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Rubano un cancello e lo scaraventano ai carabinieri che li inseguivano

Intervento dei militari in contrada “Paratore”: arrestati due adraniti e posti ai “domiciliari”

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Rino Furnò e Domenico La Villa

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Paternò hanno arrestato gli adraniti Rino Furnò di 41 anni e Domenico La Villa di 53 anni. Sono ritenuti responsabili di furto aggravato in concorso.

I due, a bordo di un furgone Iveco Daily ed attrezzati con flex, martello e giravite, ssi sono recati in contrada “Paratore” di Biancavilla. L’intento era rubare un cancello in ferro battuto posto a protezione di un fondo agricolo.

A scombinare i piani dei malviventi una pattuglia del radiomobile. Sono stati così intercettati sulla Strada Provinciale 122 con il cancello caricato sul mezzo che gli stessi, vedendosi inseguiti, hanno fatto cadere sull’asfalto. Con il rischio di colpire la gazzella.

Grazie alla prontezza di riflessi del conducente dell’auto di servizio, che ha evitato l’impatto, i carabinieri sono quindi riusciti a raggiungere, bloccare ed ammanettare i fuggitivi. Recuperata, poi, anche la refurtiva che è stata restituita al legittimo proprietario.

Gli attrezzi utilizzati alla commissione del furto sono stati sequestrati, mentre gli arrestati attenderanno la direttissima agli arresti domiciliari.  

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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