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La Tac è guasta e non funziona, pazienti dirottati in altri ospedali

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di Vittorio Fiorenza

La Tac non è funzionante e i pazienti che necessitano di essere sottoposti all’esame diagnostico vengono dirottati in altre strutture sanitarie. All’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla il macchinario ha subìto un guasto: impossibile il suo utilizzo da parte del personale medico.

Un disservizio emerso e fatto notare particolarmente in questa giornata di Pasquetta, che –per la cronaca– ha registrato diversi interventi di soccorso nella zona etnea, diversi dei quali conclusi all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla.

Nello specifico e in riferimento alla Tac, c’è stato un intervento di un’ambulanza della postazione di Bronte del 118. Medici ed infermieri sono stati chiamati per un paziente residente ad Adrano, che è stato poi trasportato al pronto soccorso di Biancavilla per essere sottoposto ad accertamenti clinici ed esami diagnostici.

Tra questi, i medici hanno ritenuto necessario eseguire una Tac, ma non essendo funzionante il macchinario, lo stesso personale del 118 ha dovuto “dirottare” il paziente al pronto soccorso dell’ospedale “Santissimo Salvatore” di Paternò, dove è stato sottoposto agli esami del caso.

Un disagio che non sarebbe isolato e che non avrebbe riguardato soltanto questo episodio. Ecco perché quanti ne abbiano avuto bisogno ieri o nelle ultime giornate, sono stati trasferiti in altri ospedali, a cominciare da quello di Paternò, che è il più vicino rispetto a quello biancavillese.

Da quel che si è appreso da fonti ospedaliere, la strumentazione diagnostica ha avuto un guasto in questi ultimi giorni e si suppone possa essere riparata e messa in manutenzione a breve, in modo tale che possa riprendere nuovamente a funzionare ed evitare disagi agli utenti con trasferimenti in altre strutture sanitarie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Installazione antenna 5G, le suore salesiane: «Noi non c’entriamo niente»

Intervento delle Figlie di Maria Ausiliatrice a proposito dell’impianto sull’edificio in cui sono ospitate

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«Come Figlie di Maria Ausiliatrice esprimiamo comprensione per le preoccupazioni espresse. Siamo fiduciose che chi ha responsabilità e competenza prenda decisioni rispettose della sicurezza e della salute dei cittadini».

Lo scrivono in una nota stampa le Figlie di Maria Ausiliatrice di Biancavilla, a proposito della installazione di un’antenna 5G sull’edificio di via Mongibello in cui sono da sempre ospitate.

Sulla vicenda gli abitanti della zona hanno manifestato il loro dissenso e il Comune aveva presentato un ricorso contro l’installazione, bocciato dal Tar.

C’è chi ha chiamato in causa le suore salesiane, a sproposito. Ed ora arrivano le loro puntualizzazioni.

«La notizia dell’installazione delle antenne 5G – scrivono – ha destato ansia e preoccupazione per molti. Ci sembra doveroso fornire alcune chiarificazioni. La sede di via Mongibello è di proprietà dell’Ipab Casa del fanciullo “Francesca Messina”.
Tra l’Ipab e l’ente delle Figlie di Maria Ausiliatrice è in essere un comodato d’uso gratuito dei locali per l’abitazione delle suore e le attività pastorali da loro animate».

«L’azienda che sta provvedendo all’installazione delle antenne – viene specificato – non ha alcun contratto in essere né in forma diretta né indiretta con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Circa un anno fa la direttrice dell’istituto ha ricevuto la semplice informazione della decisione in oggetto da parte dell’Ipab».

Le suore, dunque, non hanno alcun ruolo formale nell’iter per la collocazione dell’impianto. Resta il fatto che le entrate economiche destinate all’Ipab, per consentire sul proprio tetto l’installazione dell’antenna, non c’è dubbio che avranno un beneficio indiretto pure sulle Figlie di Maria Ausiliatrice. In mancanza di introiti, il mantenimento dell’immobile e l’ospitalità riservata alle suore potrebbero non essere così scontate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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