Cultura
Ecco chi contava a Biancavilla nel ‘600: studio inedito sulla famiglia Gemma
Dai “Riveli di beni ed anime” che abbiamo consultato, nuove scoperte storiche sul facoltoso casato
Ormai diversi anni fa, Marcello Cantone si occupò di ricostruire le vicende della famiglia Gemma, a Biancavilla, tra Sei e Settecento, concentrando i suoi interessi soprattutto su due esponenti di questo casato, Francesco e Giacomo, entrambi considerati dalla storiografia settecentesca e ottocentesca siciliana letterati dal vasto spessore culturale. Già lo studio di Cantone, ma poi soprattutto i dati provenienti dalle fonti documentarie, hanno messo in evidenza tutta la rilevanza di questa famiglia all’interno del contesto cittadino, dove hanno ricoperto nel corso del XVII e del XVIII secolo ruoli di primo piano.
Lo studioso biancavillese, così, occupandosi delle vicende dei due letterati, è riuscito a ricostruire la linea ascendete di Francesco e Giacomo a partire dagli anni Venti del Seicento, linea che, secondo le informazioni recuperate da Cantone, ebbe inizio da Domenico e Domenica Gemma.
Adesso, per Biancavilla Oggi, sfruttiamo fonti documentarie inedite, particolarmente importanti per la storia isolana, quali sono i Riveli di beni ed anime. Si tratta di dichiarazioni rilasciate dai capifamiglia sulla composizione del loro nucleo, sui beni stabili e mobili in loro possesso, ma anche sui crediti e i debiti gravanti su di loro. Dalla consultazione di tale documentazione, tentiamo di gettare luce su un ulteriore ramo di questo casato e nella fattispecie quello avuto origine da Erasimo e Agata Gemma.
Il nucleo familiare di questi, già a partire dal secondo venticinquennio del XVII secolo, appariva come uno dei più facoltosi dell’abitato etneo, in grado di competere con famiglie stabilite nella terra di Biancavilla da molto più tempo, alcune addirittura dalla stessa fondazione.
Banestanti con case, vigneti e bestiame
Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del Cinquecento, le fonti documentarie, attestano che erano sei le famiglie più abbienti della cittadina etnea: Bisuchia, Greco, Giullo, Pillara e Puglisi (Fabrizio e Domenico). Esse possedevano non solo case, casotti e casalini, ma pure vigne e chiuse, insieme a pochi capi di bestiame, oltreché a un “arbitrio di massaria”.
Il valore dei beni della famiglia più agiata, quella di Dimitri Bisuchia, per esempio, tolte le gravezze, costituite dai tributi dovuti e dai debiti contratti con diverse persone, ammontava a ottantadue onze.
Meno di venti anni dopo dai Riveli del 1593, le dichiarazioni rilasciate dai capifamiglia nel 1607 restituiscono un’immagine abbastanza diversa della società biancavillese, resa maggiormente complessa dal trasferimento nella cittadina di nuclei familiari provenienti da diversi centri abitati etnei e nebroidei.
Il dato, oltreché essere attestato dalle fonti documentarie prese in esame per questo articolo di Biancavilla Oggi, è già stato confermato da chi scrive attraverso le analisi condotte sul “Libro antico dei matrimoni” conservato nell’Archivio parrocchiale della Basilica Santuario Santa Maria dell’Elemosina.
Focus su Erasimo e Agata Gemma
Senza dubbio, tra le famiglie emergenti nei primi decenni del XVII secolo, si distinse quella di Erasimo Iemma (Gemma). Nato agli inizi degli anni Ottanta del Cinquecento, in una località che rimane attualmente sconosciuta, questi dovette trasferirsi a Biancavilla nei primissimi anni del Seicento. Nel 1607, Erasimo aveva dichiarato al Capitano d’armi don Carlo del Voglia, incaricato di eseguire i Riveli, di avere venticinque anni e di essere sposato con Agata. Dal loro matrimonio, a quella data, era nata soltanto la figlia Caterina.
Ma, nel suo nucleo familiare erano stati compresi pure suo fratello Giuseppe di sei anni e il suo garzone Domenico Nicoloso, originario di Malpasso. Insieme a essi, pertanto, Erasimo viveva in un tenimento di case, sito nello quartiere della matrice ecclesia, del valore di quaranta onze, una cifra da ritenersi abbastanza considerevole nel contesto biancavillese.
Egli possedeva, inoltre, altri immobili presso il quartiere della nunciata, quali una casa solitaria, due botteghe e un magazzino, nel cui ultimo teneva riposti vino e olio. Appare assai probabile che tali prodotti provenissero dalle vigne che Erasimo possedeva presso contrada Minucucchita e Valluni russu, del valore rispettivamente di centosettanta onze e di sessanta onze. Queste dovevano essere proprietà piuttosto estese, soprattutto la prima, dalle quali Erasimo riusciva a trarre considerevoli profitti non solo per fare fronte alle spese ordinarie, ma pure per ripagare i debiti contratti con ricche personalità di Adrano e soprattutto per reinvestirli nell’acquisto di ulteriori proprietà.
In questo senso, risulta essere assai interessante comparare il Rivelo del 1607 con quello del 1624, dal cui confronto è possibile constatare il livello a cui giunse questo ramo della famiglia Gemma durante la prima metà del XVII secolo. A metà degli anni Venti del Seicento, così, il nucleo familiare di Erasimo era divenuto più ampio e composito. Oltre alla moglie Agata e alla figlia Caterina, il dichiarante affermava, infatti, di accogliere nella propria casa i suoi due figli, Bartolomeo (sei anni) e Giuseppe (due anni), suo fratello Giuseppe, i suoi due garzoni, Geronimo e Paolo Spitaleri, e quindi una serva, Agatuzza d’Anfuso.
La casa di Erasimo vicina all’Unicredit
L’abitazione in cui dimorava la famiglia Gemma si trovava nello quartero della chiazza (detto pure della matrice ecclesia) e doveva essere di una certa importanza, se il valore stimato dell’immobile era di quattrocento ventotto onze.
Il nucleo principale doveva essere costituito dalla prima dimora posseduta da Erasimo, ma attraverso acquisti e rifacimenti vari avvenuti nell’arco di un ventennio, la sua nuova casa si presentava disposta su un pianterreno e un primo piano, mentre era suddivisa in otto corpi.
L’abitazione era, inoltre, dotata di tre magazzini e una bottega, che confinava con lo carcere di detta terra. Sulla base di quest’ultima informazione si può ipotizzare che tale dimora si trovasse nei pressi dell’odierna Filiale Unicredit, area su cui sorgeva l’antico carcere dell’abitato.
Una fortuna accumulata in vari quartieri
Ma, i beni immobili appartenenti a questo ramo della famiglia Gemma erano molto più consistenti. Erasimo, infatti, possedeva cinque case nello quartero della funtana (centoquattro onze), due case nello quartero della chiazza (trentadue onze), due case nello quartero di nostra Signora dell’Itria (quarantotto onze) e una casa nello quartero della matrice (venti onze).
Anche le proprietà terriere erano di una certa rilevanza dal punto di vista della loro estensione. La più importante era il mandorleto di contrata dello Grasso, sul cui fondo insisteva pure una casa (quattrocento onze).
Erasimo possedeva, inoltre, diverse chiuse sparse tra le contrata delli molini (valore centotrenta onze), delli Comuni (quaranta onze), delli gurni (quaranta onze) e la contrata della Cattoria (quaranta onze) e ancora una vigna presso la contrata di Valluni russu (centroquattro onze).
Un patrimonio di 1000 onze in 20 anni
Il dato che sembra risaltare subito all’attenzione è quello relativo alla quantità davvero straordinaria di beni che Erasimo riuscì ad accumulare in poco più di venti anni. Tra entrate e uscite, tra locazioni e vendita dei prodotti coltivati nei suoi fondi, tra danaro da dare e da ricevere, il patrimonio netto di questo personaggio abbiente della Biancavilla d’inizi Seicento si aggirava intorno alle mille onze, una cifra considerevolissima, tanto più se si considera che Erasimo era riuscito a mettere insieme tutto ciò in un periodo relativamente breve.
Biancavilla, però, allora si presentava come una terra ricca di opportunità. Opportunità che, per esempio, riuscirono a mettere a frutto i discendenti di Masi Piccione. Quando Masi, capostipite dell’omonima famiglia, giunse da Palermo alle falde dell’Etna, egli non possedeva nulla. In poco meno di settanta anni, però, i membri della sua famiglia (Blasco e in maniera straordinaria suo figlio Francesco) riuscirono non solo a divenire alcune delle personalità più abbienti e influenti di Biancavilla, ma furono in grado anche di legarsi con importanti parentadi di Adrano e di Agira.
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Cultura
Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre
L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido
Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.
Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.
La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».
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Cultura
In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte
La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco
A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.
La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.
«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».
La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.
Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.
«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»
«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».
E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?
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