Connettiti con

News

Rifiuti, crollo differenziata al 33% ma a maggio c’è stata una ripresa

Pubblicato

il

piazza-roma-tra-i-rifiuti

Piazza Roma tra i rifiuti: gli abitanti del centro storico tra coloro che si ostinano a non differenziare

Nell’ultimo anno, la raccolta differenziata ha subito un vertiginoso calo. Soltanto lo scorso mese si è registrata una lievitazione fino al 49%. Un dato ancora insufficiente, comunque, per vedere effetti concreti sulla bolletta degli utenti. Gli abitanti più “irregolari”? Quelli del centro storico.

 

di Vittorio Fiorenza

La raccolta differenziata lievita nell’ultimissimo periodo, ma si è lontani da quegli standard di virtuosità, necessari per vedere concreti effetti di risparmio sulla bolletta degli utenti. Anzi, in tanti lamentano importi non accettabili rispetto al servizio offerto.

Nell’ultimo anno, secondo i dati forniti dall’Ufficio Tecnico Comunale, la differenziata ha subito un crollo che l’ha ridotta intorno al 33% contro quei picchi del 54% toccati quando si era in regime con l’Ato “Simeto Ambiente”.

Lo scorso mese, però, la raccolta differenziata ha sfiorato il 49%, effetto del funzionamento dei siti di conferimento (nei mesi precedenti invece avevano funzionato a singhiozzo, costringendo a dirottamenti in centri alternativi).

Ma è un sistema delicato, fin troppo. E la variabilità è sempre in agguato. C’è poi uno zoccolo di irriducibili, a Biancavilla, che si ostina a non differenziare. Gli utenti più indisciplinati –confermano gli operatori ecologici– sono quelli del centro storico: da piazza Sant’Orsola a piazza Annunziata, da via Umberto a via Vittorio Emanuele, in tanti sconoscono l’obbligo di differenziare i rifiuti. Analoga situazione in alcune zone al di sopra di via Angelica.

Una linea di eccessiva tolleranza finora seguita non aiuta, certo, a cambiare rotta. E poi ci sono giornate in cui la raccolta avviene ad “insalata mista”: pur di ripulire in fretta o nell’impossibilità di controllare sacchetto su sacchetto (è il caso del centro storico), tutto viene buttato nello stesso calderone, tutto viene indirizzato in discarica con i costi stellari che ne conseguono.

La giornata di domani (giovedì), per esempio, sarà una giornata speciale per gli operatori ecologici, chiamati a raccogliere i rifiuti lasciati mercoledì, quando tutti i lavoratori hanno aderito al secondo sciopero nazionale del comparto di igiene ambientale (il primo era stato due settimane fa con annessa polemica per la condotta antisindacale tenuta dall’azienda).

È proprio in situazioni come questa che la raccolta avviene in maniera grossolana senza badare alla differenziazione e a fare trasbordare i costi del servizio. Per prevenire ulteriori disagi, con un’ordinanza era stata disposta la chiusura del mercato di via Turati. Le bancarelle sono state montate ugualmente, tuttavia, dopo che una delegazione di venditori ricevuta al Comune aveva assicurato che la pulizia dell’area sarebbe avvenuta a carico di ogni venditore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
1 Commento

1 Commento

  1. ALFIO

    22 Giugno 2016 at 18:21

    Mi chiedo che senso ha differenziare, se poi i netturbini non passano mai a raccogliere i rifiuti.In paese le strade rimangono con i sacchetti agli angoli delle case o appesi ai balconi anche per 4 giorni consecutivi. Un servizio penoso.Queste società private di raccolta rifiuti non dovrebbero proprio esistere, la gestione rifiuti dovrebbe essere comunale ed i netturbini dovrebbero essere degli impiegati comunali che ricoprono quel ruolo, allora si che tutto potrebbe funzionare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

News

Infermieri contro l’Asp: «A Biancavilla personale carente, disagi per i pazienti»

Approssimazione e superficialità: duro atto d’accusa del sindacato NurSind, che annuncia un sit-in

Pubblicato

il

© Foto Biancavilla Oggi

Un sit-in è in programma venerdì prossimo, dalle ore 9 alle 13, da parte del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Una manifestare per lanciare un grido di allarme sulle condizioni venutesi a creare in tutta l’Asp di Catania e, in particolare, all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, convertito in struttura Covid.

«La scelta aziendale di convertire frettolosamente in Covid ha letteralmente “catapultato” i pazienti all’interno dei reparti senza che sia stata data la possibilità di una fattiva organizzazione strutturale e di personale. Di fatto –viene lamentato dal sindacato– in prima battuta i locali del pronto soccorso sono stati approntati senza i requisiti minimi di sicurezza atti a garantire la salute di chi, suo malgrado, è stato costretto al ricovero ospedaliero, anche per l’inefficacia complessiva dell’assistenza domiciliare».

«La struttura, essendo già ai minimi termini come personale infermieristico e di supporto, non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19” per cui, nonostante gli sforzi attuati dal personale, infermieri e operatori socio-sanitari hanno dovuto sopportare disagi enormi», viene ancora sottolineato dal Nursid.

«Per non parlare dell’elevato numero di pazienti che stazionano in pronto soccorso, la necessità di cambiare a mano i bomboloni d’ossigeno per l’assenza dei circuiti, l’assenza di un numero sufficiente di bocchettoni per aspirazione e spazi inadeguati non hanno permesso e non permettono di assistere i malati in maniera decorosa».

Salvatore Vaccaro, segretario territoriale del NurSind Catania, spiega: «Abbiamo fatto di tutto per collaborare con le istituzioni per mitigare l’impatto fisico e psicologico sui lavoratori; purtroppo dobbiamo affermare con grande amarezza che gli infermieri sono stati lasciati soli a gestire situazioni ingestibili strutturate con grande approssimazione e senza nessuna proattività da parte della direzione strategica».

«L’Asp doveva farsi trovare pronta nell’affrontare la seconda ondata». Lo sostiene Alessandro Scalisi segretario NurSind di Presidio, anche lui contagiato dal Covid-19, molto preoccupato per la futura tenuta del nosocomio. «NurSind – dice Scalisi – ha sempre denunciato la carenza di personale infermieristico e di supporto in cui versa l’azienda, ma come sempre accade spesso ormai, i segnali d’allarme sono stati inascoltati e sottovalutati».

Si è dovuto fare i conti anche con il personale che si è contagiato poiché, lavorando in tali condizioni, è facile commettere qualche errore, pagato oltretutto a caro prezzo.

«Ancora oggi nonostante i numeri sembrano calare, il personale continua ad essere sotto stress, i reparti saturi e il pronto soccorso con pazienti che stazionano ore ed ore in attesa di un posto. Oggi, possiamo affermare con assoluta certezza che – evidenzia l’organizzazione sindacale – molte vite sono state salvate grazie allo spirito di sacrificio degli operatori (infermieri, medici e operatori di supporto), nonostante una gestione fallimentare dell’emergenza da parte dell’azienda. Noi li ringraziamo sempre, aspettiamo ancora che l’Asp faccia la sua parte».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere

Trending

Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, questa testata giornalistica non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e soggetti locali con ruoli di rappresentanza istituzionale o ad essi riconducibili