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Editoriali

Disinteresse, apatia e sconforto ma noi non ci giriamo dall’altro lato

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Nell’arco di una settimana dall’annuncio dell’avvio di Biancavilla Oggi, tanti sono stati i messaggi ricevuti: auguri, incitamenti, congratulazioni… Ma non sono mancati messaggi che, pur auspicando ogni bene a questo nuovo giornale e alla nostra iniziativa editoriale, fanno trasparire apatia, scoraggiamento, disinteresse, rassegnazione, illusioni infrante. Ve ne trascriviamo alcuni stralci. Quanto basta per potere riflettere anni e farci convegni a vita.

Un’informazione libera a Biancavilla? A che serve se ogni cittadino si può comprare con un tozzo di pane?

Raccontare ai biancavillesi ciò che succede nel palazzo comunale: questo è necessario. Però dubito che questo possa cambiare le cose e servire efficacemente a fare prendere coscienza della mediocrità imperante.

Mi raccomando: facci vedere cosa combinano in quelle commissioni consiliari. Bleeeee

Io a Biancavilla ci dormo e basta. Non me ne frega niente, può essere rasa al suolo. Anzi, deve essere rasa al suolo. Solo con una soluzione radicale, per esempio una bomba atomica (che ne pensi?), si può purificare da tutti i mali.

Per favore, non parlate di politica perché allora è meglio youporn o una birra con rutto libero.

Siete degli eroi, se io avessi più coraggio, me ne scapperei da qui e non mi girerei indietro.

Certo, rispetto al totale, quelli con questo tono rappresentano messaggi minoritari. Ma abbiamo voluto pubblicarli lo stesso. Sono sentimenti esistenti e diffusi. Biancavilla Oggi ha un altro modo di vedere le cose: il racconto del degrado e la denuncia delle inefficienze e delle incapacità, spesso sconfortano e lasciano senza fiato. Ma non si può né fuggire né restare impassibili. Biancavilla Oggi nasce anche per evitare di doverci girarci, colpevolmente, dall’altro lato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Editoriali

Di nuovo Pasqua: “a Paci” di Biancavilla tra cicatrici sociali e drammi globali

Dopo due anni tornano riti e processioni antiche: l’evento ci educhi al senso del collettivo e della legalità

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© Foto Biancavilla Oggi

EDITORIALE

Non abbiamo fatto in tempo ad uscire dallo stato d’emergenza sanitaria che un nuovo evento, d’incidenza planetaria, irrompe nelle paure individuali e nella psicosi collettiva. Il conflitto russo – ucraino non ci riporta soltanto dentro le pagine di una storia che pensavamo definitivamente chiusa nei manuali. Ci rimette di fronte all’incertezza dell’avvenire, alla debolezza degli organismi internazionali. E mentre le retoriche di parte tirano a disorientarci, restano le vittime silenziose. I congiunti di chi ha perso la vita o combatte in prima linea, chi ha già perso tutto ed è profugo. Loro insegnano che non c’è mai guerra che si vince.

Eppure, la Pasqua viene per il mondo. Ci riporta alle due condizioni dell’esistere: alla prova e alla gioia. Si ritorna visibili per le strade a parteciparci l’umanità.

E in questo lembo di mondo che si chiama Biancavilla tornano le processioni, si ritorna a sperare. Siamo stati un’Addolorata o un Mistero, ma ci ha abitati una promessa: quella Paci che è esplosione. Vita che ci sorprende dentro la vita.

E mentre vogliamo riappropriarci, seppur con cicatrici individuali e sociali, di quella normalità che ci manca da oltre due anni, ci sentiamo uniti nella drammaticità degli eventi globali. E nella tragedia ci scopriamo vivi, tra il Getsemani e l’alba del terzo giorno.

Ma il biancavillese si rappresenta come un deluso. Estraneo a un sistema che nei fatti si accetta con compiacenza. E che venga Pasqua per educarci al senso del collettivo, a una legalità non di facciata, a prendere posizione contro il malcostume, che ci insegni a esigere dalle istituzioni, che non ci faccia mendicare diritti come favori.

Solo così avremo il coraggio di dire che amiamo questa terra e a Paci l’avremo noi fatta col mondo. Ci faremo l’abito nuovo da esibire nella piazza Roma della conquista sociale. Sapremo restare. È utopia attendere la Pasqua a Biancavilla?

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