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Cronaca

Camion si mette in moto da solo e semina danni in via Sacro Cuore

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Lo scenario dopo l’intervento dei vigili del fuoco (foto di Pieremanuele Sberni)

Una dinamica da film d’azione. Il mezzo, per un falso contatto elettrico, prende velocità in maniera autonoma e sfonda la saracinesca. Attraversa la strada e si finisce dentro un altro garage. Poi, il fuoco distrugge il mezzo, il trattore che aveva nel cassone e parte dell’immobile.

 

di Vittorio Fiorenza

Un camion che si accende da solo e, con marcia ingranata, prende velocità fino a sfondare la saracinesca del garage in cui era parcheggiato. Trascinandosela dietro, finisce la sua corsa nella parte opposta della strada, “conficcandosi” per metà in un altro garage, nel quale fortunatamente non c’erano auto ma soltanto ponteggi e attrezzi di lavoro.

Come se non bastasse, il veicolo, nel cui cassone aveva un trattore, prende fuoco. Le fiamme distruggono non soltanto il camion e il mezzo agricolo, ma creano danni anche l’immobile che ha subìto il distacco dell’intonaco dal soffitto e il crollo di una parte delle pignatte, oltre al fumo che ha annerito la facciata.

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Il camion “impazzito”:  le immagini di una tragedia sfiorata

Sembra una dinamica che si vede nei film d’azione. Invece è quanto accaduto esattamente in via Sacro Cuore, qualche centinaio di metri al di sopra di via Cristoforo Colombo, a Biancavilla. I vigili del fuoco del distaccamento di Paternò (I colleghi di Adrano erano impegnati in altro servizio), una volta spente le fiamme, hanno cominciato i rilievi per comprendere l’origine dell’incidente.

Per quanto rara, sembra avvalorata l’ipotesi di un falso contatto elettrico nel motore di avviamento che avrebbe messo in moto il camion. Probabilmente la marcia era ingranata e questo ha fatto muovere il mezzo fino all’altro lato della strada con i danni conseguenti. Una strada in cui c’è sempre un via vai di auto e lungo la quale giocano anche bambini. Soltanto fortuna che l’incidente non si sia trasformato in tragedia.

Sul posto, sono intervenuti anche i carabinieri della stazione biancavillese e la polizia municipale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Sospesa una sala scommesse per la presenza di pregiudicati per gravi reati

Provvedimento della Questura di Catania nei confroti di un esercizio commerciale di Biancavilla

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La Polizia di Stato ha sospeso temporaneamente l’attività di una sala scommesse, nel centro storico di Biancavilla, ritenuta abituale ritrovo di pregiudicati. Il provvedimento di sospensione ha una durata di 7 giorni ed è stato emesso dal Questore di Catania. L’atto è stato notificato al gestore dai poliziotti del Commissariato di Adrano.

Nel corso di diversi accertamenti, eseguiti per diverso tempo, gli agenti hanno verificato come l’esercizio pubblico, fosse divenuto luogo di incontro abituale di pregiudicati. Soggetti ritenuti responsabili di reati di particolare allarme sociale. Si tratta di “personaggi” coinvolti in furto, estorsione, detenzione abusiva di armi, associazione a delinquere di stampo mafioso, resistenza e oltraggio a Pubblici Ufficiali, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

In alcune occasioni rilevata la presenza di soggetti sottoposti alla Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, disposta per reati di mafia. La presenza di questi clienti non è risultata occasionale. I riscontri sono avvenuti in molteplici controlli, al punto da costituire – secondo la Questura – un concreto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Sulla base di quanto rilevato, è stata ultimata l’attività istruttoria della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura. E poi disposta la sospensione delle autorizzazioni e la chiusura del centro scommesse

«La disposizione normativa – si legge in una nota della Questura – costituisce una garanzia per tutte quelle attività economiche che rispettano le regole. Esercita anche una funzione con effetti dissuasivi nei confronti di quei soggetti ritenuti pericolosi. Soggetti che, privati di un luogo di aggregazione abituale, vengono avvertiti che la loro presenza è oggetto di attenzione da parte delle autorità. Nello stesso tempo, punta ad assicurare le legittime aspirazioni a vivere in una comunità sicura».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Omicido Andolfi, si va in Appello: revocati i domiciliari per Santangelo

Per l’imputato applicata la misura cautelare dell’obbligo di dimora in attesa della sentenza definitiva

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Revocati gli arresti domiciliari e sostituiti con l’obbligo di dimora nel paese di residenza. Per Salvatore Santangelo – accusato dell’uccisione di Antonio Andolfi, avvenuta nelle campagne di Centuripe nel luglio 2024 – riconosciuta una misura cautelare meno afflittiva: è a piede libero, ma non può allontanarsi da Biancavilla.

L’uomo era stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, dal Gup del Tribunale di Enna, Chiara Blandino, a sei anni di carcere (contro i 16 anni chiesti dalla Procura con i sostituti Stefania Leonte e Massimiliano Muscio). Una sentenza che – in un contesto di liti di vicinato e diverbi per lo sconfinamento di ovini – aveva riqualificato il fatto da omicidio volontario ad eccesso colposo di legittima difesa. L’imputato era stato condannato anche per la detenzione e il porto illegale dell’arma con cui ha sparato.

Secondo la ricostruzione, infatti, Santangelo, a bordo della sua jeep, avrebbe sparato verso il furgoncino guidato da Placido Minissale con a bordo Antonio Andolfi. Il passeggero era stato colpito mortalmente (a nulla era valsa la corsa all’ospedale di Biancavilla). Ma l’imputato lo avrebbe fatto – secondo la sentenza – in risposta a colpi d’arma da fuoco avversari esplosi verso di lui. Determinanti sono stati gli esami balistici, l’intervento del Ris di Messina e il ritrovamento di un segno d’arma da fuoco sulla sua auto.

Queste circostanze e lo sconto del terzo di pena previsto dal rito abbreviato hanno portato alla condanna a 6 anni di reclusione. Riconosciuto pure il risarcimento danni (da definire in sede civile) per i genitori e la sorella della vittima. A fine giugno si apre la fase del secondo grado. L’udienza è fissata davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta (non quella d’Assise perché caduta l’accusa dell’omicidio volontario).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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