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Detto tra blog

Il centro anti-violenza Calypso e quei politicanti che volevano “sporcarlo”

Oggi tanti eventi ipocriti ma io sarò in Tribunale per una donna di Biancavilla, vittima di maltrattamenti

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Nel 2012, unitamente a due psicologhe di Catania fondavo l’Associazione Antiviolenza e Antistalking Calypso, la cui sede era ed è a Biancavilla. Ricordo che Sonya, Laura (questi i nomi delle due psicologhe) ed io eravamo spinte da forte motivazione, spirito di solidarietà e di aiuto a donne e bambini, vittime di violenza di genere. Ricordo l’inaugurazione dell’associazione, a Villa delle Favare, nel marzo del 2013. Ricordo l’attenzione che Calypso ha ingenerato nei politicanti di tutti gli schieramenti. Era di certo un bel bocconcino da strumentalizzare a proprio uso e consumo, ma avevano fatto i conti senza l’oste.

Eh sì, perché l’oste, cioè io, non ha mai consentito alcuna strumentalizzazione e non si è mai piegata ai vari avvicinamenti e alle tante promesse che le venivano dispensate con il solo fine di recuperare qualche voto all’interno dell’associazione. Che delusione, però, quando hanno capito che la maggior parte delle associate non era residente a Biancavilla e che quindi non aveva alcun significato politico alle elezioni locali. Che delusione quando hanno capito che l’associazione era autentica e per nulla interessata ai favori dei politici, ops, politicanti.

Noi volevamo solo una sede idonea ad accogliere le donne vittime di violenza. Non volevamo soldi, non volevamo incarichi. Nulla, se non mettere in campo la nostra professionalità per aiutare le donne vittime di quella violenza e di quel maschilismo che, vuoi o non vuoi, imperano e che in alcune forme sono così sottili, tanto da non essere riconosciuti e che, purtroppo, provengono anche dalle donne.

Cominciamo dalla lingua italiana

Questa è la verità e io la dico. Quelle donne, per esempio, a cui va bene che la cameriera sia chiamata cameriera, idem la segretaria, idem l’infermiera. Ma si rifiutano di essere chiamate avvocata, sindaca, assessora, la presidente e così via. Ciò in barba all’Accademia della Crusca e all’utilizzo della lingua italiana in forma corretta. E la motivazione a sostegno di tale rifiuto qual è? “Avvocata, magistrata, architetta…. non si può sentire”. Invece cameriera si può sentire. Se non è discriminazione questa (nei confronti delle cameriere e di tutte le donne), non so cos’altro lo sia.

Ho sempre pensato che la competizione tra donne e la mancanza di solidarietà di cui veniamo accusate sia frutto della mentalità maschilista e patriarcale da cui tutti (uomini e donne) siamo imbevuti sin da bambini. Ma più vedo e sento donne che si ribellano all’utilizzo corretto della lingua italiana, espressione di una giusta evoluzione non solo della lingua ma anche e soprattutto della società e della mentalità, e più faccio fatica a comprendere dove stia l’inghippo. Sulla mia carta di identità c’è scritto “avvocata”. Io l’ho chiesto, seppur abbia raccolto l’iniziale perplessità di alcuni dipendenti dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Biancavilla, anche donne, ovviamente.

I “compitini” di Biancavilla e il calendario del perbenismo

D’altro canto, a Biancavilla come in tanti altri comuni (tutti?), i “compitini” sono corretti. Quote rosa rispettate, perché imposte dalla legge, altrimenti con il cavolo. Anche perché si sono resi conti che “questa cosa” delle quote rosa e del doppio voto uomo/donna è un ottimo strumento per duplicare i propri voti (degli uomini, ovviamente). E poi: assessore (plurale di assessora) alle Pari opportunità, rigorosamente donne perché le pari opportunità sono affari che riguardano solo le donne. E ancora: panchine rosse, scarpette rosse, scolaresche riunite in piazza il 25 novembre e l’8 marzo, alla presenza per lo più di donne.

A mia memoria, ai vari eventi imposti dal calendario del perbenismo, salvo qualche eccezione, i sindaci e gli assessori (uomini) non hanno mai partecipato. O in alcuni casi hanno fatto brevi apparizioni perché impegnati in affari ben più importanti rispetto ad iniziative ritenute forse affarucci da femminucce. D’altro canto, gli uomini si occupano di cose serie, mica di panchine e scolaresche.

Calypso, realtà preziosa e onesta

Comprendo che sarebbe più popolare scrivere che tutto vada bene e che sono tutti belli e bravi. Io, però, sono ormai disillusa dal paese in cui pensavo di investire professionalmente e umanamente. E donare ad esso il mio entusiasmo e i miei valori di uguaglianza, parità e solidarietà verso il prossimo. Mi sono enormemente rotta le scatole, perché allinearmi non è nel mio “mood”, come direbbero i ragazzi di oggi.

Tutto ciò non solo a Biancavilla, ma Biancavilla è certamente colpevole di non avere accolto una realtà preziosa, onesta e autentica quale è Calypso. Perché? Perché la sua presidente (la presidente e non il presidente) che sono io, ha notoriamente la lingua troppo lunga.

Indimenticabile quando nel 2013 una persona vicina all’attuale sindaco (all’epoca non ancora sindaco e che, peraltro, io sostenevo, sbagliando) mi disse che ero troppo scomoda e che «non avrei fatto strada in politica». In effetti, così è stato perché sono fuggita a gambe levate. Altrettanto indimenticabile quando un sindaco ricandidato di un colore diverso di quello sopra nominato si è permesso di strumentalizzare il mio nome e indirettamente quello della mia associazione durante un comizio. Mi costrinse a prendere parola e a dire che nel capodanno precedente, quando una ragazza di Biancavilla era stata sequestrata dal suo convivente, io ero in piena operatività insieme alla famiglia e ai carabinieri, mentre lui era a casa a mangiare le lenticchie.

Certa politica sporca tutto

Ma si sa, certa politica sporca tutto. Calypso, però, non l’ho fatta sporcare. Meglio rimanere una piccola realtà autogestita e autofinanziata che impelagarsi con schifezze varie. Tante belle parole ma nulla di concreto a Biancavilla. Città che, essendo in buona compagnia, probabilmente si autoassolve dalle responsabilità che incombono sulla sua testa e su quella dei suoi capoccioni.

Oggi, 25 novembre, io non parteciperò ad alcun evento, così come ormai faccio da anni. Sarò in Tribunale a discutere il processo di una donna di Biancavilla. Una donna che, se non avesse trovato il sostegno dei figli e del genero e, senza volere fare autoreferenzialità, della sottoscritta, forse sarebbe stata uccisa.

Gli altri, anzi, le altre, le cosiddette assessore (plurale di assessora) che si firmano “assessore” (al singolare), perché non hanno la consapevolezza che, in questo caso, la forma è sostanza o se ne hanno la consapevolezza non hanno il coraggio di sostenere il cambiamento, si lavino le coscienze con le panchine rosse e con le scarpette rosse e con le cazzate demagogiche da cui i nostri ragazzi vengono riempiti da adulti ciechi rispetto alle responsabilità di una società sempre più violenta (basti bazzicare i social).

Panchine e scarpette rosse come il sangue delle donne uccise per mano degli uomini violenti e per mano di una società fatta di uomini e donne complici. Rosse come la carne dei bambini vittime di violenza diretta e assistita, compresa quella delle false denunce, fenomeno dilagante e sempre più preoccupante che vede vittime uomini e bambini.

Femminismo non è fanatismo

Per onestà intellettuale si deve dire anche questo e si deve parlare anche di questo perché strumentalizzare le denunce, anche coinvolgendo i bambini, per scopi vendicativi ed economici null’altro è che violenza. Ed è un oltraggio nei confronti delle donne che davvero sono vittime di violenza, oltre a costituire un oneroso dispendio economico per lo Stato.

Ringrazio Biancavilla Oggi e il suo femminismo che dà speranza a un paese cieco e muto. Cecità e mutismo che, è utile ribadirlo sempre, ho provato sulla mia pelle quando ho subito la violenta rapina in pieno centro e in pieno giorno, nota a tutti, evento rispetto al quale, a parte questo giornale e il suo direttore Vittorio Fiorenza, tanti, tanti, tanti, ma davvero tanti, mi mostrano solidarietà e complicità dietro il sipario, perché farlo sul palcoscenico… “chi me lo fa fare?”.

Eh va beh… se lo specchio non si rompe quando vi guardate la mattina evidentemente è ipocrita e pusillanime quanto voi. A proposito, femminismo non è sinonimo di fanatismo e non è neanche sinonimo di odio nei confronti degli uomini ma magari ne parleremo un’altra volta. Buon 25 novembre, buona lavata di coscienza a tutti.

*Presidente del cento Calypso – Biancavilla

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Biancavilla tra coriandoli e ceneri: se il Carnevale fa irruzione nella Quaresima

Il meteo cambia il calendario: sfilata di carri in due tempi, che per definizione dovrebbero restare distinti

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C’è chi inizia la Quaresima con il digiuno e la cenere sulla fronte e, pochi giorni dopo, si ritrova a vedere sfilare i carri del Carnevale. Succede a Biancavilla, dove il maltempo riscrive il calendario e fa incontrare due tempi che, per tradizione, non si sono mai parlati. Da una parte l’avvio del cammino quaresimale, dall’altra la festa, i colori, la musica, i fischietti. In mezzo, una comunità (quantomeno quelle dei fedeli) che si interroga sul senso di questa inedita sovrapposizione. Stridente. Come l’immagine che pubblichiamo qui sopra.

La pioggia impone rinvii e nessuno mette in discussione la necessità di tutelare l’impegno e il lavoro che c’è dietro all’organizzazione del Carnevale. Ma quando la sfilata di carri allegorici piomba dentro la Quaresima (come quest’anno, con la sfilata sabato 21 febbraio), la questione non resta solo organizzativa. Diventa simbolica. Il Carnevale non è una festa qualsiasi: è un tempo delimitato, collocato prima di un altro tempo, diverso per ritmo e significato. Se quella soglia si attenua, la festa rischia di perdere la sua funzione e di trasformarsi in un evento come tanti, spostabile a piacimento, come una sagra o un concerto.

Una stonatura che pesa in modo particolare a Biancavilla. Qui la Quaresima è un percorso che conduce a uno dei momenti identitari più forti della città: il Venerdì Santo. Un appuntamento che non è soltanto una ricorrenza religiosa: è memoria, rito tramandato, partecipazione popolare. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia assistito alla rinascita delle confraternite e all’avvicinamento di molti giovani. L’Addolorata, l’attesa che attraversa la giornata, la sera dei “Misteri”: un tempo che cambia il passo della comunità e ne ridefinisce il volto. Un patrimonio riconosciuto anche per il suo valore storico-culturale, oltre che spirituale.

Su questo sfondo, lo slittamento del Carnevale dentro la Quaresima assume un significato che va oltre il singolo evento. Il rischio è che la festa finisca per non dire più nulla. Se il Carnevale non prepara a niente, se non introduce a un cambio di ritmo, allora diventa semplice intrattenimento, fine a se stesso. E quando tutto può stare ovunque, anche la Quaresima rischia di ridursi a una data sul calendario, senza più un “prima” e un “dopo” riconoscibili.

È vero: situazioni simili si registrano anche in altri centri siciliani, da Sciacca ad Acireale fino a Termini Imerese. In quei contesti, il Carnevale rappresenta uno degli elementi centrali dell’identità cittadina e il suo recupero, anche oltre i tempi tradizionali, viene vissuto come una necessità quasi obbligata. A Biancavilla, però, la prospettiva è diversa. Qui l’identità collettiva non si riconosce nel Carnevale, ma in altri momenti. Nel passato, rinunciare a una sfilata era più facile, oggi prevale la logica “a ogni costo”. Un cambiamento che racconta molto del rapporto attuale fra tradizione e contemporaneità.

La vicenda non vogliamo chiuderla con una polemica e probabilmente non lascerà strascichi immediati. Il Carnevale si svolge, la Quaresima continua. Poniamo però una domanda: se i tempi smettono di essere distinguibili, cosa diventano le feste e quale il loro senso nel calendario? Non è una questione teorica o astratta. È una questione di identità locale: da dove veniamo, cosa siamo, quale direzione abbiamo preso. E meno male che a Biancavilla non si è dato più seguito al “Carnevale più dolce di Sicilia” con tavolate di pasticcini, torte e chiacchiere: fedeli e credenti si sarebbero trovati con la tentazione dell’abbuffata nei giorni del… digiuno. Prendiamola a ridere.

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È il momento (forse) di ripensare alle modalità di governo di Biancavilla

Un elenco di fatti, notizie e criticità che si intensificano: riflessioni e osservazioni a distanza

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Da circa un anno a questa parte mi capita di leggere notizie pubblicate su Biancavilla Oggi relative a fatti e situazioni non certamente nuove ma che percepisco come intensificarsi e, quasi, a frequenza giornaliera. Premetto che non è mia intenzione criticare fine a se stesso o puntare il dito contro alcuno/a. Sono solo una sintesi di ciò che osservo da lontano ma anche quando mi trovo spesso in loco (è il paese che mi ha dato i natali e ritengo di averne il diritto-dovere).

-Rifiuti in libertà in molte zone

-Mancanza di acqua in molti quartieri

-Contrasto incompiuto agli aspetti negativi della movida

-Parcheggi selvaggi e “silenzio” su musica ad “alto volume” da auto

-Risse e episodi violenti

-Teatro della vergogna (“La Fenice”)

-Traffico ineducato e non gestito

-Officine, carrozzerie, negozi alimentari… abusivi (si è mai pensato di proporre loro un aiuto/contributo per invitarli a mettersi in regola? Non li giustifico ma in fondo sono persone che si inventano un lavoro per vivere)

-E la chicca, persistente e forse unica nel suo genere, l’accordo programmatico pre-elettorale delle nomine di Assessori e figure istituzionali che mi appare come uno sponsor allo stipendificio (6 mesi a me, 6 mesi a te, 6 mesi per tutti).

Un cambio di rotta

Forse, e ribadisco forse, è arrivato il momento di ripensare profondamente le modalità di governo del territorio. Non è importante se a proporlo lo faccia la destra, sinistra, centro, sottosopra o diagonale: far rispettare le regole e dare supporto concreto ai cittadini non ha nessun colore ed è un obbligo morale e sociale per chi ricopre il ruolo di amministrare e gestire la cosa pubblica.

Più presenza attiva e frequente nei cantieri, specie quelli pubblici, nelle strade principali e le vie interne, controlli senza preavviso, dialogare con le Persone non con l’obiettivo immediato di punirli; ciò va fatto in tutte le ore senza cercare alibi sulla mancanza di soldi o tempo.

E sarebbe utile, ed è una mia personale opinione, comunicare ai cittadini una sintesi delle varie voci di spesa che compongono i progetti (ad esempio quelle su 1,35 milioni di euro per rifacimento basolato lavico di via Dott. Portale).

Sforzi e volontà non mancano

Qualcuno, forse tanti, risponderebbero che “queste cose succedono dappertutto”; quindi vogliamo confrontarci con i cattivi esempi? Eh no, troppo facile e superflua come scusante per non porsi delle domande; personalmente non mi interessa cosa di pessimo facciano gli altri, mi interessa la realizzazione di cose utili per la collettività del paese; poi se “gli altri” vogliano condividerlo diventeremmo un esempio positivo.

Il Chi, Come e Quando non sarò certo io a indicarlo, non ne avrei le competenze ma credo che sul territorio ce ne siano. Perché è anche vero che le responsabilità passano anche dai cittadini tutti, me per primo. Altresì, ho apprezzato e apprezzo gli sforzi e volontà di questa e precedenti Amministrazioni Comunali di realizzare buone opere e servizi ma ritengo che la percezione comune, a parte le sterili polemiche, sia di orientamento diverso. La percezione, quando predominante, ha una sua forza stravolgente. E sono abbastanza convinto che migliorare la gestione del paese possa dare un certo valore anche ai “Ricchi & Poveri” (questa passatemela come battuta, mica tanto ironica).

GIANFRANCO GALVAGNO

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