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«Ci vuole per forza il titolare», anziano in barella alla Posta

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di Vittorio Fiorenza

Una rigidità dettata dalla necessità di tutelare l’utente. Ma quando l’inflessibilità della burocrazia è estrema porta a situazioni paradossali. Come accaduto all’ufficio postale di Biancavilla, dove un anziano ammalato di 85 anni che doveva ritirare e attivare propria carta bancomat (necessaria per la riscossione della pensione) si è visto costretto ad essere trasportato con un’ambulanza privata e a recarsi fino allo sportello in barella.

Una scena mai vista, nello sbigottimento degli utenti presenti, oltre all’imbarazzo della persona anziana e dei suoi familiari.

A Biancavilla Oggi è stato riferito da alcuni familiari che all’uomo, dopo l’apertura di un contro corrente, è arrivata a casa una busta con il codice pin e, all’ufficio postale di via Benedetto Croce, la carta bancomat. Per attivarla è necessario il titolare, che però si trova in condizioni precarie di salute, avendo gravi problemi respiratori oltre ad essere stato sottoposto già ad un delicato intervento cardiochirurgico.

Una procura notarile in possesso del figlio dell’anziano non sarebbe stata sufficiente, a dire del direttore dell’ufficio postale, non sarebbe stata sufficiente a sbrogliare l’inghippo e ha preteso la presenza fisica del titolare.

Secondo fonti consultate da Biancavilla Oggi, l’azienda avrebbe applicato le regole e si sarebbe comportata secondo protocollo, a garanzia e a tutela dell’utente. Fatto sta che la burocrazia inflessibile (per quanto legittima e avallata da un dirigente che ben conosce il suo lavoro) ha creato un caso singolare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. Cittadino comune

    25 Luglio 2019 at 17:08

    Con tantissimi servizi che offre l’ufficio postale vi servite ancora dello sportello nonostante da anni ci sono gli atm(sportelli automatici). Il direttore di biancavilla è tra i migliori direttori di tutto il territorio siciliano.

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Installazione antenna 5G, le suore salesiane: «Noi non c’entriamo niente»

Intervento delle Figlie di Maria Ausiliatrice a proposito dell’impianto sull’edificio in cui sono ospitate

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«Come Figlie di Maria Ausiliatrice esprimiamo comprensione per le preoccupazioni espresse. Siamo fiduciose che chi ha responsabilità e competenza prenda decisioni rispettose della sicurezza e della salute dei cittadini».

Lo scrivono in una nota stampa le Figlie di Maria Ausiliatrice di Biancavilla, a proposito della installazione di un’antenna 5G sull’edificio di via Mongibello in cui sono da sempre ospitate.

Sulla vicenda gli abitanti della zona hanno manifestato il loro dissenso e il Comune aveva presentato un ricorso contro l’installazione, bocciato dal Tar.

C’è chi ha chiamato in causa le suore salesiane, a sproposito. Ed ora arrivano le loro puntualizzazioni.

«La notizia dell’installazione delle antenne 5G – scrivono – ha destato ansia e preoccupazione per molti. Ci sembra doveroso fornire alcune chiarificazioni. La sede di via Mongibello è di proprietà dell’Ipab Casa del fanciullo “Francesca Messina”.
Tra l’Ipab e l’ente delle Figlie di Maria Ausiliatrice è in essere un comodato d’uso gratuito dei locali per l’abitazione delle suore e le attività pastorali da loro animate».

«L’azienda che sta provvedendo all’installazione delle antenne – viene specificato – non ha alcun contratto in essere né in forma diretta né indiretta con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Circa un anno fa la direttrice dell’istituto ha ricevuto la semplice informazione della decisione in oggetto da parte dell’Ipab».

Le suore, dunque, non hanno alcun ruolo formale nell’iter per la collocazione dell’impianto. Resta il fatto che le entrate economiche destinate all’Ipab, per consentire sul proprio tetto l’installazione dell’antenna, non c’è dubbio che avranno un beneficio indiretto pure sulle Figlie di Maria Ausiliatrice. In mancanza di introiti, il mantenimento dell’immobile e l’ospitalità riservata alle suore potrebbero non essere così scontate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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