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Fuoco e feriti nella galleria Fce Sequenze di una esercitazione

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Operazione voluta dalla Prefettura di Catania nella stazione “Centro” della Circumetnea di Biancavilla. Simulato un grave incidente in galleria. Evidenziati alcuni punti critici, da tenere conto in casi di reale emergenza.

 

di Vittorio Fiorenza

Una littorina Fce prende fuoco, il tunnel si riempie di fumo e fiamme. Ci sono feriti da portare con urgenza in superficie, mezzi, soccorsi e forze dell’ordine da coordinare. Niente paura, si tratta di uno scenario, drammatico ma simulato nella stazione “Centro” della Ferrovia Circumetnea, in zona “Casina”, a Biancavilla. Sul posto, tutti gli attori da spiegare in casi di emergenza. In pochi minuti tocca prendere decisioni ed evitare che i vari soggetti si sovrappongono. Ognuno, quindi, svolge il proprio ruolo.

Questo il quadro della vasta esercitazione di protezione civile che ieri, dalle 9 alle 10.45, ha vivacizzato la mattinata domenicale a Biancavilla, tra la stazione ferroviaria e i punti nevralgici delle strade del paese.

L’operazione, chiamata “Callicari 2016”, è stata voluta dalla Prefettura di Catania per testare (così come già successo nelle gallerie della Circumetnea di Adrano e Santa Maria di Licodia) il grado di risposta della macchina dei soccorsi in casi di grande emergenza.

Coinvolti, oltre la Fce, mezzi e personale del comando provinciale dei vigili del fuoco e del corpo forestale, del servizio del 118 e dell’Asp, del dipartimento di protezione civile, dell’Anas, del Comune di Biancavilla e delle associazioni di volontariato, dei carabinieri, della polizia, della guardia di finanza e della polizia municipale.

Una volta avviati i soccorsi all’interno della galleria, nello spazio esterno sono stati allestiti un gazebo e un tendone in cui sistemare i feriti, mentre in paese sono stati effettuati diversi posti di blocco. Nei locali della stazione è stata approntata una sala operativa presieduta dal viceprefetto Giuseppe Pappalardo (dirigente dell’area “Protezione Civile, Difesa Civile e Coordinamento del Soccorso Pubblico”).

Durante l’esercitazione, per la cronaca, una persona si è realmente fatta male ad una gamba, ma nulla di grave. Il “test”, peraltro, ha permesso di evidenziare alcuni punti critici: due quelli più significativi, da tenere conto in situazioni di reale emergenza.

A causa della presenza di numerosi gradini delle scale che separano la superficie che si affaccia su piazza Martiri della Resistenza e la sede ferroviaria interna al tunnel, il trasporto in barella dei feriti necessiterebbe di più soccorritori rispetto a quelli impiegati. Non solo: da più parti è stata lamentata la scarsa efficacia della comunicazione d’allarme, che è stata data dalla Prefettura di Catania attraverso un semplice invio di posta elettronica, quando invece tutti hanno concordato che dovrebbe essere privilegiato un sistema di messaggistica più immediato, attraverso gli sms oppure l’ormai diffuso whatsapp.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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La lapide marmorea dedicata a Salvatore Furno mandata in frantumi

Distrutta in via Romagnosi la targa intitolata ad una vittima delle foibe nel “Giorno del ricordo”

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© Foto Biancavilla Oggi

La lapide marmorea dedicata a Salvatore Furno (vittima biancavillese delle foibe) è stata frantumata. I pezzi sono a terra, in via Romagnosi. La targa commemorativa era stata affissa, per volere dell’amministrazione comunale, nel luogo i cui aveva abitato Furno, nato nel 1901 e finito nelle foibe nel 1945.

L’affissione della lapide era avvenuta nel “Giorno del ricordo” con la partecipazione di alcuni pronipoti di Furno, che aveva lasciato Biancavilla nel 1933 per andare a fare l’insegnante.

Il sindaco Antonio Bonanno è stato informato dell’accaduto. Il gesto non sarebbe da collegare ad un’azione vandalica. Si sospetta di qualcuno che ha compiuto l’atto in modo sconsiderato, sulla base di segnali che erano stati notati fin dal giorno della cermonia del 10 febbraio.

Da parte del Comune, secondo quanto apprende Biancavilla Oggi, c’è l’impegno da subito a realizzare una nuova targa e ricollocarla nella stessa parete dell’abitazione che fu di Salvatore Furno.

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