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Il coronavirus fa irruzione all’ospedale, appello ai sindaci di Biancavilla e Adrano

Lettera rivolta ad Antonio Bonanno e ad Angelo D’Agate: «Agite affinché il nostro territorio non diventi un focolaio»

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di ANDREA INGIULLA

Ill.mi Sigg. Sindaci, vi scrivo nella qualità di cittadino di questo territorio, fortemente preoccupato dai recenti contagi scoperti tra il personale infermieristico operante all’interno dell’ospedale di Biancavilla.

Premetto che esprimo la mia personale solidarietà nei confronti degli infermieri, la cui unica colpa è quella di avere contratto la malattia mentre espletavano il proprio lavoro, ma non si può negare il fatto che il contagio registrato all’interno della struttura ospedaliera costituisca un fatto grave, che suscita allarme e forte preoccupazione per l’intera comunità biancavillese ed adranita. Non oso pensare a quante persone possano essere entrate in contatto con gli ignari infermieri, i quali, a quanto risulta dagli organi di stampa, prestavano servizio presso il servizio di pronto soccorso e quindi a potenziale contatto con una platea enorme di utenti.

Ciò premesso, non possiamo in alcun modo correre il rischio che il nostro territorio diventi un focolaio di contagio, con le inevitabili gravissime ripercussioni che ne deriverebbero, per cui vi chiedo di fare tutto quanto in vostro potere per evitare tale nefasta evenienza.

Vi chiedo, innanzitutto, di pretendere chiarimenti da parte dell’Asp di Catania sulle misure di prevenzione e sui protocolli di sicurezza adottati all’interno della struttura ospedaliera di Biancavilla, la quale peraltro è stata individuata come Centro Covid e quindi, si presume, soggetta a rigorosi protocolli di prevenzione. In particolare, i responsabili dell’azienda devono chiarire come tali misure siano state in concreto applicate, non essendo sufficiente l’esistenza di regole se poi queste, per eventuale superficialità o lassismo, non vengono rispettate.

Vi chiedo, inoltre, di pretendere documentati chiarimenti sulle ragioni per cui si devono attendere oltre sette giorni, per avere i risultati dei tamponi effettuati sul personale sanitario operativo in servizio, quando in altre parti d’Italia (esempio Padova) si riescono a processare circa 10.000 tamponi al giorno, con risultati pressoché immediati.

Vi chiedo, infine, di pretendere che le autorità sanitarie eseguano immediatamente tamponi su larga scala, oltre che ovviamente su tutto il personale operante all’interno dell’ospedale, anche su tutte le persone che nelle ultime settimane siano entrate in contatto con il pronto soccorso dell’ospedale di Biancavilla e con gli infermieri risultati positivi al coronavirus.

Mi permetto di ricordarvi che le SS.LL. sono le massime autorità sanitarie locali per questo territorio e quindi vi invito ad esercitare pienamente i vostri poteri, a tutela della salute delle persone che vi abitano.

Certo di un vostro immediato e positivo riscontro, colgo l’occasione per porgervi cordiali saluti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Beppe

    23 Aprile 2020 at 20:05

    I responsabili del pronto soccorso di Biancavilla sono tenuti a segnalare tutti coloro che nelle ultime tre settimane sono stati registrati al triage e/o sono stati visitati e/o siano stati soccorsi con le ambulanze del 118 al fine di essere sottoposti ai tamponi e, se il caso, isolati e curati per evitare la diffusikne del virus.
    Da ignorante chiedo, se qualcuno risponde ringrazio: la magistratura può monitorare la situazione?
    Anche per essere certi che tutte le procedure di tracciamento e i relativi tamponi siano svolti in modo corretto senza tralasciare nulla.
    Un augurio di pronta guarigione a coloro che sono risultati positivi.
    Grazie per lo spazio

    • Antonio

      23 Aprile 2020 at 21:15

      Se uno è ignorante, dovrebbe stare zitto ed evitare di fare domande che fanno solo confusione e qui pubblicate generano false informazioni per chi legge.
      Non c’è bisogno di uno che si definisce da sé ignorante per sapere cosa devono fare i responsabili del pronto soccorso.

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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