24102019GOODNEWS:

Nuovo collaboratore di giustizia fa tremare il clan di Biancavilla

di Vittorio Fiorenza

L’ultimo suo arresto è di alcune settimane fa: coinvolto, assieme ad altri tre soggetti (tra cui la compagna) nell’operazione dei carabinieri “Callicari”, che ha spazzato via diverse piazze di spaccio di marijuana e cocaina di Biancavilla. Ma la sua foto segnaletica, nelle cronache, appare per la prima volta nel 2008, in occasione dell’operazione “The wall”.

Ha curato sempre lo spaccio di sostanze stupefacenti, nell’orbita del clan mafioso locale, con cui ha mantenuto i contatti con i vari esponenti di vertice che si sono susseguiti.

Da qualche giorno, Vincenzo Pellegriti ha deciso di collaborare con la giustizia, andando così a rinforzare la schiera di “pentiti”, utili a fare luce sulle dinamiche, gli affari e l’organigramma della criminalità organizzata nella zona etnea. E i tentacoli di quella biancavillese sono stati particolarmente agitati nell’ultimo decennio con una escalation di omicidi e agguati falliti e una forsennata corsa per accaparrarsi un posto di potere, soprattutto dopo il vuoto venutosi a creare dopo l’omicidio di Giuseppe Mazzaglia “Fifiddu”.

Finora, i contributi ai magistrati per svelare i segreti del clan biancavillese sono arrivati da collaboratori di Adrano, Paternò o Catania. È mancato il pentimento di esponenti organici al clan di Biancavilla. Casi a parte e ben distinti, infatti, sono quelli dei fratelli Luca e Giuseppe Arena, imprenditori diventati testimoni di giustizia, che hanno dato un preziosissimo impulso alla Dda di Catania, portando alle operazioni “Onda d’urto” e “Reset” e all’inchiesta sulla “ambulanza della morte”.

Ecco perché, ora, la decisione di Pellegriti (maturata nell’ambito del procedimento scaturito dall’ultimo blitz, “Città blindata”) costituisce una opportunità di rilievo per i magistrati catanesi e per le forze dell’ordine che hanno falciato a più riprese la mafia biancavillese, ma tanti aspetti devono essere ancora chiariti.

Pellegriti ha assistito alla lunga metamorfosi del clan locale, fino al suo spappolamento e alla formazione di sottogruppi agguerriti tra loro. Ed ha visto il susseguirsi degli esponenti di vertice, man mano che ognuno finiva morto ammazzato sotto il fuoco nemico o arrestato dalle insistenti operazioni di carabinieri e polizia: da Giuseppe Mazzaglia ad Alfredo Maglia, da Carmelo Vercoco ai fratelli Vito e Pippo Amoroso, da Alfio Monforte a Massimo Merlo.

Per questo, i magistrati puntano ad informazioni di primissima mano. E Pellegriti ha già cominciato a parlare, producendo i primissimi verbali.

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