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Cronaca

In strada marocchino sanguinante, incidente domestico o una lite?

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di Vittorio Fiorenza

Un uomo sanguinante è stato soccorso in via Vittorio Emanuele, a Biancavilla, da personale del 118 e poi trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”.

L’uomo, un marocchino di 40 anni, percorrendo la via principale ha lasciato tracce di sangue sulle auto parcheggiate per appoggiarsi e chiazze a terra, fino ad accasciarsi a pochi passi da piazza Cavour.

In un primo momento, si è temuto un accoltellamento, al punto che i militari hanno cercato lungo il tragitto un’eventuale arma da taglio.

Secondo quanto apprende Biancavilla Oggi, l’ipotesi più accreditata, al momento, sembra essere quella di un incidente domestico (la ferita è ad una mano) nella propria abitazione di via dei Mandorli, avvalorata dal dettaglio che l’uomo è in forte stato di ebbrezza: non è stato possibile, infatti, avere da lui chiarimenti e informazioni più precise.

I carabinieri stanno, comunque, continuando le indagini per potere escludere del tutto l’ipotesi della lite finita nel sangue.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Pomeriggio di fuoco per due incendi a Biancavilla: panico tra gli abitanti

Roghi a sud di via Pistoia (a ridosso delle villette) e in via della Montagna (vicino al cimitero nuovo)

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© Foto Biancavilla Oggi

L’arrivo del primo forte caldo ha provocato incendi in due distinte zone di Biancavilla, che ha tenuto impegnate per ore squadre dei vigili del fuoco dei distaccamenti di Adrano e di Paternò, con l’aiuto dei volontari di protezione civile.

Fuoco nella parte sud di via Pistoia, a poca distanza dalle villette a schiera, che sono state invase dal fumo: stessa area in cui anche in anni precedenti si sono verificati altri roghi. Fuoco nella zona di via della Montagna, vicino il nuovo cimitero, dove i pompieri hanno operato per domare il rogo in un deposito di imballaggi.

Ci sono stati momenti di panico tra gli abitanti, soprattutto a sud di via Pistoia.

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Cronaca

“Città blindata”, 190 anni di carcere: pena più alta per Pippo “l’avvucatu”

Tra i 18 condannati l’ex sindaco Marcello Merlo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa

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di Vittorio Fiorenza

Quasi 190 anni di carcere, complessivamente, inflitti per condannare gli imputati dell’operazione “Città blindata”, coordinata dal pm Andrea Bonomo, magistrato che ben conosce le dinamiche della mafia biancavillese, avendo seguito pure le inchieste su “Onda d’urto”, “Reset” e “Ambulanza della morte”.

Sono pene severe (nonostante lo sconto di un terzo dovuto al rito abbreviato), quelle riportate nella sentenza di primo grado (letta da Biancavilla Oggi) emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, Simona Ragazzi, per il blitz condotto da carabinieri e polizia, arricchito dal contributo dato dal collaboratore di giustizia Vincenzo Pellegriti, condannato comunque a 3 anni e 4 mesi di reclusione.

Un’operazione che ha fatto emergere i passaggi, le incomprensioni, le tensioni interne all’organizzazione tra i fratelli Pippo e Vito Amoroso e Alfio Ambrogio Monforte, oltre al ruolo di Massimo Merlo ed al coinvolgimento del fratello, l’ex sindaco Marcello Merlo, per il quale è stato riqualificato il reato in concorso esterno in associazione mafiosa, riconoscendogli così le circostanze attenuanti generiche.

La pena più alta, a vent’anni di galera, riguarda l’elemento di vertice, Pippo Amoroso detto “l’avvucatu”, sfuggito ad un agguato, nel gennaio 2016, rimanendo ferito ad un fianco e ad un braccio, e che a sua salvaguardia decise l’acquisto di un’auto blindata: da qui il nome dato all’operazione.  

Per Vito Amoroso, Alfio Ambrogio Monforte e Gregorio Gangi, 14 anni di carcere ciascuno. Ai cognati Carmelo Vercoco ed Alfio Muscia 14 anni e 10 mesi ciascuno. Inflitti 12 anni ad Alberto Gravagna. Condannato a 10 anni e 10 mesi Riccardo Pelleriti. Per Vincenzo Salvatore Panebianco 10 anni e 8 mesi, mentre Roberto Licari a 10 anni. Pena ad 8 anni di galera per Tino Caruso, Angelo Girasole e Vincenzo Monforte. Poi Mario Venia a 7 anni e 6 mesi, Marcello Merlo a 7 anni, Andrea Monforte (anche per lui reato riqualificato in concorso esterno) a 6 anni e 4 mesi, Antonio Santo Grillo a 4 anni e 18mila euro di multa, il pentito Vincenzo Pellegriti a 3 anni e 4 mesi (riconosciuta per lui l’attenuante della collaborazione).

Assoluzione per Antonino Aricò e, per altro capo di imputazione, Angelo Girasole. Altri imputati seguono il rito ordinario. Entro 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza, l’ennesima che mostra la forte presenza dello Stato su un territorio, quello biancavillese, a forte e radicata presenza mafiosa.

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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