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Ecco il “vallone della vergogna”: pure scarti edili in zona Sommacco

Non c’è soltanto la “strada della vergona”, a Biancavilla. Dalla Sp 156, a sud del paese, perennemente invasa da rifiuti e immondizia, bisogna spostarsi nella parte opposta del territorio biancavillese. In contrada “Sommacco” un altro grave caso di degrado ambientale. Sul vallone che affianca la Strada Statale 284, i cumuli di rifiuti si vedono a […]

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Non c’è soltanto la “strada della vergona”, a Biancavilla. Dalla Sp 156, a sud del paese, perennemente invasa da rifiuti e immondizia, bisogna spostarsi nella parte opposta del territorio biancavillese. In contrada “Sommacco” un altro grave caso di degrado ambientale.

Sul vallone che affianca la Strada Statale 284, i cumuli di rifiuti si vedono a distanza. Non solo sacchetti di spazzatura, arredi, copertoni e le solite carcasse di elettrodomestici. Come mostra il nostro video denuncia, ci sono anche grandi quantità di materiali di risulta derivanti da lavori dell’edilizia (dunque potenzialmente inquinati dalle fibre cancerogene di fluoroedenite), oltre agli immancabili pezzi rotti e sbriciolati di etnernit.

In un punto della strada interna, si notano pure i segni delle ruote di camion che effettuano le dovute manovre per poi, in totale comodità, ribaltare il cassone verso il vallone.

Anni fa l’associazione di protezione civile guidata da Giuseppe Scandurra aveva segnalato proprio in questo punto un vero e proprio tappeto di immondizia. Il sospetto, però, è che questo strato di rifiuti sia stato in realtà coperto nel tempo da piogge, fango e terra e che di fatto si trovi ancora qui.

Difficile stabilire gli effetti sul suolo. Certo è che si tratta dell’ennesimo, scandaloso scempio ambientale a Biancavilla nell’indifferenza generale e nell’incapacità di intervento delle istituzioni, a cominciare dal Comune e della polizia municipale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Installazione antenna 5G, le suore salesiane: «Noi non c’entriamo niente»

Intervento delle Figlie di Maria Ausiliatrice a proposito dell’impianto sull’edificio in cui sono ospitate

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«Come Figlie di Maria Ausiliatrice esprimiamo comprensione per le preoccupazioni espresse. Siamo fiduciose che chi ha responsabilità e competenza prenda decisioni rispettose della sicurezza e della salute dei cittadini».

Lo scrivono in una nota stampa le Figlie di Maria Ausiliatrice di Biancavilla, a proposito della installazione di un’antenna 5G sull’edificio di via Mongibello in cui sono da sempre ospitate.

Sulla vicenda gli abitanti della zona hanno manifestato il loro dissenso e il Comune aveva presentato un ricorso contro l’installazione, bocciato dal Tar.

C’è chi ha chiamato in causa le suore salesiane, a sproposito. Ed ora arrivano le loro puntualizzazioni.

«La notizia dell’installazione delle antenne 5G – scrivono – ha destato ansia e preoccupazione per molti. Ci sembra doveroso fornire alcune chiarificazioni. La sede di via Mongibello è di proprietà dell’Ipab Casa del fanciullo “Francesca Messina”.
Tra l’Ipab e l’ente delle Figlie di Maria Ausiliatrice è in essere un comodato d’uso gratuito dei locali per l’abitazione delle suore e le attività pastorali da loro animate».

«L’azienda che sta provvedendo all’installazione delle antenne – viene specificato – non ha alcun contratto in essere né in forma diretta né indiretta con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Circa un anno fa la direttrice dell’istituto ha ricevuto la semplice informazione della decisione in oggetto da parte dell’Ipab».

Le suore, dunque, non hanno alcun ruolo formale nell’iter per la collocazione dell’impianto. Resta il fatto che le entrate economiche destinate all’Ipab, per consentire sul proprio tetto l’installazione dell’antenna, non c’è dubbio che avranno un beneficio indiretto pure sulle Figlie di Maria Ausiliatrice. In mancanza di introiti, il mantenimento dell’immobile e l’ospitalità riservata alle suore potrebbero non essere così scontate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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