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Un affronto: ora le buste di urina vengono lasciate appese ai cancelli

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Inciviltà? No, qualcosa di più: un vero e proprio affronto ai danni dei residenti di via Turati e degli operatori ecologici. «I vigili urbani stavolta non sono nemmeno venuti».

 

di Vittorio Fiorenza

Non soltanto li lasciano agli angoli delle strade. Adesso, le buste di urina, le fanno trovate appese alle inferriate e ai cancelli delle abitazioni.

Nella zona di via Turati di Biancavilla, dopo il mercato settimanale, ancora un atro episodio attribuibile agli ambulanti, che, smontate le loro bancarelle, lasciano queste sconcezze. Definirlo un fatto di inciviltà, adesso è superfluo. Si tratta ormai di un affronto, di fatti volutamente provocatori diretti agli abitanti del quartiere e agli operatori ecologici, “rei” di lamentarsi e riferire tutto a giornali e televisioni.

Gli episodi si ripetono da anni, senza che amministrazione comunale e polizia municipale abbiano mai preso drastici provvedimenti. Finora soltanto promesse. Non mantenute.

Alcuni lavoratori raccontano a Biancavilla Oggi: «Per quest’ultimo episodio abbiamo chiamato, come sempre, i vigili urbani, ma a differenza di altre volte, ora non si sono nemmeno presentati per compilare la solita relazione di servizio. Ci è stato risposto che sono a conoscenza del problema ma che va al di là delle loro competenze. Insomma, come nei più classici degli atteggiamenti della nostra pubblica amministrazione, scaricano le responsabilità da un ufficio all’altro. E il problema è sempre lì. Nessuno vuole o è in grado di risolverlo».

Non è la prima volta che vi raccontiamo di questi fatti riferiti alla zona di via Turati. E continueremo a farlo, fino a quando si ripeteranno.

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Infermieri contro l’Asp: «A Biancavilla personale carente, disagi per i pazienti»

Approssimazione e superficialità: duro atto d’accusa del sindacato NurSind, che annuncia un sit-in

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© Foto Biancavilla Oggi

Un sit-in è in programma venerdì prossimo, dalle ore 9 alle 13, da parte del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Una manifestare per lanciare un grido di allarme sulle condizioni venutesi a creare in tutta l’Asp di Catania e, in particolare, all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, convertito in struttura Covid.

«La scelta aziendale di convertire frettolosamente in Covid ha letteralmente “catapultato” i pazienti all’interno dei reparti senza che sia stata data la possibilità di una fattiva organizzazione strutturale e di personale. Di fatto –viene lamentato dal sindacato– in prima battuta i locali del pronto soccorso sono stati approntati senza i requisiti minimi di sicurezza atti a garantire la salute di chi, suo malgrado, è stato costretto al ricovero ospedaliero, anche per l’inefficacia complessiva dell’assistenza domiciliare».

«La struttura, essendo già ai minimi termini come personale infermieristico e di supporto, non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19” per cui, nonostante gli sforzi attuati dal personale, infermieri e operatori socio-sanitari hanno dovuto sopportare disagi enormi», viene ancora sottolineato dal Nursid.

«Per non parlare dell’elevato numero di pazienti che stazionano in pronto soccorso, la necessità di cambiare a mano i bomboloni d’ossigeno per l’assenza dei circuiti, l’assenza di un numero sufficiente di bocchettoni per aspirazione e spazi inadeguati non hanno permesso e non permettono di assistere i malati in maniera decorosa».

Salvatore Vaccaro, segretario territoriale del NurSind Catania, spiega: «Abbiamo fatto di tutto per collaborare con le istituzioni per mitigare l’impatto fisico e psicologico sui lavoratori; purtroppo dobbiamo affermare con grande amarezza che gli infermieri sono stati lasciati soli a gestire situazioni ingestibili strutturate con grande approssimazione e senza nessuna proattività da parte della direzione strategica».

«L’Asp doveva farsi trovare pronta nell’affrontare la seconda ondata». Lo sostiene Alessandro Scalisi segretario NurSind di Presidio, anche lui contagiato dal Covid-19, molto preoccupato per la futura tenuta del nosocomio. «NurSind – dice Scalisi – ha sempre denunciato la carenza di personale infermieristico e di supporto in cui versa l’azienda, ma come sempre accade spesso ormai, i segnali d’allarme sono stati inascoltati e sottovalutati».

Si è dovuto fare i conti anche con il personale che si è contagiato poiché, lavorando in tali condizioni, è facile commettere qualche errore, pagato oltretutto a caro prezzo.

«Ancora oggi nonostante i numeri sembrano calare, il personale continua ad essere sotto stress, i reparti saturi e il pronto soccorso con pazienti che stazionano ore ed ore in attesa di un posto. Oggi, possiamo affermare con assoluta certezza che – evidenzia l’organizzazione sindacale – molte vite sono state salvate grazie allo spirito di sacrificio degli operatori (infermieri, medici e operatori di supporto), nonostante una gestione fallimentare dell’emergenza da parte dell’azienda. Noi li ringraziamo sempre, aspettiamo ancora che l’Asp faccia la sua parte».

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