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Abusivismo, le ruspe a Biancavilla Due demolizioni in zona “Vigne”

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L’abbattimento della casa di via Cellini nel 2014

di Vittorio Fiorenza

Riprendono anche in territorio di Biancavilla le demolizioni di immobili abusivi, per i quali sono state emesse sentenze ormai passate in giudicato. Per la prossima settimana sono state programmate, su ordine della Procura della Repubblica di Catania, gli abbattimenti di due edifici ricadenti nella zona C del Parco dell’Etna.

Il primo si trova in zona “Ruvolo grosso”. Si tratta di una costruzione rifinita di 50-60 metri quadrati. Per l’altra, i dettagli si avranno nei prossimi giorni, ma dovrebbe trovarsi nella stessa zona. Sarà presente uno spiegamento di forze dell’ordine.

Gli interventi verranno eseguiti da un’impresa incaricata dalla Procura, visto che i proprietari non hanno optato per l’autodemolizione. Questo significa che su di loro ricadranno i costi dei lavori, che si aggirano sui 10-15mila euro. Il terreno, inoltre, rimarrà acquisito al patrimonio del Parco dell’Etna.

La magistratura catanese procede con decisione alle demolizioni, seppure con una certa lentezza e in maniera selettiva con priorità per gli immobili al di fuori del centro abitato, visti i problemi di ordine pubblico registratisi prima per l’abitazione di via Cellini e poi per il garage di via Canada, a Biancavilla.

La marcia degli abusivi del 2014 verso il Comune 

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In frantumi la targa commemorativa dell’ex sindaco Peppino Pace

L’amministrazione comunale: «Un atto vigliacco, di certo rimetteremo tutto al proprio posto»

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La targa commemorativa posta a ricordo del sindaco comunista Peppino Pace, svelata in occasione del recente 25esimo anniversario della morte, è stata trovata in frantumi. Si pensa ad un atto vandalico.

«Se confermato, si tratterebbe di un gesto vile. E inaccettabile. Sarebbe stata vandalizzata la targa, posta lo scorso 27 luglio, alla memoria di Giuseppe Pace e che dà l’intitolazione dello spiazzale. Uno spettacolo indecoroso con la targa che è stata trovata frantumata a terra, ben distante dal palo di supporto che la conteneva», si legge in una nota subito diffusa dal Comune di Biancavilla.

«Un atto vigliacco – dicono il sindaco Antonio Bonanno e l’assessore Nino Finocchiaro -. Di certo, rimetteremo tutto al proprio posto: dovesse essere stata opera di qualche vandalo, non si interromperà comunque la strada della legalità e del ricordo di donne e uomini che, come Giuseppe Pace, si sono battuti per rendere Biancavilla una città migliore».

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“Strada della vergogna”, la visuale (ancora più impietosa) con il drone

Intervento dei volontari Gepa dopo le immagini diffuse da “Biancavilla Oggi” sulle condizioni dell’arteria provinciale

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Avevamo pubblicato, qualche giorno fa, un video sullo stato dalla “strada della vergogna”, la Sp 156 Dir, nel punto che segna il confine con il territorio di Adrano. Un tappeto di immondizia e un trionfo di inciviltà. Una cartolina della Valle del Simeto macchiata da questo immondezzaio a cielo aperto, che rovina l’arteria provinciale: così l’abbiamo definita.

Dopo la diffusione delle nostre immagini (le ultime di una antica serie), sono intervenuti i volontari dell’associazione Gepa, che hanno documentato con ulteriori foto e video (pure con l’ausilio di un drone) le condizioni dell’arteria. Dall’alto, la visuale è ancora più impietosa.

Ma i volontari sono anche andati oltre, cercando qualche elemento, rovistando tra i rifiuti, per potere risalire a qualcuno dei responsabili di questo scempio.

«Siamo stati con tutti i ragazzi della Gepa sulla Sp 156, dopo che voi di Biancavilla Oggi avete pubblicato il video. Sul posto abbiamo trovato –rivela il presidente Dino Petralia– fatture, carte dell’Agenzia delle entrate, codici fiscale. Ci sono nomi e cognomi che segnaleremo a chi di competenza perché si intervenga. Anzi, si deve intervenire perché è veramente una vergogna vedere quella strada in quelle condizioni».

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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