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Basta un acquazzone e Via Marche si trasforma in un torrente melmoso

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«Ecco cosa succede a Biancavilla in via Marche quando piove…vergogna!». La segnalazione di un nostro lettore, accompagnata da questo commento indignato, mostra la scena “ordinaria” che in questa traversa di via Castelli si presenta ad ogni banalissimo acquazzone.

Il cumulo di acqua mista a melma fuoriesce da un tombino, inondando tutta la strada e riversandosi ben oltre via Castelli. Diverse case hanno subito allagamenti per questo motivo.

Il video si riferisce a questo pomeriggio. Ma è così da molto tempo. Senza che nessuno si sia preso la briga di risolvere il problema. Della serie “vergogne cittadine”.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Alfio

    26 Luglio 2015 at 19:33

    Biancavilla è un disastro… nulla che funzioni… amministratori inadeguati, dimettetevi e lasciati spazio a chi ha maggiore competenza…

  2. Cinzia Nicotra

    26 Luglio 2015 at 19:31

    Sbaglio o da quelle parti abita un consigliere comunale? Un certo Pippo Sapienza radiologo? Non si è mai accorto del problema? Cosa ci sta a fare al Comune? Scalda la sedia?

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“Il respiro di Biancavilla”, la questione amianto diventa una mostra fotografica

Iniziativa di Inail e Università di Catania: immagini di Valentina Brancoforte e dell’archivio di Daniela Bellomo

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Si intitola “Il respiro di Biancavilla”. Martedì 11 giugno, alle ore 11.00, presso la Direzione territoriale Inail di via Cifali a Catania, inaugurazione della mostra fotografica. Iniziativa nata nell’ambito della attività previste dalla convenzione tra l’Inail Sicilia e l’Università degli studi di Catania.

Le opere fotografiche di Valentina Brancaforte e l’archivio fotografico di Daniela Bellomo, coordinatrice reggente della Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza dell’Inail Sicilia, raccontano la storia degli abitanti di Biancavilla. Una popolazione esposta per oltre cinquant’anni alla fluoro-edenite, una fibra asbestiforme che ha provocato un elevato tasso di mortalità per mesotelioma.

L’istituzione della Sin (Sito interesse nazionale), avvenuta del 2001, si rese necessaria quando, a seguito di studi epidemiologici, venne scoperto negli affioramenti rocciosi della cava di Monte Calvario un nuovo minerale. Una struttura anfibolica, la fluoro-edenite, che presenta tre habitus: aciculare, fibroso e prismatico. Studi successivi hanno dimostrato che il nuovo anfibolo ha caratteristiche chimico-tossicologiche riconducibili all’asbesto.

I testi a corredo delle immagini sono di Daniela Bellomo, Valentina Brancaforte e Stefano Zuliani. Ha collaborato Caterina Ledda, docente associata di Medicina del lavoro all’Università di Catania. La mostra sarà visitabile fino al 12 luglio, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.00.

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