Cronaca
Aggredito da un cane randagio, dipendente comunale riporta ferite
Aggredito da un cane randagio mentre era all’interno del cimitero di Biancavilla. Ne è stato vittima il custode della struttura comunale, che ha dovuto ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell’ospedale “Matia Santissima Addolorata”. Il dipendente comunale ha riportato ferita in entrambe le gambe, dove si notano i segni lasciati dai morsi del cane. Ferite, comunque, lievi. L’uomo, nel momento in cui è stato aggredito, è stato aiutato da un’altra persona, che ha fatto fuggire l’animale per poi prestare soccorso.
Un episodio che ripropone la questione del randagismo inadeguatamente gestito dall’amministrazione comunale. La Lav, senza mezzi termini, ha svariate volte accusato l’amministrazione Glorioso di disinteressarsi della questione e di non attuare quanto stabilisce la normativa.
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Biancavilla Oggi aveva documentato qualche mese fa un feroce attacco del branco nei confronti di un altro cane, in via della Montagna.
Immagini forti che mostrano le dinamiche del branco. Scene che valgono più di ogni altra parola per certificare che il randagismo non rientra tra le questioni affrontate dall’amministrazione comunale.
Scene di quel tipo non si verificano nelle città in cui avviene la gestione delle microchippature, della sterilizzazione, della selezione degli esemplari violenti e morsicatori, l’immissione degli animali non violenti.
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Cronaca
Blitz antimafia “Ultimo atto”, Mancari e altri 10 imputati condannati in Appello
La mafia di Biancavilla con i suoi affari illeciti: l’imposizione del pizzo, lo spaccio di droga, il trasporto merci
Mafia, droga, estorsioni e affari illeciti sul trasporto merci. Arriva la sentenza di secondo grado, per il procedimento stralcio con rito abbreviato, per 11 degli imputati coinvolti nell’operazione “Ultimo atto”, che aveva svelato la riorganizzazione e gli affari del clan di Biancavilla con al vertice Pippo Mancari U pipi.
La terza sezione penale della Corte d’appello di Catania (presieduta da Tiziana Carrubba) ha inflitto 11 condanne, di cui 10 con il cosiddetto “concordato”, che ha riformato quelle di primo grado del luglio 2025.
Pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione per il boss Mancari. Gli altri condannati sono Salvatore Manuel Amato (9 anni di carcere e 600 euro di multa), Fabrizio Distefano (8 anni e 4 mesi), Placido Galvagno (16 anni), Piero Licciardello (10 anni e 8 mesi), Cristian Lo Cicero (16 anni e 7 mesi in continuazione con altre pene), Alfio Muscia (20 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione e 5mila euro di multa in continuazione con altre pene), Vincenzo Pellegriti (4 anni, 6 mesi e 20 giorni), Mario Venia (20 anni), Carmelo Vercoco (16 anni di reclusione e 2000 euro di multa in continuazione con altre pene). Confermata poi la condanna di primo grado a Marco Toscano. Riconosciuta la refusione delle spese, a carico degli imputati, nei confronti delle due parti civili costituite: il Comune di Biancavilla (assistito dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano) e l’associazione antiracket e antiusura Libera Impresa (assistita dall’avv. Elvira Rizzo).
In primo grado erano stati condannati già Giovanni Gioco e Nunzio Margaglio. Dell’inchiesta “Ultimo atto”, c’è ancora un altro troncone del procedimento con rito ordinario. Sei sul banco degli imputati: Carmelo Militello, Nicola Minissale, Ferdinando Palermo, Alfredo Cavallaro, Maurizio Mancari e Francesco Restivo.
Il ruolo di Pellegriti
Tra i condannati, Vincenzo Pellegriti, organizzatore e gestore dello spaccio, ha dato un forte contributo agli inquirenti formalizzando la sua collaborazione con la giustizia («Collaboro con la giustizia per dare un futuro ai miei figli…», aveva detto). Il suo contributo agli inquirenti è stato definito «rilevante e completo con dichiarazioni, attendibili e riscontrate». A quelle di Pellegriti, nell’inchiesta si sono affiancate anche le dichiarazioni di Giovanni La Rosa, Graziano Pellegriti e Salvatore Giarrizzo.
Tutti gli affari del clan
L’inchiesta “Ultimo atto” ha consentito di scoperchiare l’organizzazione mafiosa di Biancavilla e le relative attività illecite. Attività diversificate e articolate, sempre redditizie. Tra queste, la gestione di una “agenzia” per il trasporto merci su camion e l’imposizione alle imprese, soprattutto del settore agrumicolo, all’utilizzo monopolistico dei servizi gestiti dall’organizzazione.
La gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti, poi, avveniva in maniera capillarre. Collegamenti sono stati accertati con gruppi di Adrano (coinvolti i “caminanti”) e di Catania (clan Laudani e clan Cappello).
La richiesta di pizzo era un’attività tradizionale e collaudata. Sei gli episodi estorsivi documentati a danno di attività commerciali ed imprenditoriali, costretti a pagare mazzette periodiche per Pasqua, San Placido e Natale. Le imposizioni avvenivano, in occasione delle festività patronali di ottobre, anche a carico dei venditori con bancarella e dei gestori delle giostre. Questi ultimi costretti a cedere centinaia di biglietti omaggio per un giro al luna park.
Da via Dell’Uva lo spunto all’inchiesta
Lo spunto alle indagini che hanno portato all’operazione “Ultimo atto”, condotte dai carabinieri della Compagnia di Paternò, era stato il tentato omicidio di Davide Galati Massaro, nel 2018 in via Dell’Uva, per mano di Riccardo Pelleriti. Quest’ultimo aveva fatto ricorso ad un kalashnikov, dopo un diverbio sfociato in una mega rissa a causa di un incidente stradale avvenuto ad Adrano.
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Cronaca
Il fiuto del cane scova una pistola modificata: arrestato un 42enne
Attività investigativa dei carabinieri di Biancavilla con il supporto del Nucleo Cinofili di Nicolosi
Un’arma clandestina potenzialmente letale è stata sequestrata dai carabinieri della stazione di Biancavilla, che hanno arrestato un 42enne. All’attività investigativa ha collaborato il Nucleo Cinofili di Nicolosi.
I militari hanno notato strani movimenti presso l’abitazione dell’uomo, in pieno centro storico, e per questo hanno deciso di tenerlo d’occhio. Dopo alcuni servizi di osservazione discreta, si è passati alla perquisizione, con l’aiuto anche dell’infallibile fiuto del cane addestrato alla ricerca di armi e munizioni.
Il pastore tedesco dell’Arma ha aiutato i carabinieri a trovare una pistola a salve calibro 9 PAK, risultata alterata mediante modifiche idonee ad aumentarne la capacità offensiva e renderla, perciò, potenzialmente letale. Sequestrati l’arma e il caricatore (contenente 4 cartucce calibro 7.65) ed altre 11 munizioni dello stesso calibro. L’uomo è stato arrestato e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sottoposto all’obbligo di dimora, con permanenza domiciliare dalle 20:00 fino alle 06:00 del mattino.
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Alba
21 Aprile 2017 at 19:11
Spero che questi cani randagi aggrediscono il sindaco glorioso…così capirà il problema che persiste a Biancavilla da lui ignorato….Caro sindaco si faccia una passeggiata alle 5 del mattino così capirà…..la gente è costretta a portarsi un bastone per l’eventuale…
Franco
21 Aprile 2017 at 12:41
Il randagismo raggiungerà livelli pari a quelli della Palermo dei film di Ciprì e Maresco…