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Cronaca

La vita “spezzata” a 19 anni di Yonut, il sindaco Bonanno: «Vicinanza alla famiglia»

Consegnata la salma del giovane di origine romena, morto in un incidente con la sua moto lungo viale Europa

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di VITTORIO FIORENZA

È stata già consegnata ai familiari, la salma di Ionut Mirel Brumia, il 19enne di origine romena, morto a seguito di un incidente in viale Europa, a pochi metri da piazza Falcone-Borsellino, a Biancavilla. Il giovane, che in paese era conosciuto come “Giovanni”, era sulla sua moto di grossa cilindrata, quando avrebbe perso il controllo, andando a sbattere contro un palo della pubblica illuminazione.

La moto è andata letteralmente in frantumi, il corpo del giovane è stato sbalzato: Yonut è morto sul colpo e gli operatori sanitari del 118 non hanno potuto fare nulla, se non coprirlo pietosamente con un lenzuolo.

Secondo i carabinieri, che sono intervenuti sul posto e hanno effettuato i rilievi, si tratta di un incidente autonomo, scartando quindi le voci di eventuali responsabilità di terzi e che nell’immediatezza del fatto indicavano la presenza di un’auto che avrebbe avuto un ruolo nella tragica dinamica.

Resta la disperazione dei familiari e degli amici di Yonut, da alcuni anni residente a Biancavilla, ma proveniente da Bacau, regione storica della Moldavia, nella parte est della Romania, per trovare qui una vita migliore. Così non è stato.

L’amministrazione comunale, con un gesto concreto, ha voluto esprimere sentimenti di solidarietà ai familiari da parte dei biancavillesi. «È stata una notizia tragica quella di ieri sera. Rivolgo la mia vicinanza –ha detto il sindaco Antonio Bonanno– alla famiglia alla quale daremo il dovuto supporto. In questo momento già di per sé difficile, spiace dover sapere che una giovane vita viene spezzata sulla strada. Una notizia davvero tremenda».

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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