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«La Madonna nel Pci: una speranza in una Biancavilla ormai alla deriva»

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L’ex sindaco Pietro Manna

Discussioni animate su Facebook sul momento di preghiera che si è osservato davanti all’icona della Madonna dell’Elemosina nella sezione “Palmiro Togliatti”. Al dibattito si è aggiunto pure l’ex sindaco Pietro Manna.

 

«Non trovo niente di stupefacente che l’immagine simbolo della nostra città, la Madonna dell’Elemosina, sia stata accolta in una delle ultime sezioni del vecchio Pci».

Parole di Pietro Manna. L’ex sindaco di Biancavilla esprime il suo pensiero così, commentando un link su Facebook riferito all’accoglienza del quadro della Madonna dell’Elemosina nella sezione “Palmiero Togliatti” di Biancavilla, nell’ambito

«Per uno come me che ha vissuto tanto tempo nel Pci e nell’oratorio di “Padre Greco”, è una avvenimento del tutto normale. I valori del comunismo italiano e quelli di un umanesimo cristiano –spiega l’ex primo cittadino– hanno avuto tanti punti in comune. Va dato comunque atto a padre Pino Salerno e ai dirigenti della sezione –sottolinea Manna– di avere avuto il coraggio di sfidare pregiudizi e luoghi comuni».

Quell’immagine della Madonna attorniata da simboli e ritratti comunisti, dalla Falce e martello a Che Guevara, sta suscitando ed animato molte discussioni sui social network. E Pietro Manna si è aggiunto ai commentatori, non rinunciando, tra le righe, ad esprimere una nota che assume valore politico.

«In una Biancavilla che è ormai alla deriva dal punto di vista morale e sociale –scrive infatti l’ex sindaco– un piccolo gesto di speranza può essere quello di vedere confluire i valori cristiani e quelli sociali dell’ex Pci, in un momento, in qualche ora, in quel passaggio della Madonna in una vecchia sezione, che ancora, malgrado tutto, vuole restare aperta».

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Il momento di preghiera nella sezione del Pci davanti l’icona bizantina della Madonna

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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La lapide marmorea dedicata a Salvatore Furno mandata in frantumi

Distrutta in via Romagnosi la targa intitolata ad una vittima delle foibe nel “Giorno del ricordo”

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© Foto Biancavilla Oggi

La lapide marmorea dedicata a Salvatore Furno (vittima biancavillese delle foibe) è stata frantumata. I pezzi sono a terra, in via Romagnosi. La targa commemorativa era stata affissa, per volere dell’amministrazione comunale, nel luogo i cui aveva abitato Furno, nato nel 1901 e finito nelle foibe nel 1945.

L’affissione della lapide era avvenuta nel “Giorno del ricordo” con la partecipazione di alcuni pronipoti di Furno, che aveva lasciato Biancavilla nel 1933 per andare a fare l’insegnante.

Il sindaco Antonio Bonanno è stato informato dell’accaduto. Il gesto non sarebbe da collegare ad un’azione vandalica. Si sospetta di qualcuno che ha compiuto l’atto in modo sconsiderato, sulla base di segnali che erano stati notati fin dal giorno della cermonia del 10 febbraio.

Da parte del Comune, secondo quanto apprende Biancavilla Oggi, c’è l’impegno da subito a realizzare una nuova targa e ricollocarla nella stessa parete dell’abitazione che fu di Salvatore Furno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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