Chiesa
Al Santissimo Salvatore le “girandole solidali” contro la tratta di esseri umani
La parrocchia di Biancavilla celebra Santa Giuseppina Bakhita, venduta come schiava e vittima di torture
A prima vista potrebbe sembrare una festa come tante. In vendita, nella parrocchia Santisismo Salvatore di Biancavilla, delle girandole colorate: oggetti leggeri, quasi infantili. Eppure, dietro quel movimento circolare e apparentemente spensierato, si nasconde una domanda che riguarda tutti: quanto siamo davvero liberi?
L’iniziativa è legata alla “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone” e alla festa di Santa Giuseppina Bakhita, figura simbolo di una delle contraddizioni più profonde del nostro tempo: viviamo in società che si proclamano libere, ma continuano a produrre nuove forme di schiavitù.
Il ricavato delle “girandole solidali”, grazie alla collaborazione con le suore canossiane, sarà devoluto interamente in beneficenza. Ma il valore dell’iniziativa non sta solo nella raccolta fondi. Sta soprattutto nel tentativo di rompere l’indifferenza.
«La manifestazione di oggi vuole essere un modo per ricordare la figura di Santa Giuseppina Bakhita e riflettere sul significato della libertà e sulle moderne schiavitù che ancora attanagliano gli esseri umani», spiega il parroco, don Salvatore Verzì. «La girandola che verrà data al termine della messa rappresenta proprio questa libertà».
Ed è qui che il gesto diventa interessante anche dal punto di vista psicologico. La girandola gira solo se c’è vento. Da sola, resta ferma. Un po’ come la coscienza collettiva: finché non viene smossa, non produce movimento.
La tratta delle persone non è un fenomeno lontano né astratto. È un crimine globale che riguarda lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, l’accattonaggio, perfino il traffico di organi. Secondo gli studiosi di scienze sociali, una delle sue forze principali è proprio l’invisibilità: ciò che non vediamo – o fingiamo di non vedere – smette di interrogarci.
Santa Giuseppina Bakhita
Santa Giuseppina Bakhita questa invisibilità l’ha vissuta sulla propria pelle. Nata in Sudan nel 1869, fu rapita da bambina e venduta più volte come schiava. Subì torture brutali, tra cui il tatuaggio forzato tramite incisioni profonde riempite di sale. Il nome “Bakhita”, che significa “fortunata”, le fu imposto con crudele ironia dai suoi rapitori.
Portata in Italia, ottenne la libertà grazie a una sentenza che non riconosceva la validità della schiavitù. Divenne poi suora canossiana. La sua storia è un passaggio netto dal dominio alla dignità, dalla violenza alla scelta. Non a caso papa Francesco ha scelto l’8 febbraio, giorno della sua morte, come data simbolica per la Giornata mondiale contro la tratta.
Dal punto di vista sociologico, Bakhita rappresenta una verità scomoda: la libertà non è solo una condizione giuridica, ma un processo interiore e collettivo. Le catene, non sempre visibili, volte sono fatte di paura, dipendenza, povertà, isolamento. E spesso prosperano nel silenzio delle comunità.
Ecco perché una parrocchia di quartiere sceglie di parlare di schiavitù con una girandola in mano. Non per semplificare il problema, ma per renderlo avvicinabile. Perché le grandi ingiustizie, se restano lontane, smettono di farci reagire.
Forse è proprio questo il messaggio più provocatorio dell’iniziativa: la libertà è qualcosa che va messa in movimento, ogni giorno. Alla fine della messa, qualcuno tornerà a casa con una girandola tra le mani. La vera domanda, però, è un’altra: quando il vento smetterà di soffiare, chi si assumerà la responsabilità di non farla fermare?
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Chiesa
La Madonna Addolorata in processione con l’invocazione dei fedeli: «Pace!»
Biancavilla e l’esortazione alla fine delle guerre, padre Salvatore Verzì: «Uomo, dove sei?»
A Biancavilla entrano nel vivo i riti pasquali, e con essi uno dei momenti più sentiti dalla comunità: la processione dell’Addolorata. Alle prime luci dell’alba, un cielo incerto – quasi sospeso tra pioggia e silenzio – ha accompagnato l’uscita della statua. Qualche goccia è caduta timidamente, confondendosi con le lacrime dei devoti, in un’atmosfera densa di raccoglimento e partecipazione.
Le note della banda cittadina hanno scandito il passo lento e solenne del corteo, intonando quelle marce che da sempre fanno da colonna sonora a questo lungo cammino. Un percorso che attraversa l’intera città, senza distinzione: le chiese, l’ospedale, il Cenacolo – dove vivono persone segnate da fragilità psico-sociali – i monasteri, ma anche i quartieri più lontani, le vie meno battute. È lì, spesso, che il passaggio dell’Addolorata assume un significato ancora più profondo. Ma quest’anno, più di ogni altro elemento, è stata una parola a emergere con forza, ripetuta, invocata, quasi gridata: pace.
«Uomo, dove sei?»
Una parola semplice, eppure oggi così urgente. Una parola che si è fatta preghiera corale lungo tutto il percorso. “Pace” è risuonata nella voce flebile ma intensa delle suore salesiane e delle ex allieve, raccolte in preghiera per le famiglie colpite dalla guerra, per i figli perduti o partiti verso un futuro incerto. “Pace” è stata invocata dagli ospiti del Cenacolo, attraverso le parole del prevosto, chiedendo un mondo più giusto, più umano, più solidale. “Pace” ha trovato eco potente nella chiesa, quando don Salvatore Verzi ha lanciato il suo interrogativo, forte e disarmante: «Uomo, dove sei?».
Un grido che non resta confinato tra le mura di un luogo sacro, ma che sembra attraversare i confini della nostra piccola comunità per raggiungere un mondo ferito da conflitti, divisioni, egoismi.
In un tempo in cui le notizie ci parlano quotidianamente di guerre e violenze, ciò che si è vissuto oggi a Biancavilla assume un valore che va oltre la tradizione. La processione dell’Addolorata diventa così non solo memoria del dolore, ma anche specchio del presente e invocazione collettiva. Da ogni angolo della città, nel silenzio dei passi e nel suono delle marce, si è levato un unico, grande appello: basta guerre, basta divisioni. Nel piccolo della nostra comunità, si è alzato un grido che è anche speranza. Un grido fragile, forse, ma ostinato che chiede, semplicemente, pace.
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Chiesa
Svolta storica per la confraternita dell’Annunziata: ammesse cinque donne
Rito della vestizione e ingresso dei novizi anche per le congregazioni della Mercede e di San Giuseppe
Fuori da ogni retorica, è certamente una svolta storica per la confraternita dell’Annunziata di Biancavilla, che quest’anno, per la prima volta, apre le proprie porte anche alle donne. Sono cinque, ufficialmente accolte per il cammino del noviziato: Anna Di Grigoli, Aurora Castiglione, Fina Petralia, Agata Sergi e Melita Salamone. Sono loro ad inaugurare una pagina nuova nella storia plurisecolare del sodalizio.
Quella dell’Annunziata, in ordine di tempo, è l’ultima delle confraternite cittadine a consentire la presenza femminile, sull’esempio delle altre che prevedono già da anni la presenza di consorelle effettive o partecipanti alle processioni. Per la cronaca, la prima congregazione locale ad attribuire nel proprio statuto pari ruolo e dignità alle donne è stata, nel 2010, quella dell’Idria.
«Entrare in confraternita – spiega Di Grigoli – è per me motivo di grande emozione e anche di profonda gratitudine. È un passo importante perché ritengo che la realtà confraternale rappresenti un luogo di crescita, di condivisione e di servizio nei confronti della comunità parrocchiale. Ciò che rende questo cammino ancora più intenso è la prospettiva di vivere la Settimana Santa da consorella: un’esperienza capace di coinvolgermi spiritualmente in modo nuovo e ancora più significativo».
Un momento importante nella storia plurisecolare, come sottolinea il governatore Alfredo Laudani, in carica dal settembre 2024: «L’ingresso delle donne rappresenta un evidente segnale di cambiamento rispetto a una tradizione che, per anni, ha visto la confraternita come realtà esclusivamente maschile. Questa spinta all’inclusione rappresenta uno dei punti fondamentali del programma presentato dal nuovo direttivo e rafforza l’idea di una confraternita sempre più orientata a consolidare un legame di famiglia e corresponsabilità».
Insieme le tre confraternite parrocchiali
L’ingresso delle nuove consorelle è stata ufficializzata in questa Domenica delle Palme. La messa, presieduta da padre Giosuè Messina, ha richiamato le confraternite parrocchiali, quella dell’Annunziata, della Mercede e di San Giuseppe. Tutte e tre riunite per il rinnovo degli impegni sociali, la vestizione dei nuovi confrati e la lettura dei nomi degli ammessi al noviziato.
Oltre alle cinque donne già citate, la confraternita accoglie come confratelli effettivi Antonio Armenia, Placido Franco, Vincenzo Petralia e, tra i novizi, Antonio Bonanno, Marco Di Dio e Alfio Mursia. Nella confraternita della Mercede fanno il loro ingresso Fabio Diolosà, Antonio Fiorello, Gioele Milazzo, Carmela Navarria, Giulia Navarria, Giusi Nicosia, Rosita Nicosia, Elia Salomone e Luigi Tirenni. Infine, nella confraternita di San Giuseppe, accolti Carmelo Giuffrida, Dario Lombardo, Giuseppe Ventura e il piccolo Mirco Rizzo.

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