Storie
«Non siamo “cristiani da salotto”, così aiutiamo i poveri a Biancavilla»

Dall’apertura di “Casa Madre Teresa di Calcutta” al progetto per un “polo della carità”. Un’intera pagina del quotidiano “La Sicilia” dedicata al gruppo giovanile Sicomoro della parrocchia Annunziata. Un esempio di impegno solidale… “ispirato” da Papa Francesco.
di Vittorio Fiorenza
Papa Francesco non lo sa, non può saperlo. Ma se da oltre un anno, a Biancavilla, in due stanzette attigue alla chiesa Tutte grazie, è attiva la “Casa Madre Teresa di Calcutta” per la raccolta e la distribuzione di indumenti a famiglie bisognose, si deve a lui. Una struttura di assistenza solidale per decine di indigenti su cui, adesso, si stanno mettendo le basi per realizzare un “polo della carità”. Una vera e propria rete che imbrigli ogni possibilità di altruismo con un ventaglio di servizi che metta al centro «l’ascolto dei bisogni dei poveri». No, Bergoglio non può sapere che ad ispirare tutto questo siano state le sue parole, in occasione del Giubileo, che invitavano a promuovere un’opera di Misericordia in ogni parrocchia.
«Le opere di misericordia – sottolineava Papa Francesco nell’udienza generale dell’ottobre 2016, in piazza San Pietro – risvegliano in noi l’esigenza e la capacità di rendere viva e operosa la fede con la carità. Sono convinto che attraverso questi semplici gesti quotidiani possiamo compiere una vera rivoluzione culturale, come è stato in passato. Se ognuno di noi, ogni giorno, ne fa una di queste, questa sarà una rivoluzione nel mondo». Parole che hanno infiammato i cuori dei giovani del gruppo Sicomoro della parrocchia Annunziata di Biancavilla. Così, si sono posti l’obiettivo della loro, piccola rivoluzione. Non un atto emotivo, ma frutto di un lungo percorso di formazione e impegno nella parrocchia retta da padre Giovambattista Zappalà.
Salvo Fisichella è uno degli animatori del gruppo: «Noi non siamo un’associazione di volontariato, come le tante e belle realtà presenti nel territorio. Quello che spinge il nostro impegno non è il solo e semplice servizio rivolto al prossimo, ma è prima di tutto -per chi è cristiano lo può ben capire- un esercizio che ci consente di donare agli altri quell’amore che noi abbiamo ricevuto e riceviamo da Dio. Da anni, in parrocchia, facciamo formazione e ad un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di donare questo amore cristiano, interrogandoci e riflettendo con quali modalità farlo».
I ragazzi muovono così i primi passi a Catania, a diretto contatto con la povertà e l’emarginazione. «Siamo stati impegnati –ricorda ancora Salvo– nella distribuzione di indumenti e vivande calde a persone senza fissa dimora che incontravamo per strada, dal corso Sicilia a piazza Verga fino alla zona stazione. Lo abbiamo fatto affiancandoci ad un’associazione legata alla Caritas diocesana. Altra esperienza l’abbiamo fatta per un anno presso la Locanda del samaritano, gestita a Catania dai vincenziani. Abbiamo contribuito alla realizzazione di un loro alloggio, aiutandoli fattivamente nella ristrutturazione dei locali».
Un intero anno in prima linea, a sporcarsi (letteralmente) le mani. Un’esperienza sufficiente a potere fare un passo più lungo, mentre quelle parole di Papa Francesco («un’opera di Misericordia in ogni parrocchia») continuavano a frullare nella testa di ognuno dei venti ragazzi che compongono il gruppo Sicomoro. Ecco quindi che aprono la vecchia casa di via Tutte grazie di pertinenza della parrocchia e si risporcano le mani per mettere a nuovo l’immobile: c’è chi svuota i locali da vecchi mobili, chi rimuove montagne di polvere, chi fa da imbianchino. Tutto a spese proprie. Nasce così Casa Madre Teresa di Calcutta, diventata ormai punto di riferimento per un centinaio di famiglie biancavillesi e straniere, che settimanalmente si riforniscono di vestiti, scarpe, giubbotti o altro genere di indumenti, a seconda della disponibilità.
Una generosità che non si vuole arrestare qui, come racconta ancora Salvo Fisichella: «Adesso pensiamo ad uno sportello, un front office per i poveri che riesca a coordinare una serie di servizi, al di là della distribuzione degli indumenti. Pensiamo all’assistenza medica, psicologica, legale con il coinvolgimento e l’aiuto di figure professionali, che già hanno dato la loro disponibilità, Ma anche di tutte le componenti della chiesa Annunziata con gruppi ed associazioni, come quella dell’Ecce Homo, che ci aiuterà con raccolta fondi e manodopera per ristrutturare un locale parrocchiale che ospiterà queste nuove attività. Non mancherà il rapporto con la Caritas. Anzi, l’idea è quella di raggruppare in un unico soggetto tutti questi servizi. Una rete solidale rivolta non soltanto al territorio parrocchiale, ma a disposizione dell’intera comunità cittadina. Vogliamo ascoltare il bisogno di chi è povero. Bisogno materiale e immateriale».
Ci vuole un coordinamento perché queste attività arrivino a pieno regime, in grado di supplire l’assenza istituzionale nell’ascolto degli indigenti. Un percorso che si svilupperà nei prossimi mesi e che seguirà Alessandro Rapisarda, altro componente di Sicomoro e responsabile di Casa Madre Teresa di Calcutta. «L’intento –specifica Alessandro– è aiutare in ogni ambito della loro vita le persone bisognose, che devono trovare volontari maturi e preparati. La Caritas non è solo distribuzione di alimenti, ma offre servizi più ampi che vanno dalla concessione di prestiti agevolati alle famiglie al microcredito per piccole imprese. Ci proponiamo un piano d’azione a tutto campo. Un “polo della carità” per combattere la povertà, materiale, culturale e sociale».
Instancabili, determinati, pragmatici e concreti, i ragazzi e le ragazze del gruppo Sicomoro. In fondo, lo ripetono e lo ricordano a se stessi: «Non vogliamo essere “cristiani da salotto” ma essere di aiuto agli altri». Anche questa è una raccomandazione di Papa Francesco.
LE STORIE
«Avete vestiti per me?»
«Avere vestiti per me?». Si era presentata ai volontari, accompagnata da un’amica, con addosso un pigiama, le ciabatte ai piedi e un giubbotto che le era stato prestato per coprirsi dal freddo. Al volto, lividi ben visibili. La sera prima, il marito l’aveva buttata fuori casa dopo un litigio.
Con sé non aveva nulla. E con l’aiuto di una sua connazionale aveva chiesto di potere avere almeno degli indumenti per potersi vestire. La storia di questa giovane albanese, da poco tempo arrivata a Biancavilla al punto che ancora non sa parlare l’italiano, è solo l’ultima, conosciuta pochi giorni fa, tra le tante che ascolta chi fa servizio a Casa Madre Teresa di Calcutta.
Storie di disagio e sofferenza. Raccontano alcune volontarie: «Abbiamo conosciuto un giovane rumeno che ha una moglie di 25 anni con un tumore e un bambino di 8 mesi. Lui lavora, ha difficoltà a pagare le medicine e c’è il piccolo da accudire. Abbiamo conosciuto due bambini di 6 e 9 anni, che sono venuti da noi perché la mamma si vergogna e il papà è in carcere. Abbiamo conosciuto persone che stanno da sole, nonostante la patologia psichica di cui soffrono. Ecco perché cerchiamo anche di instaurare un dialogo. Per chi vive nel disagio è un gesto che fa tanto, che riscalda il cuore».

UN ANNO DI ATTIVITA’
Distribuiti 2500 indumenti a 300 persone
Nella stanza in cui sono sistemati gli scaffali e gli appendini che espongono il vestiario messo a disposizione gratuita, grazie alla raccolta degli indumenti che avviene ogni settimana, si entra due-tre alla volta. Gli spazi sono ristretti. Ma l’intento è anche quello di cercare di garantire un minimo di privacy.
Un’immagine della suora di origine albanese diventata santa nel 2016 dà il benvenuto a chi entra qui. I volontari aiutano ad indossare maglioni e giubbotti, consigliano le taglie, suggeriscono abbinamenti. Sembra di stare in una boutique, che mette in vetrina capi usati, ma comunque utilizzabili perché in buono stato. Non è casuale. I giovani promotori di “Casa Madre Teresa di Calcutta” si sono sforzati di creare un ambiente accogliente e confidenziale perché l’etichetta del “povero” sta scomoda a tutti.
Le porte sono aperte a chiunque. Tanti gli stranieri che fanno la fila e il proprio turno. È un intreccio di nazionalità, di lingue e di culture. Braccia aperte nei confronti di musulmani e cristiani ortodossi, albanesi e romeni, che rappresentano le comunità straniere più numerose presenti a Biancavilla. Ma anche nordafricani, dai tunisini ai marocchini.
La “mappa dell’indigenza” nel centro etneo comprende, tuttavia, pure persone del luogo. Parecchi biancavillesi che hanno raggiunto uno stato di necessità, tale da superare l’imbarazzo di bussare alla porta della struttura di via Tutte Grazie. I volontari hanno potuto sondare un disagio economico diffuso, non momentaneo, ma “strutturale” per tanti nuclei familiari di Biancavilla.
Nel suo primo anno di attività, Casa Madre Teresa ha distribuito circa 2500 indumenti (invernali e estivi), assistendo in maniera regolare 75 famiglie per un numero complessivo di 300 persone. Il 60% è formato da romeni e albanesi.
Numeri che, se uniti a quelli delle Caritas parrocchiali che assistono 250 famiglie, danno un quadro desolante con una richiesta di aiuto aumentata negli ultimi 7 anni del 50%. Non è un caso che, secondo la classifica del Sole 24 Ore riferita ai redditi familiari, sugli 8058 comuni italiani, Biancavilla occupi la posizione 7474 e figuri tra le Cenerentola del territorio etneo.
(Tratto dal quotidiano “La Sicilia” del 16 febbraio 2018)

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Storie
Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia
Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza
Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.
Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.
Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.
Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.
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Storie
Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla
Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»
Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.
Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.
La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».
A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.
Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.
Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»
Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».
«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».
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