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Biancavilla, la strana città che ha due Prg: “Poca Ragionevolezza Generale”

La conseguenza: confusione, incertezze, un settore edile allo sbando e costi stellari a causa dell’amianto

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Quando ho deciso di intraprendere la strada della libera professione in un paese come Biancavilla, inizialmente sono stata a volte scoraggiata e più volte avvisata dai miei colleghi delle grosse difficoltà che comporta il territorio. Ma non mi sono posta il problema anzi, vedendola come una sfida, ho iniziato. Piano piano, però, ho capito sulla mia pelle cosa volessero dirmi: non era competizione ma un vero e proprio preludio ad una complicatissima questione burocratica… e non solo. 

Una comunità senza Piano Regolatore Generale è ingestibile, ma con due Prg diventa immobile! Si tratta proprio di questo: Biancavilla, avendo un Prg adottato ma non vigente e ancor peggio obsoleto e un Prg vigente ma che non può essere utilizzato, è una città bloccata.

Facendo un’analisi molto generale, posso assolutamente affermare che la nostra economia si basi sostanzialmente sul settore edile. Centinaia di muratori, stagnini, elettricisti, idraulici, falegnami, fabbri, carpentieri… e altrettanti tecnici. Tutto il giorno sono a contatto con fornitori, negozi, artigiani: Biancavilla ne è piena. Perché, si sa: a Biancavilla la casa è importante!

La normativa si accavalla, le situazioni urbanistiche si complicano: ne consegue un Ufficio Tecnico Comunale giustamente intasato e tecnici che devono studiare con particolare attenzione i casi che vengono proposti. E non c’è mai una soluzione univoca ma opinioni: “forse”, “ma”, “se”. Ci ritroviamo così a dare delle indicazioni ai nostri clienti mai definitive, ma con mille dubbi e incertezze.

Cosa ne deriva? Semplice: un comparto economico completamente allo sbando, un settore che da enorme risorsa diventa un proseguo di complessità abnormi.

A conferma delle mie perplessità, un giorno vengo aggiunta ad un gruppo whatsapp di colleghi che lamentavano gli stessi problemi.

Per fare un semplicissimo esempio, nella mia breve attività ho trovato più di 4 lotti di terreno inedificabili per ragioni a dir poco assurde e che costituiscono “una evidente disparità di trattamento ed una illegittima limitazione del diritto di proprietà privata, in contrasto con il principio costituzionale di cui all’art. 42 comma 2 Cost”.

Ma il futuro –mi insegnano– non sono le nuove costruzioni. È vero. Non servono nuove costruzioni, mi dicono. Vero. Bisogna recuperare il costruito, ristrutturare, risanare, restaurare. Pienamente d’accordo: cominciamo.

Mmm no, magari evitiamo proprio a Biancavilla: c’è il gravoso problema del cosiddetto “amianto” o più propriamente “fluoroedenite”. Costi assolutamente gravosi per chi vuole ristrutturare e così la contraddizione in termini. Agenzia delle entrate (Ministero dell’Economia e delle finanze): agevolazioni, bonus ristrutturazioni ecc. Vs. Biancavilla: costi di ristrutturazione improponibili, iter burocratico complicatissimo. Conclusione: abusivismo senza sosta.

Ma i tecnici del comprensorio non ci stanno: così è stato istituito un “Comitato dei Tecnici di Biancavilla” che prova a far sentire la propria voce e farsi carico di quella dei cittadini interessati, stilando opposizioni ed osservazioni affinché venga stabilita una giusta equità edificatoria e soprattutto cerca di «avviare una fase di confronto attiva e proficua che porti all’approvazione di uno strumento urbanistico che corrisponda effettivamente alle esigenze della Città».

Ragion per cui, secondo me, ci vorrebbe una maggiore “ragionevolezza” da parte del sindaco e di tutti i consiglieri comunali: un gesto di saggezza e di grande responsabilità nei confronti di Biancavilla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Ramona Lavenia

    23 Gennaio 2020 at 8:27

    Capisco la voglia spasmodica di spostare il problema su un piano più che altro politico – perché è vero che l’iter di approvazione del PRG passa assolutamente per la politica – ma l’intento del mio “sfogo” non era di puntare alcun dito su alcuna amministrazione (visto che la vicenda del prg ne ha abbracciate più di una e che i teatrini al consiglio comunale rimangono inalterati da anni). Il mio obiettivo era quello di sottolineare un problema tangibile e di un comparto economico che annaspa, tanto è vero che ho citato anche il complicato problema della fluoroedenite.
    Io ringrazio l’Avvocato Ingiulla per le parole spese nei mie confronti, ma quello che mi preme precisare è che non metto in dubbio che la prassi sia questa – perché so benissimo che lo è – e che è assolutamente nella norma il fatto di avere due PRG: il problema sta nel contenuto. Mi sono ritrovata a dover dare delle spiegazioni a dir poco assurde ai miei clienti, eppure erano assolutamente vere.
    Le osservazioni dei tecnici servono infatti a far capire i limiti del nuovo piano, ragion per cui i cittadini dopo essersi rivolti a noi, non vedendosi riconosciuti diritti più che leciti, si dirigeranno verso gli avvocati.
    Non si tratta di voler costruire case a tutti i costi, si tratta di innescare un volano – che non scada nell’abusivismo – che sia di impulso a questo paese, devo dire, sfortunato sotto tanti punti di vista, ma fortunato in altrettanti.
    Esempio pragmatico: coppia giovane vuole ristrutturare casa in lascito dai genitori, giustamente si informa come usufruire delle agevolazioni fiscali, conti alla mano: i costi esorbitanti dovuti al problema della fluoroedenite li ha portati a cambiare idea, così mi dicevano di avere un piccolo terreno qui in città e abbiamo cercato di capire la fattibilità di una nuova costruzione: assolutamente improponibile per mille limitazioni dai due piani. Conclusione: i ragazzi hanno deciso di spostarsi nel comune limitrofo portando con loro una fetta di economia e, permettetemi, di civiltà.
    Comprendo siano problematiche che non si possono risolvere dall’oggi al domani, ma non capisco come non possano essere di rilievo nel dibattito politico. Venerdì scorso sono stata in consiglio, anche se per anni mi ero ripromessa di non andarci, e dall’altro lato della sala c’erano tantissimi giovani della mia età – anche più giovani – che hanno deciso di scommettere sul proprio paese, io chiedo a loro – per questo ho citato anche il mio Sindaco – di avere ancor più a cuore questa città e di non scadere nel teatrino che ci hanno sempre presentato.
    Infine vorrei dire che condivido quasi per intero le osservazioni tecniche del Sig. Marco Failla, ma non intendo soffermarmi su questa sfera, non era il mio scopo.
    Questo venerdì ci sara di nuovo il Consiglio Comunale, attendiamo l’esito.

  2. Andrea Ingiulla

    21 Gennaio 2020 at 21:53

    Carissima Ingegnera,
    sono contento che in questo paese a volte c’è qualcuno disposto a fare sentire la sua voce su problematiche di interesse generale che riguardano il bene della collettività, senza condizionamenti o timori di sorta.
    Quella stessa collettività che, però, a volte sembra distratta e silente, forse troppo occupata in altre faccende o forse talmente intorpidita mentalmente da non curarsi più di ciò che accade al di fuori delle mura domestiche.
    Vede, quando circa due mesi fa io posi all’attenzione della comunità il problema del P.R.G., fui accusato dall’attuale amministrazione di creare sterili polemiche e venni “tranquillizzato” sul fatto che tutto stava procedendo al meglio e che a breve il nuovo strumento urbanistico avrebbe visto finalmente la luce.
    Contrariamente a quanto ritenuto dall’amminstrazione comunale, in occasione del dibattito pubblico sul P.R.G. (al quale essa non ha inteso partecipare) è emerso invece un sentimento diffuso di malcontento nei confronti dello strumento urbanistico adottato, di cui vi siete fatti portavoce Voi tecnici in rappresentanza di migliaia di cittadini biancavillesi, presentando al consiglio comunale le osservazioni da Lei citate.
    Il problema ora sta nel vedere se le istituzioni comunali avranno la capacità e la sensibilità di recepire le istanze Vostre e quindi dei cittadini biancavillesi, o se invece si nasconderanno dietro qualche paravento.
    Le avvisaglie che arrivano dal palazzo comunale non lasciano ben sperare, visto che la prima seduta del consiglio comunale è stata rinviata per motivi a me non comprensibili.
    Comunque andrà la vicenda, l’unica mia consolazione è oggi quella di vedere che persone come lei (giovani ma preparati ed attrezzati culturalmente) abbiano deciso di rompere il silenzio sconsolante in cui sembra essere caduta la nostra comunità.
    Come ebbi modo di dire in passato, l’unica speranza per questa nostra sfortunata cittadina è che si riesca a creare un grande movimento di opinione, fatto di persone che, a prescindere da posizioni politiche preconcette e talvolta inconsapevoli, abbiano a cuore le sorti della nostra comunità.
    Grazie ancora per il Suo pregevole intervento.
    Andrea Ingiulla

    • Marco Failla

      21 Gennaio 2020 at 23:29

      Non si capisce il senso di questo intervento, o si è ignorante in materia o si è in mala fede. meglio forse la prima. Da quello che si legge sembra che questa amministrazione abbia delle colpe… che in realtà non ha. Si vuole fare passare il messaggio che le colpe della situazione attuale siano dovute alla distrazione e/o ai silenzi dell’Amministrazione Comunale. È bene fare capire ai cittadini di Biancavilla che il PRG è stato adottato da un commissario ad acta nominato dalla Regione che si è sostituito al precedente Consiglio Comunale (negligente nell’adottarne uno), di cui aveva la maggioranza il Sindaco Glorioso e tra cui vi erano dei consiglieri comunali che oggi fanno parte dell’attuale maggioranza. L’iter del Prg è stabilito per legge: dall’adozione del Prg, pubblicazione, 30gg per le osservazioni ed opposizioni al piano, risposte da parte dell’ufficio del piano inoltro alla Regione, approvazione e pubblicazione del Prg. Attualmente il Prg si trova presso gli uffici della Regione per l’esame ed eventuale approvazione. Parlare di movimento di cittadini, di comitati di tecnici, di pseudo difensore degli interessi della collettività, è pura campagna elettorale per portare acqua al proprio mulino. I consiglieri comunali possono presentare qualsiasi proposta di modifica al Prg adottato, ma è tutto inutile. i tempi per presentare le osservazioni o modifiche sono scaduti, dopo tre anni è tutto vano… il Prg è stato adottato si aspetta l’approvazione. Un appunto lo faccio all’ing. Lavenia: avere due Prg non è irragionevole ne una cosa strana. Biancavilla ha un Prg approvato e tutt’ora vigente ed un Prg adottato anch’esso vigente. lo prevede la legge che stabilisce che in fase di approvazione del nuovo prg valgono le misure di salvaguardia. cito un articolo pubblicato “Lo scopo delle Misure di salvaguardia. Le misure di salvaguardia, in una prospettiva esclusivamente cautelare, hanno lo scopo di evitare che, nel periodo intercorrente tra l’adozione e l’approvazione definitiva di un piano urbanistico, il rilascio di provvedimenti che consentono attività edificatorie (o comunque trasformative) del territorio – alla stregua di norme più permissive – possa compromettere l’assetto urbanistico previsto dagli strumenti adottati, ma non ancora approvati.

      Per queste ragioni, fino all’approvazione di un nuovo strumento urbanistico pianificatorio, ogni determinazione sulle domande che involgano attività trasformative del territorio dovrà essere sospesa in attesa dell’entrata in vigore del nuovo piano, alla stregua del quale dovrà assumersi la determinazione definitiva. Da qui la natura obbligatoria, vincolata e temporanea di dette misure.”

      • Andrea Ingiulla

        23 Gennaio 2020 at 22:01

        Premesso che non ho il piacere di conoscere personalmente il sig.Marco Failla (ammesso che il nome sia vero e non di fantasia), desidero rigraziarlo pubblicamente per avermi definito “ignorante in materia”.
        La cosa mi fa sorridere e per questo non intendo replicare polemicamente.
        Vede, caro sig.Failla, forse i suoi “amici politici”, presi dalla troppa foga e dalla fretta di rispondermi polemicamente, non l’hanno informata adeguatamente su tutte le questioni di natura urbanistica che io ho affrontato in trent’anni di attività professionale e sul fatto che, quando io mi occupavo di queste tematiche, lei forse era ancora in fasce.
        Venendo al ragionamento sotteso al suo intervento, esso non fa altro che ripetere la stessa litania a cui ormai ci ha abituati questa amministrazione: i problemi non li ho creati io ma gli altri; anche se esistono io non me ne curo perchè non è colpa mia; non mi sforzo nemmeno di comprendere i problemi e di trovare una soluzione, perchè è più comodo giocare a scaricabarile e buttarla in caciara politica.
        Ma vede, caro sig.Failla, così facendo i problemi restano e si aggravano; le conseguenze non ricadono su questo o quel politico, ma sulla comunità biancavillese che attende solo di essere amministrata efficacemente.
        L’ing.Lavenia, ma con Ella tutti i tecnici di Biancavilla, ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica un problema che esiste, e cioè l’inadeguatezza delle scelte urbanistiche fatte con il P.R.G. adottato da un Commissario ad Acta, ma elaborato da professionisti che forse possono anche sbagliare.
        Siccome nella vita non c’è nulla di ineluttabile, tranne purtroppo la morte, i professionisti del settore stanno chiedendo al Consiglio Comunale, titolare della potestà pianificatoria urbanistica, di fare proprie le proposte da loro avanzate al fine di correggere gli errori contenuti nel P.R.G. adottato e quindi di farsi portavoce degli interessi della comunità biancavillese.
        Se mi posso permettere un suggerimento, ovviamente da incompetente qual sono, dica ai suoi “amici politici” di approvare una mozione con la quale fanno proprie le osservazioni presentate dai tecnici e di trasmetterle all’Assessorato regionale all’urbanistica, magari chiedendo un’audizione personale del sindaco e del presidente del Consiglio Comunale.
        Come lei ben sa, essendo certamente più competente di me, il nuovo P.R.G. è ancora in corso di studio istruttorio da parte degli uffici dell’Assessorato regionale e poi dovrà essere trasmesso al C.R.U. per le valutazioni di competenza.
        Chissà che, con uno sforzo congiunto della politica e della società civile, non si riesca a raggiungere un risultato proficuo per la nostra collettività.
        Con i miei più siceri riguardi.
        Andrea Ingiulla

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Ex linea Fce, ottime premesse ma grava lo spettro della “cartolina turistica”

Il concetto di “desiderabilità” di un territorio dovrebbe imporsi su quello della competitività

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© Foto Biancavilla Oggi

Merita interesse l’avvio del workshop “Mənd_IT – Ricucire lembi urbani”, recentemente presentato a Villa delle Favare, finalizzato al recupero dell’ex linea Fce. Non soltanto perché vede l’ingresso in campo di figure cruciali nei processi rigenerativi, quali architetti, paesaggisti e pianificatori. Non solo per le importanti sigle nazionali coinvolte. Ma anche per l’eccezionale capacità che le istituzioni dei Comuni di Adrano, Biancavilla e S. Maria di Licodia hanno mostrato nel far fronte comune. Un importante elemento di novità, come ha sottolineato il presidente della Regione, Nello Musumeci.

Le ambizioni sembrano delle migliori, e alcune delle parole d’ordine della giornata in effetti rincuorano. «Riscoperta di un modo lento di fruire il territorio», dice il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania. «Dare una grande mano d’aiuto alla viabilità», aggiunge il sindaco Bonanno. Lo stesso concetto del “ricucire” ben si confà all’idea di un’arteria verde urbana che annoda, o risana, le tante “scuciture” e “ferite” del territorio. 

Tuttavia, uno spettro sembra gravare su queste virtuose premesse e tirare i fili dell’intera operazione. È lo stesso governatore Nello Musumeci ad evocarlo senza giri di parole: «La zona ovest dell’Etna continua a rimanere fuori dai grandi circuiti turistici. Eppure questa zona ha tutte le potenzialità, ha la materia prima, per offrire un turismo alternativo rispetto a quello… delle stazioni sciistiche».  Siamo alle solite, insomma: il territorio ridotto a cartolina turistica per la sua messa a profitto.

Criticità e arretratezza del territorio

Trovo preoccupante il fatto che nessuna delle istituzioni presenti abbia avvertito l’esigenza di parlare concretamente delle criticità e delle arretratezze del nostro territorio. Un territorio letteralmente strozzato dal traffico e dal cemento. Ovvero, simboli concreti di un potere politico per troppi decenni soggiogato alla criminalità mafiosa e agli interessi dei pochi.

A fronte di queste criticità, è a dir poco miope interpretare l’ex linea Fce solo in virtù delle sue potenzialità turistiche, e non vedervi invece uno snodo cruciale per il rilancio del territorio provinciale. In questo senso, la gestione non può che essere condivisa e aperta, trattandosi di un bene collettivo di cui può (e deve) beneficiare tutta la Comunità.

Nel caso inverso, infatti, rischieremmo di incappare nell’ennesima bolla speculativa, ispirata più alle logiche predatorie del capitalismo che al Bene Comune. Un’operazione che darebbe certo qualche liquidità. Ma che non apporterebbe reali benefici al territorio e ai suoi abitanti, lasciandolo in balia dei suoi problemi cronici di viabilità, di salubrità, di “desiderabilità”.

La “desiderabilità” del nostro territorio

Quest’ultimo concetto – la “desiderabilità” di un territorio – sempre più dovrebbe imporsi su quello di competitività. Il Mezzogiorno è in avanzata crisi demografica, si spopola di giovani ed energie, ma noi pensiamo bene di ripopolarlo di turisti? Per fermare questo tragico declino servono risposte energiche e illuminate, capaci appunto di «generare negli abitanti, nelle persone, nelle imprese, la voglia di non abbandonare quella città o quel territorio, o di insediarvisi, grazie alle sue specificità, per le sue qualità» (Nigrelli, Micromega 2020).

Ogni spazio urbano e rurale è un crocevia di spazi fisici, sociali e simbolici. Sono le comunità i primi referenti del luogo, che lo abitano, lo investono di emozioni e di significati, ed è a queste comunità che la politica deve saper dare risposte. Il modello turistico non tiene conto di tutto ciò, se non nell’ottica di cristallizzare e patrimonializzare usi e costumi, paesaggi o atmosfere, per poi metterle sul mercato. Questo modello aggrava la competizione fra aree forti e aree deboli, piuttosto che favorirne una crescita sinergica.

La solita favola del turismo

Alla favola del “turismo-panacea”, che ancora troppo spesso la classe politica invoca per liberarci da ogni male, bisogna dunque opporre una visione di crescita orientata ai veri bisogni degli abitanti. Credere ancora a queste favole, significa non voler vedere quanto il Turismo, senza un territorio sano sottostante, e specie se incurante (come spesso accade) delle “capacità di carico” di quel dato territorio, rischia di impoverire anziché arricchire.

I motivi sono molti, come descritto da un’ampia letteratura economica e sociologica. Ne ricordo giusto alcuni: genera lavoro sottopagato e non qualificato, priva intere fasce sociali dei loro diritti, non induce migliorie strutturali e durature, aumenta il consumo di suolo e l’inquinamento, compromette valori e tradizioni locali. Senza voler considerare le fragilità strutturali del terziario, rivelatesi con la pandemia. Tutto questo non per negare effetti positivi al turismo, ma per invitare ad un’accurata analisi preliminare su costi e benefici.

Rigenerazione non è decoro

Ricordo, per concludere, che i fondi del Pnrr (che non sono soldi a fondo perduto) hanno dei vincoli precisi in termini di tutela dell’ambiente, e come tali vanno spesi con intelligenza. Mi preme sottolineare, a questo proposito, che la rigenerazione urbana è ben altra cosa dal decoro urbano, e che abbellire di qualche albero il paese non significa renderlo automaticamente più vivibile o energeticamente sostenibile.   

Il workshop accenderà i motori in settembre, e ha già in programma importanti attività propedeutiche quali passeggiate, dibattiti con gli stakeholders e seminari. Mi auguro che queste buone intenzioni, circa il coinvolgimento del territorio, vengano rispettate, e che si tengano in debito conto i reali bisogni delle comunità. Ma temo che, senza un interessamento attivo da parte di associazioni o singoli cittadini, tali bisogni rimarranno ancora una volta delusi.

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