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In città

Babbi Natale a bordo di una Golf “ravvivano” le feste a Biancavilla

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di Vittorio Fiorenza

Ma che ci vuole per ravvivare le festività natalizie? In fondo poco, quasi niente. Bastano 100 euro per “sistemare” una Golf cabrio e un gruppo di buoni amici con una sana capacità di prendere la vita non troppo sul serio.

In sette si sono riuniti per vestire i panni di Babbo Natale, non a bordo di una motoslitta ma di un’auto Volkswagen “riadattata” da cima a fondo («era di colore blu e per farla diventare rossa “a vistimu co Signuri”», dicono a Biancavilla Oggi).

Sulla fiancata, la scritta “I babbi della felicità”. Sul cofano, una rappresentazione del presepe. Hanno girato per tutta Biancavilla, portando una ventata di allegria ed offrendo caramelle e noccioline ai più piccoli (con pose per selfie e foto ricordo) e del buon vino novello ai più grandi. Soste più lunghe al “Cenacolo” di via San Placido e nella struttura di “Croce al vallone”.

Un’allegra comitiva con protagonisti Gianluca Furnari, Giuseppe Nicotra, Luca D’Orto, Nicola D’Agati, Francesco Scalone, Davide Verzì e Dino Lanza.

«Non ci sono soldi, non possiamo fare nulla». È la litania che dal Comune ci si sente dire sempre per spiegare le ragioni dell’assenza di iniziative. Invece, questa ciurma di amici ha smentito una scusa che serve solo a nascondere agli amministratori comunali il proprio vuoto di idee. Sì, in fondo basta poco. Basta il passaggio della Golf dei babbi della felicità per lasciare tra le strade una scia di buon umore.

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In città

«La palestra comunale da intitolare al “giudice ragazzino” Rosario Livatino»

Nel giorno della beatificazione del magistrato antimafia arriva la proposta di un comitato cittadino

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La palestra del plesso elementare “Don Bosco”, in via di costruzione, sia intitolata a Rosario Livatino, ucciso dalla “Stidda” nel 1990. La proposta, inviata al sindaco Antonio Bonanno, è sottoscritta da un comitato cittadino. E ricade nel giorno della proclamazione a beato del “giudice ragazzino” da parte della Chiesa cattolica.

«Livatino – si legge nelle motivazioni, a cui seguono 30 firme – è stato tra i primi ad avere individuato lo stretto legame tra mafia ed affari, concentrando particolarmente la sua attenzione sulle connessioni tra criminalità e imprese».

«Una visione nobile della giustizia, ispirata –riporta la missiva inviata al sindaco Bonanno – anche da un’intima esperienza di fede cristiana. Non a caso, anche per quella coerenza tra la sua fede e il suo impegno professionale, le organizzazioni mafiose lo hanno preso di mira, definendolo in chiave spregiativa, “santocchio”, ucciso proprio in odium fidei, come riconosciuto da Papa Francesco, che a conclusione del procedimento per la beatificazione, l’ha definito un “santo dalla porta accanto”».

«Il difficile momento in cui viviamo, segnato dalla pandemia in corso e da una dura crisi occupazionale e valoriale, potrebbe generare – scrive ancora il comitato – rassegnazione tra i più giovani, esponendoli ad elevati rischi che la comunità è chiamata a scongiurare con tutte le forze. Per questo, il connubio sport e legalità può contribuire ad affrontare meglio le fatiche quotidiane, le relazioni con gli altri, l’impegno a scuola, in un’ottica di rispetto delle regole, del fare gioco di squadra a vantaggio di tutti».

Da qui, l’idea di legare il nome di Livatino a quella della struttura sportiva polivalente, che a breve sarà completata.

Ma c’è pure un’altra proposta di intitolazione

Va detto che esiste già una proposta, a firma del consigliere Antonio Bonanno, di intitolazione della palestra. Proposta volta a dedicare la struttura ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Da più parti viene fatto notare che i due magistrati uccisi a Capaci e in via D’Amelio sono stati omaggiati da Biancavilla. A loro sono dedicate la piazza di fronte alla chiesa di San Salvatore l’aula magna della scuola media “Luigi Sturzo”.

Le proposte di intitolazione della palestra devono passare da un voto di Giunta. Ma il parere del Primo Circolo didattico, cui appartiene la palestra, potrebbe fare la differenza, nel tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa.

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