Cronaca
Pizzo, droga e trasporti: condanne severe per “u Pipi” e i suoi picciotti
Blitz antimafia “Ultimo atto”: 130 anni di carcere a 13 imputati nel procedimento con rito abbreviato
Il giorno del verdetto è arrivato. Sentenza di condanna con rito abbreviato, a conclusione del processo scaturito dal blitz antimafia “Ultimo atto”, per il boss Pippo Mancari u Pipi e i suoi picciotti, che erano riusciti a ricostituire e ricompattare un’organizzazione dopo anni di turbolenze, arresti, scissioni e sanguinose guerre fratricide nel clan di Biancavilla. Mafia, droga, estorsioni e monopolio sul trasporto merci: questi gli ambiti illeciti su cui il gruppo criminale ha agito, fino a quando oltre cento carabinieri hanno fatto scattare l’operazione nella notte del 13 settembre 2023.
Una sentenza molto severa con pene, in alcuni casi, superiori alle richieste avanzate dalla Procura, nonostante lo sconto di un terzo previsto dal rito speciale. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, ha inflitto 12 anni di carcere a Pippo Mancari e 10 anni a Giovanni Gioco: ritenuti gli elementi di vertice. Ma la pena più alta è quella assegnata a Mario Venia e a Placido Galvagno: 20 anni di reclusione ciascuno. Poi, Salvatore Manuel Amato (10 anni e 8 mesi), Fabrizio Distefano (10 anni e 8 mesi), Piero Licciardello (13 anni e 8 mesi), Nunzio Margaglio (5 anni e 8 mesi), Alfio Muscia (8 anni di reclusione e 8mila euro di multa), Carmelo Vercoco (8 anni di reclusione e 8mila euro di multa), Cristian Lo Cicero (6 anni di reclusione e 12mila euro di multa), Marco Toscano (5 anni e 12 mila euro di multa). Per alcuni capi di imputazione assolti Placido Galvagno, Mario Venia e Piero Licciardello.
Pellegriti condannato, ma fondamentale
Condanna a 6 anni pure per Vincenzo Pellegriti, che da organizzatore e gestore dello spaccio è poi diventato collaboratore di giustizia («Collaboro con la giustizia per dare un futuro ai miei figli…», aveva detto). Il suo contributo agli inquirenti è stato definito «rilevante e completo con dichiarazioni, attendibili e riscontrate». A quelle di Pellegriti, nell’inchiesta si sono affiancate anche le dichiarazioni di Giovanni La Rosa, Graziano Pellegriti e Salvatore Giarrizzo.
Confiscate due società di trasporto
Il giudice ha anche ordinato la confisca dell’impresa individuale “MM Logistic di Miriana Militello” e delle quote e dell’intero patrimonio aziendale della società “MN Trasporti srl”. Due società che tra Biancavilla e Adrano di fatto rappresentavano il monopolio nel settore del trasporto merci su strada imposto dai gruppi criminali operanti nei due comuni etnei. Il valore della loro attività, nella fase iniziale del sequestro preventivo, era stato complessivamente quantificato in circa 3 milioni di euro.
Risarcimento al Comune e a Libera Impresa
Tutti gli imputati sono stati condannati alle spese processuali e alle spese legali delle parti civili costituite. Riconosciuto a queste ultime il risarcimento danni, da quantificare in sede civile. Si tratta del Comune di Biancavilla, assistito dall’avv. Sergio Di Mariano, e dell’associazione Libera Impresa, assistita dall’avv. Elvira Rizzo. Nessuna delle vittime degli episodi di estorsione accertati si è costituita: segno inequivocabile che l’omertà e il timore reverenziale nei confronti della criminalità mafiosa siano ancora da sradicare.
Rito ordinario per altri sei imputati
Dell’inchiesta “Ultimo atto”, c’è ancora un altro troncone del procedimento con rito ordinario. Sei sul banco degli imputati: Carmelo Militello, Nicola Minissale, Ferdinando Palermo, Alfredo Cavallaro, Maurizio Mancari e Francesco Restivo. Un procedimento ancora nelle fasi iniziali: si è giunti, infatti, all’incarico per la trascrizione delle intercettazioni.
Tutti gli affari del clan
L’inchiesta “Ultimo atto” ha consentito di scoperchiare l’organizzazione mafiosa di Biancavilla e le relative attività illecite. Attività diversificate e articolate, sempre redditizie. Tra queste, la gestione di una “agenzia” per il trasporto merci su camion e l’imposizione alle imprese, soprattutto del settore agrumicolo, all’utilizzo monopolistico dei servizi gestiti dall’organizzazione.
La gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti, poi, avveniva in maniera capillarre. Collegamenti sono stati accertati con gruppi di Adrano (coinvolti i “caminanti”) e di Catania (clan Laudani e clan Cappello).
La richiesta di pizzo era un’attività tradizionale e collaudata. Sei gli episodi estorsivi documentati a danno di attività commerciali ed imprenditoriali, costretti a pagare mazzette periodiche per Pasqua, San Placido e Natale. Le imposizioni avvenivano, in occasione delle festività patronali di ottobre, anche a carico dei venditori con bancarella e dei gestori delle giostre. Questi ultimi costretti a cedere centinaia di biglietti omaggio per un giro al luna park.
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Cronaca
Giovani in piazza Martiri d’Ungheria con dosi di droga e un tirapugni di ferro
Controllo effettuato dai carabinieri di Biancavilla culminato con la denuncia di un 19enne
Un normale passaggio dei carabinieri da piazza Martiri d’Ungheria, luogo di ritrovo giovanile di Biancavilla. I militari hanno notato dei ragazzi seduti su un muretto, che alla loro vista hanno cercato di disfarsi di qualcosa. È scattato così il controllo e un’ispezione dei luoghi.
Nell’aiuola della piazza sono state recuperate due dosi di marijuana, perfettamente asciutte e non bagnate come il terriccio del verde pubblico, che sono state sequestrate a carico di ignoti.
Messo alle strette, un ragazzo di 19 anni ha preso da una delle sue tasche una dose di hashish e da un’altra un tirapugni di ferro, per il quale non ha saputo giustificare il porto abusivo, raccontando che ce l’aveva per difendersi da eventuali aggressioni.
I Carabinieri della stazione di Biancavilla hanno denunciato il ragazzo per porto di oggetti atti ad offendere. È scattata per lui anche ala segnalazione amministrativa alla Prefettura di Catania in quanto assuntore di sostanze stupefacente.
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Cronaca
Un 54enne di Biancavilla colpito ripetutamente alla testa con una pinza
Lite tra automobilisti ad Adrano degenera in un’aggressione violenta: i fatti ricostruiti dai carabinieri
Una discussione per motivi di viabilità tra due automobilisti che degenera in violenza. Protagonisti un giovane di 20 anni di Adrano e un 54enne residente a Biancavilla. Il primo è stato denunciato dai carabinieri della stazione di Adrano per aggressione ai danni dell’altro.
Il 54enne, secondo quanto riferito ai militari, sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa con un arnese metallico. Per lui è stato necessario l’intervento degli operatori del 118. Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”, è stato dimesso con una prognosi di 20 giorni.
Immediata la risposta dei carabinieri che, acquisita la denuncia, sono risaliti all’identità del presunto aggressore. Dopo averlo individuato, i militari hanno organizzato una perquisizione nella sua abitazione, dove hanno rinvenuto una pinza a pappagallo, ritenuta compatibile con l’oggetto utilizzato per colpire il 54enne, nonché i vestiti indossati il giorno dell’aggressione, esattamente corrispondenti alla descrizione fornita dalla vittima. Il giovane dovrà rispondere di lesioni personali.
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