, perché è una preghiera». E aggiunge: «Solo la preghiera».

Ma il sindaco legge un intervento articolato: le radici di Biancavilla, il pensiero alle persone fragili e in difficoltà, il ruolo delle istituzioni, della Chiesa e della comunità, l’impegno ad essere «pionieri coraggiosi», auspicato al cospetto della «dolcissima Madre». Toni e parole marcatamente retorici, come suscita (o richiede) il contesto. Un accenno alla donna 74enne morta per un malore in strada, proprio mentre stava recandosi alla solenne celebrazione. Poi, i ringraziamenti al vescovo e al vicario foraneo e parroco, padre Pino Salerno…

Immediata, a questo punto, l’interruzione di Renna: «Bene, bene, solo la preghiera. È finito il discorso. “Il Signore sia con voi”». E rivolgendosi al sindaco: «Dobbiamo imparare che la preghiera è atto di affidamento. I saluti, nella liturgia, li fa solo l’arcivescovo, come ripeto tante volte ma poi mi costringete a fare queste brutte figure. Chi presiede l’eucaristia è l’arcivescovo. Non c’è neppure la benedizione papale!». Padre, Figlio e Spirito santo. E via, in tutta fretta, all’interno della basilica. La musica, il canto. Bonanno che scende, mesto, i gradini. La messa è finita. Ci si prepara – senza il vescovo – alla processione, in un vespaio di discussioni e facce sbigottite.

La reazione di Bonanno: «Amarezza e incredulità»

«Ho vissuto con profonda amarezza e incredulità quanto accaduto davanti alla Sacra Icona della Madonna dell’Elemosina. L’interruzione del mio intervento e la mancata benedizione papale da parte dell’Arcivescovo Renna, davanti a una piazza gremita, sono stati gesti che fatico a capire e che ritengo incomprensibile per un Pastore. Non è un fatto personale: è una mancanza di rispetto verso tutta Biancavilla».

Sono le parole del sindaco Antonio Bonanno rispetto a quanto accaduto la sera prima, sul sagrato della basilica, con il brusco intervento dell’arcivescovo.

«Ciò che più mi addolora – dice il primo cittadino – è che il testo dell’Atto di Affidamento era stato inviato in anteprima all’Arcivescovo, senza che mi fosse stata sollevata alcuna osservazione. Negli anni passati, alla sua presenza, ho sempre rivolto il mio ringraziamento alla Chiesa locale e al Prevosto, senza che mai fosse stato contestato».

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Chiesa

“Bella fra’!”, comincia adesso il “grest inclusivo” della parrocchia Annunziata

Ognuno partecipa pienamente alle attività, a prescindere dalle proprie abilità o da eventuali difficoltà

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Questa è la Biancavilla che ci piace

La chiesa Annunziata di Biancavilla, realtà storica e punto di riferimento per la vita religiosa e comunitaria di migliaia di cittadini, propone la settima edizione del Grest parrocchiale. Cominciata il 26 agosto, si completerà ad inizio di anno scolastico. Una scelta insolita rispetto agli altri Grest cittadini, generalmente concentrati all’inizio dell’estate, ma pensata per rispondere a un’esigenza concreta delle famiglie e dei più giovani.

«La scelta nasce dal desiderio di offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un servizio in un periodo che solitamente risulta poco strutturato dal punto di vista pastorale», spiega l’educatrice Marilù Leanza. «Il Grest si configura come un ponte tra le attività estive e la ripresa del cammino ordinario dell’oratorio, favorendo un graduale riavvio delle attività pastorali e accompagnando ragazzi e famiglie verso il nuovo anno educativo».

L’iniziativa non rappresenta, dunque, una semplice parentesi di fine estate. Durante il mese di giugno, infatti, l’oratorio ha proposto percorsi di catechesi, attività laboratoriali e modalità educative differenti, mentre i campeggi estivi hanno coinvolto numerosi bambini e ragazzi. Il Grest si inserisce in questo percorso come un momento di passaggio e di rilancio, in vista della ripresa delle attività ordinarie prevista in autunno.

“Bella fra’!”, un omaggio a san Francesco

Il tema scelto per questa edizione è “Bella fra’!”, un’espressione diventata il filo conduttore di un progetto ispirato alla figura di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte.

Francesco viene presentato ai partecipanti come un uomo libero, capace di scegliere con coraggio la propria strada e di vivere il Vangelo non soltanto come insegnamento, ma come testimonianza concreta in mezzo agli altri. Un messaggio particolarmente significativo per un’esperienza educativa che punta sulla semplicità, sulla fraternità e sulla capacità di stare insieme.

Il programma prevede numerosi laboratori e attività rivolti ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tra le proposte figurano i laboratori di cucito, ballo, cucina, murales, arte, pattinaggio, “Orto in vetro”, “Iene” e “Pupi siciliani”.

Accanto alla creatività e al divertimento, ogni attività sarà pensata come occasione per imparare, collaborare e scoprire nuove capacità. Il gioco diventa così uno strumento per conoscersi, superare le differenze e costruire relazioni.

Un Grest inclusivo, oltre le parole

Tra gli aspetti che caratterizzano maggiormente questa edizione c’è la scelta di presentare il Grest come “l’unico Grest inclusivo”. «Abbiamo scelto di definirlo “Grest inclusivo” non per dire che gli altri non lo siano, ma perché l’inclusione è il cuore del nostro progetto, un valore concreto presente fin dall’inizio», sottolinea Marilù Leanza.

Inclusione significa, in questo caso, permettere ad ognuno di partecipare pienamente, indipendentemente dalle proprie abilità, dalle eventuali difficoltà o dalle caratteristiche personali. Per raggiungere questo obiettivo, attività, spazi e organizzazione vengono adattati alle esigenze del gruppo, così che ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte integrante della comunità.

A fianco degli educatori e dei volontari è presente un team di adulti dedicato, composto anche da insegnanti di sostegno e genitori con esperienza diretta. Figure chiamate ad accompagnare i partecipanti nel percorso di integrazione e a garantire un’attenzione specifica alle diverse necessità. «L’inclusione non è un’etichetta, ma un modo di agire che mette al centro la persona e considera le differenze una ricchezza per tutti», aggiunge l’educatrice.

La comunità educante in campo

Il valore sociale del Grest emerge soprattutto nella partecipazione dell’intera comunità. Gli adolescenti saranno coinvolti nella cura dei più piccoli, i bambini potranno sperimentarsi in attività diverse e le famiglie saranno chiamate a condividere i momenti più significativi dell’esperienza.

È questa la dimensione che trasforma il Grest da semplice attività ricreativa a spazio di crescita collettiva. Un luogo nel quale non si vive soltanto il tempo libero, ma si impara a collaborare, ad aiutarsi, ad ascoltare e a riconoscere il valore di ciascuno.

L’oratorio, spiegano dalla parrocchia guidata da padre Giosuè Messina, è per sua natura uno spazio aperto, nel quale poter stare ed essere accolti senza giudizio. Ma perché continui a rispondere alle sfide di una società in cambiamento, ha bisogno di cura, competenze e attenzione quotidiana. Il Grest “Bella fra’!” nasce proprio da questa consapevolezza: offrire ai bambini e ai ragazzi un’esperienza di divertimento e formazione, ma anche un luogo nel quale nessuno si senta ai margini.

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